Uccidere il tiranno

Dopo Bruto, Vaillant e Bresci, due parole per chi si è sacrificato per il suo popolo

La storia ricorda solo le battaglie, si dimentica del sangue versato. Ricorda attentati ma si dimentica di spiegare cosa li abbia causati. Ricorda orsi assassinati, si scorda dei morti sul lavoro.
Oggi il Talebano, da sempre controcorrente, vuole ricordare l’uccisione di uno di questi personaggi di cui tutti si sono dimenticati, un poeta di nome Rigoberto Lopez Perez.

Nel 1912 il Nicaragua venne invaso dagli Stati Uniti e dai loro fortissimi interessi economici sull’America Centrale. I loro “nobili” intenti di “protezione” del Nicaragua arrivarono inizialmente con l’esercito (quindi pacificamente, no?), ma vennero ostacolati da Augusto Sandino, che si mise a capo di una vera e propria rivolta fino a quando venne ucciso nel 1934 da Anastasio Somoza. La sanguinosa dittatura di Somoza iniziò nel 1937 sotto la benedizione del presidente Roosevelt, che, per fugare ogni dubbio, affermò: “È probabile che Somoza sia un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”.

Rigoberto Lopez Perez, poeta e compositore, faceva parte del Partito Liberale Indipendente che si opponeva a tale tirannia. Il 21 settembre 1956, esattamente 58 anni fa, prima di recarsi a una festa dove era presente anche Somoza, lasciò una lettera alla madre, in cui scrisse: “Dato che sono stati inutili tutti gli sforzi affinché il Nicaragua torni ad essere (o sia per la prima volta) una patria libera, senza oltraggi e senza macchie, ho deciso, sebbene i miei compagni non abbiano voluto accettare, di tentare di essere io ad iniziare il principio della fine di questa tirannia”.

“È dovere degli uomini liberi uccidere i tiranni!” così dicendo sparò nel petto di Somoza. Perez fu immediatamente trucidato dalla scorta del dittatore. Il suo sacrificio sembrò inizialmente inutile, poiché ad Anastasio succedette il figlio Luis Somoza, ma nel ’79 la dittatura cadde e tutto il Nicaragua si ricordò di lui. Da quel momento, l’idea di rivoluzione e libertà di Perez rivisse. Un solo uomo, con la sua misera morte troppo insignificante per essere ricordata dalla storia, ci ha dimostrato che bisogna essere disposti anche a morire per la libertà e l’indipendenza della propria patria da potenze straniere.

Abbiamo capito il suo insegnamento?

Luca Carbone

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