Viva gli ultras e viva Padre Pio

Se vogliamo salvaguardare la supremazia dell'Occidente, bisogna puntare su di loro

In un mondo dominato dall’incertezza e i cui valori si perdono nell’ingannevole ermeneutica del Pensiero Debole di Gianni Vattimo, un’innegabile verità può rassicurarci tutti: nessuna sa sollazzarti l’uccello come Krysta Now e, sottolineo, nessuna.

Se avete colto questa poco velata citazione senza ricorrere a motori di ricerca, avete una cultura cinematografica di tutto rispetto, mica come il classico elettore PD, che alle primarie ha votato Civati (ma con gli amici millanta un suo sostegno a Renzi) e che, dopo aver sbadigliato per due ore davanti a Nymphomaniac ed essere stato per questo ripreso dalla moglie, a cena, con gli stessi amici di prima, tesse le lodi del Dogma 95 (La scena della fellatio sintetizza divinamente l’emancipazione femminile e il conseguente dominio sul sesso forte, mentre invece gli tirava solo l’uccello e Charlotte Gainsbourg non è né Krysta Now, né Charlotte Gainsbourg).

Forte di questa certezza (Krysta Now), inizia, passo dopo passo, a farsi strada tra i miei molteplici pregiuzi una nuova innegabile verità: l’Occidente sta morendo e gli unici in grado di salvarlo sono gli ultras delle curve calcistiche.

Alla prima ci era già arrivato Spengler, ma la seconda è frutto del mio inguaribile ottimismo: era da tempo che cercavo un gruppo, una casta o una categoria sociale a cui affidare le mie fanciullesche speranze circa le sorti dell’Europa e della sua Tradizione, ma finora avevo sempre fallito. Seppur in presenza dei requisiti essenziali (corporatura robusta, aspetto fisico antiestetico, impassibilità di fronte alle manganellate delle forze dell’ordine) arrivava un momento in cui emergeva un certo quid che ne precludeva l’investitura a baluardo della Tradizione: così era stato per i sacerdoti lefebvriani, per gli scaricatori clandestini dell’Ortomercato, per i partiti dell’estrema destra e per gli anarchici dei centri sociali (che, non più come ai bei vecchi tempi in cui mettevano bombe al parlamento francese, andavano incontro all’imperatrice d’Austria con una lima affilata nascosta in un mazzo di fiori o si portavano lo sgabello da casa, ora occupano palazzine sfitte e ci aprono la pizzeria, ‘sti mongoloidi). Poi ho capito qual era quel quid: sono tutte categorie antropologiche tollerate e riconosciute dalla società “civile”.

È stato a questo punto che mi è apparso lui: Genny ‘a Carogna. Ritto sulla grata, nel farsi portavoce della sua curva, che ha zittito con l’autorevolezza di un padre di famiglia, col suo carisma da uomo di mondo e con quella maglietta sì provocatoria, ma anche affascinante, del fascino che solo una nera divisa di rabbia pura può conferire a centodieci chili di maschio latino. E mi ha ricordato lui (l’altro), Ivan “il Terribile” Bogdanov, intento a tagliare quella rete del Marassi con serenità kierkegaardiana, sistematicità marxiana e spirito distruttore bakuniano: un efficace cocktail di seduzione che i filosofi posthegeliani, presi singolarmente, non mi avevano mai regalato.

Senza girarci troppo attorno, gli ultras sono grossi, brutti, cattivi e ignoranti (ma quell’ignoranza buona e genuina di chi adora il dio Crom e ride degli spiriti dei venti), hanno famiglia e figli, che allevano con la verga e la correzione (Pb 29, 15), le rate del mutuo da pagare e magari anche un capo stronzo che li attende al varco ogni lunedì mattina. Ma nel fine settimana, o al lunedì pomeriggio (dopo il tè con le paste, abbiamo importato anche questa fastidiosa usanza dalla perfida Albione) si trasformano in guerrieri di strada, si sfottono, si insultano, si menano, sfasciano sedili e lanciano fumogeni. Ma sono nel Giusto a prescindere, non fosse per altro che per le lezioni di morale dai vari Adriano Bacone, Corrado Augias e speaker di turno al telegiornale della sera, con i loro, soliti, Per colpa di quattro facinorosi, intere famiglie hanno avuto il week-end rovinato o Il calcio ha perso di nuovo a causa di pochi violenti. Come se la tipica famiglia della Milano bene, la domenica, affrontasse conversazioni del tipo “Tesoro, che bel sole, andiamo al Lago d’Orta a vedere la fioritura delle azalee?” “No, Amore, andiamo coi ragazzi a vedere Inter-Napoli: se ci va bene non fanno cori territorialmente discriminanti”.

Ma, razza di idioti, come vi viene in mente che tremila anni di panem et circenses si possano cancellare con due ore nella sala della pallacorda? E sì che ormai dovreste aver capito che alla gente la partita non interessa in sè e per sè, quanto, invece, per la violenza che sottende: coreografie bellicose, cartellini rossi, squalifiche per condotta antisportiva e tutta la rabbia che la Lega Calcio scrive tra le righe delle disposizioni all’arbitro di linea. E voi cos’avete fatto? A parte il tentativo di attribuire un minimo di poesia al fenomeno – miseramente fallito, dato che la parte dell’hooligan l’avete fatta fare a Frodo Baggins invece che a Dolph Lundgren, NdA – vi siete prodigati in una pletora di fallimenti inverecondi, come Renzi e Prandelli che dividono una banana, il terzo tempo fasullo e ipocrita e i premi per il fair play (che in Inghilterra ha vinto un neofascista, quindi siete caduti nuovamente in aporia).

Così, quando anche i bambini hanno iniziato a urlare MERDA a Brkic, ribaltando così l’immagine di innocenza e pacifismo di cui li avevate vigliaccamente vestiti, forse vi siete resi conto che il non essere mai stati nella sala d’attesa di un ambulatorio della mutua e il non essere mai andati a prendere i bambini in un asilo di periferia vi precludono la possibilità di poter pontificare su cosa è bene e mal cos’è, dalle tribune della Domenica Sportiva (mannaggia al canone RAI), papisti dell’ultim’ora quali siete.

D’altra parte, in un paese che dedica sale del parlamento a chi brandisce estintori e commina tre anni e tre mesi di galera a chi taglia una rete al Marassi (mioddio, taglia una rete!), la violenza ve la meritate dalla prima all’ultima picconata.

E se aprire le frontiere senza selezione all’ingresso perchè ve l’ha detto la Kyenge e chiudere le curve perchè la gente urla “Napoletani” ai Napolecani vi fa credere di tendere al Nirvana della convivenza civile, allora non vi rendete conto che state facendo implodere la società su se stessa.

In questo clima di suicidio culturale, io la mia scelta l’ho fatta: gli ultras. Dei tipi cazzuti. E i tipi cazzuti non si tolgono la vita.

Walter Quadrini

Un vero ultras non conosce limiti anagrafici, ma si batte, a prescindere, per la supremazia dell’Occidente

 

 

(NOTA DELLA REDAZIONE: la soluzione è Padre Fedele)

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