GRECIA. SFIGATI UGUALI, MA ORA ANCHE COMUNISTI.

Al di là dei pomposi proclami, il buon Tsipras si conferma un signor conservatore

L’Unione Europea ha fatto sogni tranquilli ieri notte. Alexis Tsipras ha trionfato in Grecia e una folla di cittadini festanti ha riempito le piazze di Atene intonando Bella ciao: il cambiamento tanto agognato è sembrato finalmente a portata di mano, così come l’illusione di poter spezzare le catene europee che da anni opprimono questo popolo. La vittoria, si sa, ha molti figli e le sinistre di tutto il continente non hanno tardato a salutare in Syriza il modello politico con cui portare a compimento la grande rivoluzione contro l’austerity. Curioso notare come l’austerity stessa, fino a pochi mesi fa dogma intoccabile e indiscutibile – pena l’iscrizione all’albo nero dei populismi – sia diventato lo spauracchio che personaggi come D’Alema, tra i primi artefici italiani della costruzione dell’attuale modello europeo, agitano per segnalare che la sinistra esiste ancora.

Una lunga storia d’amore quella fra le oligarchie finanziarie e la sinistra europea, in cui il successo di Tsipras occupa solo l’ultimo di una lunga serie di capitoli. Nonostante i grandi proclami e le bandiere rosse, appare infatti evidente come la vittoria di Syriza non cambierà nulla, se non nello spirito di quei greci che l’hanno votata, scambiandola per il movimento che avrebbe potuto convogliare la voglia di riscatto covata durante lunghi anni di degrado sociale. Syriza infatti non ha mai avuto nessuna intenzione di mettere radicalmente in discussione la struttura del sistema UE, né di preparare la nazione ad una eventuale uscita dall’Euro, l’unico efficace mezzo di ricatto per sedersi ad un tavolo con Bruxelles. La strada di Syriza è quindi pienamente in linea con la corrente riformista che trova in Renzi la sponda più naturale. Non a caso Tsipras annovera il nostro premier fra i suoi esempi di riferimento, con buona pace delle vane speranze di Vendola e compagni – comprensibilmente frustrati da anni di vuoto cosmico a livello di contenuti e risultati e da un affettuoso corteggiamento portato avanti durante le scorse elezioni europee.

Da mesi, ambasciate di Syriza fanno visita all’establishment europeo, assicurando che in Grecia non stia avvenendo niente di preoccupante, di certo nulla che possa impensierire la Troika. Si, ci sarà qualche sparata per far contento l’elettorato, nella migliore delle ipotesi si modificherà qualche dettaglio, ma al prezzo di lasciare intaccato il telaio. Mentre il paese reale va allo sfascio e un terzo delle famiglie greche scivola sotto la soglia di povertà, Syriza si rivela l’ennesimo partito utile a raccogliere e neutralizzare ampie fasce della popolazione esasperata, ricalcando il percorso che in Italia è stato intrapreso dal movimento cinque stelle. È facilmente prevedibile cosa farà Tsipras per salvare la faccia di fronte ai manifestanti con le bandiere rosse: si concentrerà sul fronte interno. Ha già previsto di regolamentare la cittadinanza di oltre un milione di immigrati (un decimo del totale dell’attuale popolazione Greca), aprirà un corridoio via terra con la Turchia, farà di tutto per annientare Alba D’oro, confermatasi a queste elezioni come terzo partito di Grecia nonostante la ben poco democratica repressione legale e mediatica a cui è stata sottoposta.

In questo modo, Tsipras manterrà intatta la maschera di uomo forte della cosiddetta sinistra radicale, acquietando al tempo stesso le preoccupazioni di Bruxelles per l’unica vera alternativa presente in Grecia. Emblematiche in questo senso le recenti dichiarazioni di Jean-Claude Juncker, numero uno della Commissione Europea, che dopo aver invitato i greci a “non votare nel modo sbagliato”, ha voluto specificare “quando ho detto che ero preoccupato per una vittoria degli estremisti non mi riferivo a Syriza ma ad Alba Dorata, che detesto.”. Purtroppo per Juncker e Bruxelles, Syriza fallirà, come in Francia ha fallito Hollande, così come presto o tardi fallirà tutta la linea riformista, e l’Europa dovrà allora fare i conti con se stessa. Dovrà cioè scegliere in cosa credere, se nel recupero delle sue radici e della sua identità profonda, o invece alle scuse e alle non soluzioni di un sistema che perde sempre più di credibilità agli occhi dei popoli che ne fanno parte.

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2 Commenti su GRECIA. SFIGATI UGUALI, MA ORA ANCHE COMUNISTI.

  1. Tsipras vuole risolvere i problemi del suo paese senza affrontarne le vere cause. Senza sovranità monetaria non si va da nessuna parte e Tsipras non intende affatto uscire dall’Euro. Per questo temo anch’io che fallirà come ha fallito Hollande. Inoltre, il fatto che lui stesso si sia paragonato a Renzi mi sembra indicativo. Spero tanto di ricredermi ma le premesse non sono incoraggianti.

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  2. bipolare30551 // 30 gennaio 2015 alle 17:55 // Rispondi

    anche io sono perplessa su Tsipras , ma leggendo il “corriere della collera” sembra proprio stia dando forma a ciò che ha detto, o almeno… sembra ci stia provando….Per quanto riguarda il titolo dell’articolo… qual’è il senso? “ora anche comunisti” trovo più che giusto che i greci stiano adottando la tattica del “il fine giustifica i mezzi” Almeno io, pur di togliere l’italia da questa cacca, sarei disponibile a vendere l’anima al diavolo, orribile? Forse, ma almeno avrei fatto qualcosa…

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