Da Firefox ad Amazon: per poter lavorare, devi pagare il pizzo alla lobby gay

Mega top managers che sganciano soldi in favore dei matrimoni gay per non esser licenziati

Molte volte quelli come me non si sentono capiti ovvero si sentono ignorati. Ci domandiamo perché se le nostre idee sono buone, transitando nelle teste delle persone con cui parliamo, non si traducano in comportamenti. Ho pensato che nel novantanove per cento dei casi quelle teste fossero fatte di cazzo e quindi avessimo sprecato del tempo e che a quell’uno per cento restante mancasse un po’ la memoria. Poi però questo è quanto mi ha fatto cambiare idea.

Dunque mi siedo a tavola, arriva lei con il suo leggendario pistone di amatriciana. Si accomoda e iniziamo a cenare. Il posto è fighissimo, una villa meravigliosa con alberi e fiori dovunque. Come sovente ho necessità di rompere i maroni e, siccome la mia compagna non sarà qua prima di mezzanotte, li devo rompere ad altri: introduco l’argomento Barilla a tutti i presenti. Si(a) salvi(ni) chi può. Barilla come tante aziende si piega alle più deteriori (il)logiche di mercato. Non importa se il ceo di Barilla fa il ceo. Chissenefega. Barilla non può essere un’azienda che produce per Famiglie, lui non deve dire quello che pensa. Barilla fa soldi. Il ceo fa retromarche: viva i froci. Firefox fa soldi come e più di Barilla. (Non) per sbaglio si scopre che il suo ceo ha donato quattro soldi per supportare la causa contro il matrimonio omosessuale in California (proposition 8). Non va bene. Si dimette (LEGGI LICENZIATO). A differenza di Barilla però, la cui vicenda fu sin da subito pubblica, Brendan Eich donò privatamente dei soldi. M’agito e faccio notare come sia negata ai poveri ceo la possibilità di dire la loro, vincolati dalla pubblicità della loro figura. Poi però mi viene fatto notare che il signor Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha regalato “du spicci” a.k.a. 2,5 milioni di dollari per la campagna Washington United for Marriage (matrimoni gay nello stato di Washington). Niente, nessuno gli ha detto niente. Davvero niente.

Scosso, ma neanche tanto, provo a ragionare: le cose sono due. O Jeff Bezos è così simpatico e potente che nessun giornale gliene canta quattro o, più plausibilmente, le sue idee sono tollerate e verosimilmente apprezzate. Ciò detto mi si sottolinea coralmente: ”certo ma i primi erano antiomosessuali, l’altro pro. È palese che i due ceo meritassero una critica pubblica”. Tra me e me penso “palese sti cazzi”.

Finiamo un buonissimo arrosto di vitello e la discussione sembra arenata quando mi viene in mente qualcosa che ravviva la mia voglia di discutere: Foxconn. Chiedo ai commensali se sarebbe giusto boicottare Apple, come è stato fatto con Firefox, scoprendo che il suo ceo è contro i matrimoni omosessuali. Rispondono “certo!”. Sicchè mi sento in dovere di metterli al corrente di un fatto ben peggiore riguardo alla beneamata. Foxconn, per chi non lo sapesse, è la società che poduce la gran parte dei componenti Apple. D’altra parte se c’è scritto disegnato in California sarà per non dire made in China, no? E infatti la Foxconn, una delle aziende con più dipendenti al mondo, ha molte sedi in Cina e limitrofi. Foxconn è nota oltre che per il suo miliardario volume d’affari, per la quantità di suicidi perpetrati dai suoi operai. Questi lavorano come schiavi, con straordinari non pagati di 100 ore mensili, 25 settimanali, non sono spesso a conoscenza della tossicità dei materiali che maneggiano, e prendono una miseria. Apple lo sa benissimo e ha fatto finta di prendere provvedimenti, tuttavia come SACOM (Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour) ci dice, sono stati completamente disattesi. Addirittura quegli stessi operai sono oggi tenuti a firmare una clausola contrattuale che recita «In caso di infortuni non accidentali (fra cui il suicidio o il ferimento volontario, etc.) sottoscrivo che la compagnia ha seguito leggi e regolamenti e non farò causa».

