Putin VS Obama: quando i cattivi sono meno cattivi dei buoni

E quando gli unici a voler bene all'Europa sono gli antieuropeisti

Mentre impazzano in Italia le solite polemiche premondiali su ciò che combineranno i viziati milionari con maglia azzurra in terra brasiliana, molto più vicino a noi, in Ucraina, continua la guerra civile con centinaia di morti e scontri quotidiani. Anzi, guerra civile è il termine utilizzato dai media embedded per definire in modo impersonale e quasi asettico un conflitto che, a parer loro, non dovrebbe interessarci. Eppure, se proviamo per un attimo a liberarci da quell’odioso velo di maya che da troppo tempo ha obnubilato le coscienze ed i pensieri dell’intero popolo europeo (e non), ci accorgiamo che la realtà dei fatti è molto più complessa ed articolata.

Il conflitto in corso non riguarda unicamente gli ucraini europeisti e quelli filorussi, ma vede in campo, contrapposti in modo visibile e non, due fronti contrari ed in antagonismo tra di loro. Per ora gli scontri hanno riguardato unicamente il territorio ucraino, ma nessuno può dire che in futuro lo scenario non possa assumere contorni internazionali, fino ad assumere la forma di una vera e propria guerra mondiale. D’altra parte, l’importanza geopolitica dell’Ucraina era già stata dichiarata nel lontano 1997, nel libro La Grande Scacchiera, da Zbigniew Brzezinski, uno dei primi membri della Trilateral Commission e longa manus degli interessi Usa in giro per il mondo. Queste le sue parole profetiche:

“L’Ucraina, un nuovo e importante spazio sulla scacchiera eurasiatica, è un perno geopolitico poiché la sua stessa esistenza come paese indipendente aiuta a trasformare la Russia. Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico”.

Si capisce perciò perché gli Stati Uniti si siano buttati a capofitto sulle vicende ucraine, bollando Putin come “nuovo Hitler”. Il presidente russo, infatti, si sta dimostrando l’unico reale oppositore ai disegni egemonici degli sceriffi a stelle e strisce. Quanta differenza rispetto ai nostri politic(ant)i, sempre pronti ad inginocchiarsi di fronte ai padroni d’oltreoceano! Eppure, basterebbe avere poche nozioni della storia russa per comprendere le ragioni (meta)politiche dell’azione di Putin.

Dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1453, si affermò, all’interno della Chiesa ortodossa russa, l’idea di ritenersi gli ultimi eredi dell’Impero bizantino, tanto è vero che nel 1547 Ivan IV verrà incoronato come Czar, cioè Cesare, riunendo così il potere religioso a quello imperiale. Tale eredità si affermò in modo così forte nel cuore del popolo russo, che addirittura l’Urss, durante la Seconda Guerra Mondiale, abbandonò il dogmatico ateismo di Stato per passare ad una nuova fase di attenzione verso la Chiesa ortodossa e ponendosi come baluardo della libertà dei popoli. Ovviamente si trattava unicamente di propaganda, altrimenti l’Unione Sovietica si sarebbe dovuta schierare a fianco dell’Europa e non degli invasori yankee del Vecchio Continente. Ma dopo la caduta del Muro di Berlino e, soprattutto, l’avvento al potere di Putin, è riapparsa con forza l’antica visione imperiale di Mosca come Terza Roma. Da qui gli attriti sempre più evidenti con gli Usa, che, al contrario della Russia, si ritengono padroni del mondo e desiderosi di espandere il proprio dominio su tutti i popoli “incivili”, secondo la visione escatologica del “Destino Manifesto”, che imporrebbe loro l’obbligo di diffondere ovunque la democrazia e la “libertà” ( di drogarsi, abortire, sposare persone del proprio sesso ecc. ecc.).

Ma guardiamo quello che succede nei paesi dove intervengono gli States e i suoi lacchè. Pensiamo ad esempio alla Libia. Gheddafi era bollato come un feroce dittatore, anche se era riuscito a rendere sicuro ed a governare un paese fino ad allora diviso in mille tribù, con una forma di democrazia partecipativa che noi ci sogniamo anche lontanamente di avere. Adesso, invece, in Libia regna il caos più assoluto, tra militari filo-Usa e fondamentalisti islamici in lotta tra loro solo ed unicamente per accaparrarsi briciole di (pseudo)potere infischiandosene bellamente degli interessi del popolo libico. Ed in Italia come si vive questa nuova situazione da Guerra Fredda? Tutti pronti a bollare Putin come pazzo dittatore ed a piangere per il povero popolo ucraino vittima dei soprusi dei russi. Unica eccezione, la Lega Nord, che già nel dicembre dell’anno scorso ha invitato, al Congresso federale che ha incoronato Salvini nuovo segretario, Victor Zubarev, deputato di Russia Unita (il partito di Putin), e l’ambasciatore Onu Alexey Komov. Non a caso, questo è stato il primo commento di Salvini su quanto è poi successo in Ucraina:

“Temo che non sia una rivolta spontanea ma sostenuta da chi, a Berlino, Bruxelles e Washington, vuole far pagare a Putin la sua autonomia, e vuole prendersi a buon mercato le ricchezze ucraine”.

L’interesse verso la Russia, da parte del mondo leghista, si è talmente rafforzato negli ultimi anni, che ad inizio anno, ambienti vicini al Carroccio, hanno dato vita all’associazione Lombardia-Russia, proprio con lo scopo di informare in modo onesto ed imparziale tutto ciò che avviene nella realtà russa. L’associazione ha ribadito anche la propria consonanza con la Weltanschauung esposta da Putin nel discorso di Valdai di settembre dell’anno scorso: identità, sovranità, tradizione. Tutti gli altri, probabilmente, preferiscono continuare a fare gli schiavi del dollaro.

Speriamo che le recenti elezioni europee, che hanno premiato il fronte identitario anti-Ue, che si colloca risolutamente a fianco della Russia di Putin (“Sono state dette tante cose negative a proposito della Russia, perché per anni è stata demonizzata su ordine degli Stati Uniti. Invece, dovrebbe essere una delle principali caratteristiche di un paese europeo formarsi una propria opinione e di non vedere tutto dalla prospettiva degli USA”, queste le recenti dichiarazioni di Marine Le Pen), siano di buon auspicio per il futuro del popolo europeo, ormai stufo di essere sottomesso ai diktat di Washington.

Alessandro Cavallini

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