LE DUE FACCE DEI MOVIMENTI GAY FRIENDLY

Quando il progressismo di chi predica le libertà individuali si confonde con il totalitarismo chi chi vorrebbe vedere negate tutte le opinioni non affini alla propria

Parlare di famiglia fa paura e crea problematiche inaspettate, lo abbiamo appurato in questi giorni, quando il mondo occidentale, commosso per l’attentato a Parigi, dichiarava la libertà di espressione. Ma l’ipocrisia dell’Occidente è oramai manifesta a tal punto che, chi fino all’altroieri sfilava con una matita in mano in favore della libertà di stampa, sabato era in piazza a urlare contro chi – a pieno diritto – ha organizzato un incontro pubblico in difesa della famiglia e della comunità.

Ma perché la famiglia fa paura?

Il nucleo familiare è composto da un uomo e una donna che liberamente scelgono di unirsi e di costituire una famiglia attraverso la procreazione. Questo specifico concetto, semplice, logico e normalissimo nega i presupposti della cultura progressista per cui la società è in continuo evolversi, in quanto stabilisce un ordine naturale inattaccabile. La logica progressista, nella sostanza, vuole negare naturali principi su cui si basano società, comunità, identità e senso di appartenenza. Infatti uomo e donna costituendo il proprio nucleo familiare creano una “comunità” solidale tra loro che, con la procreazione, stabilisce un rapporto di discendenza non solo di tipo sanguigno, ma anche di usi, costumi e tradizioni (quindi quell’identità che caratterizza un popolo). La famiglia è la prima “cellula” della società e della comunità di appartenenza, come spesso si dimenticano i nostri costituzionalisti da la più bella del mondo. Negando la famiglia, quindi, si può creare la società tanto amata dal pensiero illuminista e liberista, in cui gli uomini sono soggetti individuali, tenuti a soddisfare la propria libertà e – nel pieno diritto – a soddisfare qualsiasi desiderio possibile. Tanto la visione liberista quanto quella progressista hanno come loro principale nemico la famiglia e la comunità che da essa nasce.

Il modello a cui si ispirano le due ideologie sopra descritte è quello neodarwinista, secondo il quale la specie si evolve in relazione all’adattamento all’ambiente (peraltro questo tipo di visione non solo è superato, ma è anche negato da ricerche sperimentali), allo stesso modo la vita dell’uomo deve evolversi in relazione alle esigenze di tipo sociale e al variare dei bisogni individuali. Nulla è stabile e tutto è “in evoluzione”: sia l’uomo e gli animali, sia la società. Ma la realtà è ben differente e la natura lo insegna: è infatti vero e facilmente dimostrabile che la famiglia ha uno scopo sociale non equiparabile a null’altro: la procreazione. Proprio per questo motivo una famiglia è composta da uomo e donna. Alcuni obiettano che seguendo questa logica si stia negando il valore di famiglia ad una coppia sterile, ma questo tipo di discorso è pretestuoso, inquanto prima di tutto non nega quanto descritto sopra e, soprattutto, la mancanza di possibilità di procreare specifica ancora di più l’importanza di una coppia composto da uomo e donna in una società. Senza la famiglia non esiste comunità, non esiste società non esiste civiltà. La famiglia è il PRINCIPIO da cui parte tutta la cultura, le tradizioni, la storia e l’idea di una civiltà come quella europea con millenni di storia alle spalle.

E allora grazie al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, grazie all’assessore alla cultura Cristina Cappellini, grazie a tutti i relatori. Un grazie grande a capogruppo in regione Romeo nell’averci dato la possibilità di proporre prima e organizzare poi l’incontro. Ma soprattutto grazie ai ragazzi de il Talebano che lavorano da sempre per difendere i principi comunitaristi basati su Famiglia e Identità. Grazie al nostro Vincenzo Sofo che ha organizzato il primo incontro con Romeo per promuovere l’iniziativa di sabato 17 gennaio ed è stato autore degli incontri preparatori del convegno.

Le idee comunitariste sono vincenti perché si basano su principi naturali della vita di tutti noi uomini e la prossima tappa è a Roma la mattina del 28 febbraio dove si incontreranno i movimenti e circoli per dare vita alla confederazione delle identità.

Fabrizio Fratus

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