Signori: Mozilla, a detta vostra, attraverso il su ceo remava contro il matrimonio omosessuale, Apple, evidentemente, sfrutta attraverso Foxconn e la connivenza del suo ceo i suoi operai accompagnandoli per mano al suicidio. Boicottate Apple da domani? Silenzio. Abbiamo già sparecchiato e preso l’amaro. Buonanotte, mi consolo tra le braccia della mia donna, la signorina 1% che nel frattempo mi ha raggiunto.

Il giorno dopo a pranzo i cellulari Apple che vedo sul tavolo sono esattamente lo stesso numero della sera prima. Uno però non è più il modello 5 ma il 5s, l’ha trovato scontato mentre faceva acquisti in mattinata, non poteva non prenderlo. Va beh.

Ero quindi a cena con il famoso 99%? Sì, certo. Ma qual 99% era costituito da lavoratori con salari di rispetto, laureati, menti veloci, capaci: tutto fuorché stupidi. La questione in ballo è la coerenza. Purtroppo non è che non esista la coerenza secondo questi individui, essa invece è ben presente solo è votata non a loro stessi quanto al volere del signor capitalismo. Gli adepti debbono spendere come egli comanda e vivere secondo i dettami da egli imposti. Sanno che la vita umana vale più della legge pro matrimoni gay. Tuttavia è stato detto loro che non se ne devono preoccupare. E così, silentemente fanno. Non capiscono che comprare da Apple, ma così come tanti altri marchi, significa sfanculare la direttiva quadro europea 89/391 CEE sulla sicurezza e la salute dei lavoratori tanto voluta. Loro preferiscono beni (o mali) prodotti da operai in condizioni indegne a costi evidentemente irrisori, poi lamentano la crisi europea. Sveglia, è pronta la colazione. Concorrenza sleale ma tollerata. Dal loro punto di vista è tutto bene, è tutto conseguenza del volere del loro dio e allora continuino con le loro “pastiglie per il bene pastiglie per il male pastiglie ad ogni ora di mille mille forme” come cantavano i Prozac+.

Sono desolato, non mi resta che sperare che il restante Unopercento sfrutti queste righe per non dimenticare che siamo noi stessi a darci delle regole, a creare desideri in base a ciò che abbiamo selezionato come giusto e sbagliato, non il mistico sistema. Nonostante intere generazioni siano state educate all’esistenza di un solo tipo di economia, che il vero potere lo ha la finanza nella sua gestione capitalistica, io voglio credere che tutto possa ancora cambiare, magari domani quell’Unopercento prenderà coscienza di sé.

– Nothus

 

Link utili
https://osha.europa.eu/it/legislation/directives/the-osh-framework-directive
http://sacom.hk/statement-well-polished-apple%E2%80%99s-csr-report-is-just-another-fairytale-for-workers/

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8 Commenti su Da Firefox ad Amazon: per poter lavorare, devi pagare il pizzo alla lobby gay

  1. Io ho smesso di usare google come more, firefox come browser, non comprerò findus ma i prodotti apple li ho comprati anni fa…che faccio?

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  2. More credo l’abbia scritto il tablet da solo…maledetto motore di ricerca intendevo

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  3. Ciao, ti scrivo da un apple…. Risale a due anni fa. Bello il discorso che fai però sarebbe da allargare. Sai quante volte ho discusso con mia suocera quando tornava dal mercato con capi per i piccoli comprati a due o tre euro? Lei mi diceva che non erano cinesi, erano svendite…. Noooooo non erano cinesi? Come si fa a vendere vestiti a prezzi così bassi? Solo la logistica nel smistare questi vestiti arriva a costare quella cifra. Purtroppo vogliamo tutto e il tutto non ci basta mai per tappare il buco che abbiamo dentro. Questo nostro insano desiderio ‘tira’ l’industria che vi è dietro, che cerca il profitto o anche solo la mera sopravvivenza. Tutto ruota attorno al denaro e con questo tutto vi è schiacciato.

