Donna barbuta, sempre piaciuta (ma il pirillo no, cacchio!)

Solo da un paese che Hitler ha invaso in due settimane poteva giungere un esito così scontato e allo stesso tempo prevaricatore

Data la mia profonda attrazione per i paradossi, qualche anno fa mi sono sobbarcato l’amorevole incarico consistente nell'”educazione alla vita cristiana” di un gruppo di adolescenti, venendo quindi investito dal parroco del pomposo titolo di “educatore” (in realtà sto addestrando un plotone di futuri scrittori pulp, ma questo il parroco non lo sa). Sta di fatto che, volente o nolente, mi sono dovuto barcamenare tra gli strascichi d’infanzia dei suddetti e questo ha determinato il mio incontro con Hannah Montana, in forma di maglietta indossata dalla sorella di uno dei miei pupetti.

Mi sono informato su chi fosse questa celebrità della finzione narrativa a marchio Disney: trattavasi, infatti, di un’insospettabile fanciulla che, col favore delle tenebre, si trasformava in una popstar di successo, risolvendo crisi coniugali di grandi e piccini grazie alla sua voce suadente e alle sue melodie sì banali, ma non per questo meno efficaci. Lei era molto bella, quindi me ne sono innamorato anch’io, ma, essendo un noto estimatore di ogni sedicenne, dubito l’averlo scritto abbia una qualche rilevanza.

Già, perchè l’ho scritto?

In ogni caso, quando quest’inverno ho rivisto l’attrice che la impersonava (aka Miley Cyrus) sfoggiare un’acconciatura antistupro, cavalcare nuda una palla da demolizione e spompinare un martello da carpentiere (ma dalla parte della massa, chè dal manico son capaci tutti), la violenza dell’anticlimax mi ha fatto precipitare in un profondo stato di trance, da cui solo la lettura de La stanza dei giochi di Hassan da parte di un mio solerte amico ha saputo dissopirmi. Poi, però, attraverso un percorso introspettivo e senza tirare in ballo quel cialtrone di Freud, sono riuscito a trovare una ragionevole spiegazione alla condotta adottata da MIley Cyrus. Insomma, mettetevi nei suoi panni (tanto adesso gira sempre biotta, quindi i vestiti li trovate facili): Miley, a sedici anni, ci sdraiava tutti, coi suoi capelli da ragazza della terza fila, i suoi seni che, mai volgari, stavano su da soli, il suo entrare perfettamente nei jeans e i suoi occhi – quegli occhi! – azzurri e riflettenti come un laghetto alpino e caldi come solo l’amore della mamma sa essere; ma, a vent’anni suonati, gli estrogeni hanno smesso di fare il loro sporco dovere e l’onta suprema della decadenza ha iniziato a manifestarsi: i fianchi si sono allargati, le tette hanno iniziato a risentire della forza di gravità, assumendo la caratteristica forma tubolare e l’immagine di adolescente angelica made in Walt Disney non ha superato la prova costume, consegnando alla nostra povera ventenne una carriera bruciata in tempo record. Così, in sincera coerenza con la sua fase anale (alla fine non ce l’ho fatta a non infilarci Freud), Miley ha rigettato la sua immagine pubblica demolendola con violenza, dapprima cavalcando nuda una boccia in ghisa acciaiosa (un classico), poi simulando scene di sesso selvaggio con Robin Thickle e sgrillettandosi con un guantone da stadio.

La morale di quest’ampia introduzione è che, alla fine, siamo tutti buoni a tirar merda addosso al capitalismo, agli Stati Uniti e al loro presidente molto abbronzato, ma, lì, l’iniziativa è lasciata nelle mani del privato e libero cittadino che, se ha sufficiente forza di volontà, faccia tosta e spirito di sacrificio, riesce agilmente a coronare il suo sogno (diventare un troione televisivo, malgrado le tette piccole e i fianchi larghi).

Noi, invece, viviamo in Europa, un continente che, dopo gli antichi fasti e il canto del cigno del Nazionalsocialismo, è diventato una sorta di stato satellite della superpotenza di turno, un agglomerato di popoli dominato da un’ingiustificata convinzione di superiorità etica e culturale data da una fantomatica “eredità dell’illuminismo” (le cui luci, però, sono fredde come insegne al neon e abbaglianti come i lumini dei morti), un’Unione che si autoproclama superpotenza mondiale, ma le cui speranze di possedere una bomba atomica sono state troncate da Gli eroi di Telemark. Insomma, una mezza sega, ma con velleità totalitarie.

Ne è dimostrazione un uso della propaganda da fare invidia a Goebbels e qui torniamo nella sfera della musica pop. Un giorno, Martin Schulz e Angela Merkel, dopo essere riusciti a scavalcare la sovranità nazionale italiana e far dimettere Berlusconi, si sono concessi una serata di relax, che hanno passato, in scherno alla nazione italica, a guardare il Festival di Sanremo su RaiSat, al che devono essersi detti Ma che bell’idea, questi Italiani: un festival canoro con ospiti illustri, coreografie appariscenti e canzoni che fanno cagare, ma che inchiodano milioni di imbecilli al divano e attraverso le quali fanno passare messaggi politici senza che nessuno rompa le palle! (era, infatti, il periodo in cui il rachitico Benigni arrivava a cavallo, faceva due tirate contro Berlusconi e strizzava l’uccello a Pippo Baudo, ma senza essere volgare, perchè Benigni non è mica Berlusconi: lui legge la Divina Commedia).

Così è nato l’Eurovision Song Contest, manifestazione canora di cui nessuno sentiva a necessità, ma allo stesso tempo versione europeista e politicamente corretta del Festival di Castrocaro (FC) e che, in quanto tale, conta sull’appoggio incondizionato dell’ala demcristiana del PD. Solo che questa specie di Tekken senza sangue e Hunger Games senza triangoli amorosi è inguardabile: ore e ore a sentire presentatori doppiati just in time e finlandesi che cantano in lappone per cosa? Tanto appena abbiamo visto quello stranosessuale sul palco abbiamo capito tutti che avrebbe vinto lui lei quel chacchio che è. Bastava porsi la domanda Qual è il tema che tiene banco, al momento? Non essendo l’integrazione degli immigrati (ciao, Cecile), nè le ragazze madri, nè la libertà religiosa abbiamo fatto presto a scartare il cantante mulatto, la vocalista incinta o la suora canterina: restavano i finlandesi e il travestito. A chi volete che gliene freghi delle renne?

Conscio di questo clima di manipolazione mentale che ammorba l’Europa, il Talebano smette di ascoltare musica e di guardare la televisione, per dedicarsi alla sua nuova Weltanschauung: riportare il Buddha vivente sul trono dei Kahn.

Voi tenetevi pure il vostro invertito canterino (che almeno Marrazzo ce l’aveva senza barba e con le tette).

Walter Quadrini

Edit: sappiamo benissimo che l’Eurovision Song Contest è nato nel ’56, ma anche il Kali Yuga (secondo la profezia di San Nilo) è iniziato in quegli anni, quindi Benigni che afferra con maestria lo zizì di Pippo Baudo ci sta benissimo.

 

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