LA LOBBY LGBT FIUTA IL BUSINESS E RICATTA L’EXPO

L'Arcigay pretende di entrare nel giro degli appalti per Expo. Pena l'accusa di omofobia

Neanche l’orientamento sessuale pare essere insensibile al Dio Denaro e così, quel che inizialmente veniva spacciata per una genuina rivendicazione di diritti e che poi si è palesata un’azione di lobbying politico, ora giunge al terzo stadio di avanzamento: il business. Milano e la Lombardia stanno entrando nel pieno del fermento pre-Expo, alle prese con l’organizzazione dell’offerta attrattiva per i milioni di turisti previsti. E dal nulla si leva la voce dell’Arcigay, per bocca del suo presidente Flavio Romani, che lancia un’assurda polemica: “è una fiera del virilismo!”, “a firma dell’iper-macho Maroni!”, circo del “pensiero unico leghista!”.

In tanti si sono premuti le meningi per cercare di comprendere il significato di queste parole così fantasiosamente associate l’una con l’altra, ma senza successo. In tanti hanno provato a cercare manifesti di donne sodomizzate o statue di falli giganti per tutta l’area Expo, ma nemmeno l’ombra. Che cosa vi sia di virilista in un’esposizione universale incentrata sul cibo, nessuno lo sa. Dove sia il monopolio della Lega Nord in un evento curato principalmente e congiuntamente da ben quattro soggetti – Comune, Regione, Stato e società Expo – di cui peraltro tre non di connotazione leghista (almeno che pisapia e Renzi non si siano appena tesserati al Carroccio), nessuno lo ha capito. L’Arcigay inizia poi a scoprire le carte, confessando di frignare perchè non contattati per partecipare alla manifestazione, come se l’omosessualità avesse connessioni con l’agroalimentare… a parte quel che è appena passato nelle vostre menti pervertite.

Il senso di questo insensato attacco ad Expo, però, lo si capisce bene nella seconda parte dell’attacco sferrato dal capoarcigay Romani: gli appalti. Da dan, la lobby LGBT ha compiuto il salto. L’omofobia diventa il termine lasciapassare per infilare le mani ovunque, nelle decisioni politiche, nel tessuto sociale ed infine negli affari. Se non ci fai mangiare, diciamo che sei omofobo, tanto abbiamo già creato la situazione per cui l’accusa di omofobia può costarti la carriera e a volte la galera.

Oh, non so perchè, mi sono venuti in mente i film gangster. Strane associazioni mentali…

Vincenzo Sofo

(tratto da La Padania)

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