Due popoli e due stati? Non s’ha da fare

Conflitto israelo-palestinese e questione irachena: intervista al reporter Cristiano Tinazzi

Riportiamo l’intervista di Meridiana Magazine sulle vicende mediorientali al reporter Cristiano Tinazzi, collaboratore della rubrica esteri – tra gli altri – de Il Messaggero, Radio Vaticana, RSI – radio Svizzera Italiana.

Dopo il nostro editoriale del 15 Luglio scorso in merito all’escalation militare nella Striscia e dopo l’antitesi proposta dal sociologo Fabrizio Fratus, abbiamo voluto ascoltare il parere dell’analista Tinazzi che, peraltro, scrive dall’Irak, nazione quest’ultima preda di altri scontri religiosi tra i governativi di Baghdad e i miliziani sunniti del Califfato islamico del Levante. ci scrive dall’Irak dove è inviato di guerra. Alcuni quesiti non possono non riguardare anche la guerra che infiamma le province irachene.

Gaza. Due popoli due stati: secondo lei questa è un’opzione da considerare per porre fine al conflitto?

Non ci sono altre alternative praticabili e realizzabili. E anche questa, se non vi sono le condizioni di parità al tavolo delle trattative non sarà mai applicabile. Per questo la questione palestinese è il vulnus di tutto il Medioriente. La politica separatista e discriminatoria israeliana non potrà continuare a lungo. La crescita demografica pende dalla parte della popolazione araba (compreso quella degli arabo-israeliani presenti all’interno dello stato di Israele).

A suo avviso esiste una correlazione tra l’avanzata in Irak del Califfato e la ripresa delle ostilità da parte di Hamas (entrambi sunniti, nda)?

Non c’è nessun legame tra Hamas e Isis. Hamas non ha nessun rapporto con al-Qaeda o schegge fuoriuscite come l’Isis. Diversi sono gli obbiettivi, diversi i metodi di lotta e l’ideologia di fondo. Anzi, l’Isis è contro Hamas, anche perché in Siria molti palestinesi legati ad Hamas combattono insieme agli uomini del Free Syrian Army e ai loro gruppi alleati contro l’Isis e contro il regime di Assad.

Irak. Qual è la situazione attuale?

Direi una situazione di stallo al momento. Lo stato islamico sta consolidando le sue posizioni ma al momento mi sembra che i suoi sforzi siano ritornati sul fronte siriano. Hanno subìto una pesante sconfitta nei sobborghi di Damasco in diversi quartieri tornati sotto il controllo del FSA e stanno combattendo contro i curdi nel Rojava Kurdistan, in particolare nel distretto di Kobani. In Iraq dipende tutto dal fatto se si riuscirà a trovare un governo di unità nazionale che comprenda i sunniti e le loro rivendicazioni.

L’esercito iracheno sarà i grado di riconquistare il terreno perso senza il sostegno estero?

Stiamo parlando di un esercito con centinaia di migliaia di uomini contro una milizia che però ha stabilito patti con tribù sunnite ed ex membri baathisti. Può riconquistare a prezzo di forti perdite, manu militari, i territori ma ciò non vuol dire che potrà amministrarli in tranquillità. logica vuole che si sottraggano alleanze e forze al gruppo di al Baghdad con la diplomazia piuttosto che con la forza delle armi.

Secondo alcuni network a Mosul cristiani e sciiti starebbero subendo persecuzioni da parte del Califfato. News che corrisponde al vero?

Sì ma non fisicamente per quanto riguarda i cristiani. almeno fino ai giorni scorsi. Per gli sciiti è diverso. Comunque buona parte delle minoranze religiose ed etniche a Mosul sono scappate e non solo cristiani ma anche shabak, yazidi, turkmeni e ovviamente gli sciiti.

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