Il vero motivo per cui ce la prendiamo con Israele, è che ci ricorda noi stessi

Non si può odiare l'imperialismo israeliano senza odiare l'imperialismo nostrano

Il Medio Oriente è tornato in questi giorni ad essere il centro del mondo a causa del precipitare delle tensioni tra israeliani e palestinesi. Un conflitto senza fine che causa angoscia dovuta alla sensazione che un esito a tutto ciò non potrà mai avvenire, è che causa ira per le immagini di tutti quei morti ammazzati. E questo ci fa incazzare, tutti o quasi, soprattutto nei confronti di Israele e del massacro che sta compiendo ai danni del povero popolo palestinese.

Ideologicamente parlando, da che parte stare è piuttosto chiaro: chi si batte per la salvaguardia dell’identità dei popoli, non può certo benedire un’azione di invasione, colonizzazione e smantellamento, come quella che sta compiendo Israele in quelle terre. Eppure nel dibattito sul conflitto in atto, le posizioni “partigiane” che ovunque vengono prese non sembrano solo figlie di un astio politico e ideologico. L’odio verso Israele diventa quasi personale, intimo. Irrazionale.

Irrazionale perché, a pensar bene, quel che fa Israele è paradossalmente comprensibile. Vuol mantenere un territorio conquistato con la forza (come normalmente accade ad uno Stato), vuol portare a casa la vittoria nei confronti del suo nemico (come normalmente accade ad un combattente), vuol crearsi uno scudo di protezione dagli Stati confinanti ad esso avversi (come normalmente accade all’istinto di sopravvivenza). E vuole anche colonizzare le terre palestinesi, annientando le loro rivendicazioni di una Patria ed una identità. Come normalmente accade all’Occidente.

Eh già, ecco il punto. Noi odiamo l’operato di Israele perché ci ricorda noi stessi. Che in giro per il mondo andiamo a seminar distruzione tra i popoli in nome dell’annientamento di tutto ciò che è diverso da noi, per la pretesa che tutto debba essere a nostra immagine e somiglianza. Lo sa bene proprio quel Medio Oriente di cui ora parliamo, da sempre vittima delle guerre preventive americane tanto benevolmente appoggiate dall’Europa e dall’Italia. D’altronde, lo Stato di Israele nasce proprio da una nostra imposizione.

L’odio nei confronti di Israele è dunque dettato dall’invidia. Dall’invidia per un Paese fortemente comunitario, unito, solidale e patriottico al suo interno. Dall’invidia per un Paese che utilizza tutto il resto del mondo per garantire la prosperità del proprio popolo. Dall’invidia per un Paese che sa come mettere gli altri a suo servizio, che sa come far fuori chi si pone di traverso, usando il potere dato dal denaro. Insomma, dall’invidia per un allievo che ha superato il maestro.

La verità è che non c’è da scegliere tra Israele e Palestina, perché solo nelle fiabe i buoni sono tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra. La verità è che c’è da scegliere tra i governi e i popoli. Perché probabilmente Hamas non è poi tanto meglio di Netanyahu e – magari – a parte invertite gli altri avrebbero fatto lo stesso. Il denaro è sterco del demonio, in qualunque parte lo si trovi.

La verità è che a rimetterci, tra tattiche di guerra e strategie geopolitiche, sono sempre le persone. Sono quei morti ammazzati che ogni giorno vediamo in tv, su internet, sui giornali. E che sono palestinesi ma anche israeliani. Ma anche di tutte le altre parti del mondo.

Vincenzo Sofo

(tratto da La Padania)

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