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    • Ciao Michele,
      ti rispondo da quello che, ahimè, non è un pc Olivetti. Sono d’accordissimo: il discorso è da allargare, e forse ho scelto anche un punto di partenza piuttosto ostile ovvero Apple, uno status symbol cui difficilimente l’utente rinuncerà, ma era così evidente il paradosso che non ne ho potuto fare a meno. L’articolo è una fotografia di uno spaccato tanto piccolo da risultare forse irrilevante davanti ad una serie di consumi di cui tu hai citato un esempio; tuttavia questa vuole e deve essere una provocazione, uno stimolo. So che attechirà in sole poche terre, ma sarà meglio di nulla. Davanti al tuo timore che l’operazione di cambio di rotta sia impossibile, però, mi sento in dovere di fare una considerazione. Oggi disponiamo di due grandi mezzi che spesso ignoriamo o sottovalutiamo: le etichette e il commercio dell’usato. Sfruttiamo queste benedette etichette e scegliamo la merce che acquistiamo, certo H&M è economico, però se al posto di una dozzina di magliette ne prendiamo “solo” 8 o 9, possiamo spendere .quanto risparmiato in un capo tutto italiano, che verosimilmente oltre ad aver dato lavoro a nostri connazionali, durerà di più dati gli standard qualitativi. Questo modello può facilmente essere tradotto in molti settori dell’economia, non solo il vestiario. Altro sistema interessante, come dicevo, è il mercato dell’usato. Il nuovo non è il nostro unico modo di comprare, spesso quello di cui abbiamo bisogno ce l’ha qualcuno che non lo usa più e magari è anche in ottime condizioni e da questo punto di vista la moda del vintage aiuta. La questione è complessa e molteplice, non lo si può negare, tuttavia questo non ci deve fermare dall’ambizione di cambiare le cose, soprattutto dal non provarci. Il principio sarà nel piccolo, Roma non è stata costruita in un giorno.

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  4. Amici: mentre ci sia il Capitalismo, tutto seguirà peggio.

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  5. Premetto che non mi entusiasmano questi dintorni, ma apprezzo molto la sua argomentazione.
    Aggiungerei solo che a mio avviso non è un problema di coerenza, di cui ognuno può essere – anche con le migliori intenzioni – solo parzialmente capace. Mi pare, piuttosto, una incapacità di esperienza, una povertà di esperienza. Ci stiamo trasformando in esseri capaci solo di astrazione (dalla realtà). Pertanto, io (il 99%) posso condividere con lei ogni sua idea; ma nella mia testa liquido tutto con un ‘nonmenefregauncazzo’ elegantissimo e molto british; perché ho già deciso (ho fatto decidere ad altri) in anticipo cosa sia giusto, importante, interessante, meritevole di tempo e attenzione.
    Per questo ho apprezzato, rincuora vedere che c’è ancora chi dà un peso alle parole.
    Buona continuazione

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  6. È un ottimo articolo che rispecchia in pieno quello che penso anche io.

    Tuttavia credo che tu faccia un errore di fondo nel valutare quel 99%: cioè prendere per scontato che ritengano che la vita abbia più dignità dei matrimoni gay (diciamo in generale dei cosiddetti “diritti civili”, cioè tutto quel ciarpame che riguarda quella piccola percentuale di popolazione che di problemi seri non ne ha).

    Sono le stesse persone che quando si parla di immigrazione non trovano vergognoso che ci sia una massa di disperati portati qui in seguito a guerre imperialiste ben congegnate per poter avere una riserva di schiavi a basso costo. Anzi, la frasettina che ripetono per raccogliere gli applausi di rito è “se un immigrato che non sa la tua lingua, non ha studiato e non ha nulla ti frega il lavoro, forse sei tu che non vali nulla”, dimenticando che dietro il lavoro “fregato” c’è l’accettazione di condizioni di vita che -giustamente- nessuna persona che abbia alle spalle almeno una famiglia e una casa accetterà mai.

    Rappresentano il punto di arrivo del capitalismo (anche se i più vecchi si vantano e i più giovani sognano di aver votato PCI per una vita), dove i “diritti” sono solo di una ristretta élite e il resto si liquida con un pietismo d’accatto o con una scrollata di spalle.

    Rappresentano il punto di arrivo del capitalismo, dicevo, e speriamo ne rappresentino anche la sua estinzione.

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