RIMPIANGERE I MURI

Avete festeggiato, ieri?

Quando mi viene chiesto quanti anni ho, rispondo sempre, evasivo, “son nato che il muro di Berlino era ancora in piedi”. Oggi si festeggia il venticinquennale della caduta di quel muro, il Muro per eccellenza. È sempre stato descritto come il Muro infame, vergognoso, liberticida, un limes tra civiltà e barbarie, la DDR invece lo chiamava “il Muro antifascista” e lo celebrava orgogliosamente sui francobolli. Tanti han provato a scavalcarlo, anche a scapito della vita, diretti nel regno patinato dell’opulenza e della libertà. Quello stesso mondo finto che fanno vedere le pubblicità nelle nostre televisioni, quella costruzione artificiosa che attira tanti africani, convinti a scavalcare il “muro” mediterraneo, per raggiungere uno stile di vita, più che un piatto quotidiano di minestra. Nella Germania dell’Est i piatti di minestra non mancavano, però non c’erano abbastanza automobili, videoregistratori, vestiti alla moda, banane. D’altro canto gli affitti erano bassissimi, sanità e scuola totalmente gratuiti, le disparità sociali azzerate tanto che un calciatore professionista guadagnava quanto un maestro elementare. Una anziana tassista berlinese originaria di Lipsia una notte mi confessò che “la democrazia sarà senza dubbio meglio ma nella DDR non ce la passavamo tanto male”. Non stento a crederlo.

Guardi “Le vite degli altri” e vai a Berlino. E ci torni, ci torni, ci torni. Visiti anche il resto dell’Est fu socialista: Lipsia, Dresda, Rostock, Rügen. Porti un amico romano al museo della Stasi (quello in cui sei già stato otto volte, senza sapere perché) e lo senti dire “aò, ma questi non se la passavano mica male, se uno rompeva i cojoni mica lo ammazzavano, magari perdevano il posto di lavoro ma lo perdo anch’io oggi se dico quel che penso davvero”.

Le rovine della DDR le ho viste con gli occhi maccartisti degli anni berlusconiani, quelli in cui il comunismo era il male assoluto, eppure più sprofondiamo nella dittatura della finanza, del capitalismo spinto e dell’europeismo più la guardo con occhi benevoli. Non solo perché le sigarette del patto di Varsavia eran più gustose, non solo perchè come cantavano in Live in Pankow “voglio un piano quinquennale, voglio una stabilità sociale”; perché finché c’era l’Impero del Male l’altra parte, L’Impero del Bene, faceva di tutto per essere l’Impero del Bene mentre oggi svacca sempre più verso modelli dittatoriali. A una recente manifestazione in Germania un ostalgico cittadino teneva un cartello: almeno la Stasi ci ascoltava. Oggi puoi fare tutto, dire (quasi) tutto ma non puoi influenzare in alcun modo il governo. Peraltro i governi sono sempre meno attenti ai bisogni minimi della popolazione e sempre più efficaci nel rispondere alle esigenze dei mercati e delle banche, in un mercatismo sfrenato con privatizzazioni assurde. Le fila degli ostalgici, i malati di Ostalgie, sono sempre più fitte: lo Stato di allora garantiva casa per tutti, lavoro per tutti, studi gratuiti, più sobrietà, vite tranquille (se non rompevi i coglioni), ordine pubblico, qualche certezza in più, qualche prodotto di consumo in meno.

Ma la libertà? Era pur sempre una dittatura. Anche oggi, però, subiamo la propaganda (i ridicoli spot dell’Unione Europea, ad esempio, così come la maggior parte dei nostri telegiornali), spesso ci autocensuriamo se dalla bocca sta per uscirci qualcosa fuori dal pensiero unico mainstream onde evitare d’essere verbalmente aggrediti per l’uscita politically uncorrect, abbiamo un sacco di libertà personali fondamentalmente inutili, inutilizzate o inutilizzabili.

Viene il dubbio: hanno perso i buoni? Proprio oggi un amico, a sorpresa, mi ha detto che ci fosse ancora il Muro salterebbe di là. E’ una persona normalissima, con moglie e figli, anticomunista convinto. Quanti fuggirebbero al contrario se riapparisse il blocco comunista? Il dibattito è aperto. Chiaro, non propongo di tornare indietro nel tempo, ma è oramai indifferibile trovare alternative al cul de sac disumano in cui ci siamo cacciati, la crisi valoriale ed economica ci sta facendo diventare feroci e ferini, trovare una alternativa al sistema presente è oramai obbligatorio e indifferibile. Altrimenti quantomeno ridateci la dignità sociale: all’iPhone e alla Mercedes rinuncio volentieri, a quella no.

I muri, visibili o invisibili, saranno brutti quanto vuoi, ma proteggono. Proteggono i popoli, le economie, creano dicotomie migliorative. Forse qualche muretto in più, in un mondo che ostenta l’assenza di ogni genere di confine, qualche beneficio potrebbe portarcelo. Forse. Almeno darebbero la certezza che questa è casa mia e qui decido io, senza scomodare gente (nemmeno eletta) seduta a Bruxelles o chissà dov’altro. E le alternative, a quel punto, le sceglieremmo noi. Come proprio oggi, non a caso, stanno facendo i catalani.

Marco Bordonaro

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8 Commenti su RIMPIANGERE I MURI

  1. il mio commento ha irritato la suscettibilità di qualcuno? Non era nei miei scopi….Così fosse, mi converrebbe lasciar perdere? o forse sono degna di conoscere il motivo della mia “cassazione”? O no??? Rimarrei in attesa di uno “sguardo”…..Buon lavoro

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  2. Il tuo plurale maiestatis, suona abbastanza ridicolo e per “ingraziarmi” non voglio farti notare che nessuno ti ha chiesto di conoscermi. La mia era una elementare domanda di chiarimento, ma tranquillo, vivo bene in ogni modo, ma non possiedo un grosso senso dell’ironia… la tua poi è così sottile che “manco” si vede…. Ciao carooooooo

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  3. spero solo di non averti postato 25 risposte bischere, si perchè tanti sono stati i miei tentativi, Sono autodidatta e a volte, faccio casino e sparisce tutto….. e io con te, ricomincio. Vediamo, il tuo plurale maestatis , può valere se hai condiviso l’ENORME RESPONSABILITA’ di filarmi, solo insieme a qualcun’altro ma , visto il soggetto, credo si tratti solo di manie di … grandezza? il semplice uso del singolare non era sufficiente a contenere il tuo ego piuttosto ingombrante? Ultimo, ma non ultimo per importanza, siccome non sono particolarmente sveglia, non sono una grossa estimatrice di ironie, soprattutto così raffinate come la tua. La mia voleva essere solo una domanda, tutt’altro che una richiesta di conoscenza, e hops…. non mi interessa essere conosciuta

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  4. oddio!!!! lo sapevo… ora si che mi prenderete per perfetta idiota, o semplicemente, lo sono. Scusate, scusate, scusate. Smetto di rompere… o no? buon lavoro annapaola

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