MINCULPOP: FARE LE SEGHE AI MORTI

L'anacronismo dell'ANPI e l'inutilità ideologica di opporsi all'uscita di un film.

Se c’è una cosa nobile della democrazia è la libertà di espressione, a me l’hanno sempre venduta così. Io sono un po’ diffidente di natura ma poi me lo ha confermato Benigni, noto costituzionalista, che è scritto nero su bianco nella mia splendida Costituzione. A quel punto ho quasi ceduto.

Oggi però la storia ha dato ragione a me, noto storico. Il 20 novembre esce infatti un film dal titolo “Il Segreto di Italia” un po’ troppo controcorrente per poter godere appieno di quel sacrosanto diritto di libertà di espressione. Protagonista è una giovane ragazza che vive una storia d’amore nella campagna veneta del 1945. Fin qui nulla di strano, quale principio è più democratico dell’amore?

Il primo problema nasce quando si nomina la strage di Codevigo, che fa da sfondo alla vicenda. Mai sentita? No, perché è uno dei tanti eccidi che venne operato a guerra conclusa dai partigiani a partire dal 28 Aprile 1945. Probabilmente però, avrete sentito parlare di Fosse Ardeatine, perché quella venne fatta dai Cattivi, quindi non va democraticamente censurata (al di là del fatto che la censura in democrazia non esiste) anche se, quantomeno, ordinata quando le due fazioni erano ancora in guerra. In quei giorni, la 28.ma Brigata Garibaldi rastrellò e giustiziò senza alcun processo 365 persone tra civili ed ex fascisti (30 in più di quelli uccisi a Roma su comando di Priebke), come ordinato dal partigiano Arrigo Boldrini, futuro eroe nazionale nonché deputato, senatore e Segretario dell’Anpi (della cui spilla fanno sfoggio tuttora i quaranenni, quasi la guerra l’avessero combattuta loro, NdR).

“Qualcuno mi ha detto che il film è bello aggiungendo però che non lo poteva proiettare perché sono i partigiani a decidere”, svela il regista Antonello Belluco che ha potuto contare solo su un contributo della Regione Veneto, nonostante il suo approccio ad un tema democraticamente diventato tabù sia il più oggettivo possibile: “Non c’è nessun giudizio politico o storico. Non voglio essere definito il revisionista del cinema perché mi sembrerebbe di essere uno che spiega o rivede le cose. Io unicamente racconto gli stati d’animo individuali e i sentimenti di una comunità all’interno di fatti terribili realmente accaduti”. Parrebbe infatti che l’avvocato del figlio di Boldrini abbia scritto a Belluco chiedendo di supervisionare democraticamente la sceneggiatura e che in molti cinema non abbiano accettato la trasmissione del film su decisione – democratica – dell’Anpi, a cui ogni tanto piace improvvisarsi ad hoc organo costituzionale con potere esecutivo.

Avvenimenti di tale gravità meriterebbero, in democrazia, di essere affiancati e confrontati a tutti gli altri, quelli comandati da chi si trovava dalla parte del “nemico d’Italia”, eppure pare che esistano, in democrazia, morti, comandanti sadici ed eventi storici di serie B.

Per fortuna ora Benigni, noto studioso della Bibbia, lascia la Costituzione e si mette a spiegare i Dieci Comandamenti. Vi anticipo io che “non uccidere” vale solo per i non democratici.

Luca Carbone

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2 Commenti su MINCULPOP: FARE LE SEGHE AI MORTI

  1. articolo “strepitoso” Il titolo scioccante e, troppo, troppo dissacrante Prendila come ti pare…..

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