I Buoni e i Cattivi

Mancano i Brutti, ma il pezzo su Rosy Bindi è ancora in composizione

La visione manichea del mondo ha preso da tempo il sopravvento, ce ne eravamo già accorti. Rinforzata dalle correnti del pensiero debole di un occidentalismo di facciata (filo americanismo sarebbe meglio dire) la dicotomia del politicamente corretto separa, come la lama di un rasoio, fatti e persone in maniera netta e incontrovertibile.

I media italiani sono da sempre in prima linea nella strategia di disinformazione. Così la rivolta armata dell’UCK nel Kosovo serbo è l’ansia d’indipendenza di un popolo (quello albanese) contro la Serbia, da sempre presente con le sue genti e le sue tradizioni in quel territorio. Quando non è più sufficiente semplicemente armare le milizie islamiste albanesi, ecco la NATO (ovvero gli USA) intervenire direttamente con i bombardamenti “umanitari” sulla Serbia (come solo quelli dotati delle bombe dei buoni sanno essere) a mettere a posto le cose. Il prode baffino D’Alema appoggia – col plauso generale – dalla plancia di comando del Governo italiano, la NATO e approva i bombardamenti che partono dall’Italia nonostante la Serbia non avesse torto un solo capello agli italiani. In Libia una rivolta armata, sostenuta coi dollaroni dei soliti noti, scoppia contro Gheddafi e Berlusconi, che aveva appena baciato la mano del leader libico, si arruola nella nuova crociata civilizzatrice mentre l’opposizione al suo Governo si trova per la prima volta compatta a sostenerlo. Tutti insieme a bombardare allegramente, insieme agli Usa e in compagnia di Inglesi e Francesi. Se non fosse tragico sarebbe da ridere, visto che l’Italia ha oltretutto perso, nella circostanza, uno dei suoi fornitori privilegiati di fonti petrolifere.

Anche in Siria ci sono i buoni da aiutare. Pazienza se mozzano teste e crocifiggono cristiani (esportare la democrazia ha i suoi costi e qualcuno questo lavoro lo deve pur fare), il premio ignobel per la pace Obama minaccia sfracelli e no fly zone tenendosi, però, prudentemente lontano dal conflitto. Forse sarà perché qui gli amici dei buoni hanno vita dura, nonostante l’aiuto degli stati vicini interessati a spartirsi l’eventuale bottino derivante dalla dissoluzione della Siria, e le incognite di un intervento diretto superano di gran lunga i possibili vantaggi; all’Italia, in questo caso, si chiede solo di partecipare a qualche autolesionistica sanzione economica su cui, ovviamente, nessuno ritiene di dissentire.

In Ucraina, dopo mesi di tensioni crescenti, si è ormai arrivati alla guerra, definita pudicamente “civile” dai giornali, combattuta dall’Ucraina con carri armati ed elicotteri da combattimento contro gruppi di civili. Certo i tempi delle proteste di piazza Maidan sono passati (allora i manifestanti erano i buoni ora sono i cattivi) per cui bisogna agire. Mentre quasi 40 filo-russi muoiono bruciati vivi a Odessa nella camera del lavoro assaltata da ucraini filo-NATO il presidente americano Obama invia ammonimenti alla Russia e Matteo Renzi, dopo aver strombazzato la vendita di qualche auto usata, promette senza clamori aiuti economici all’Ucraina (quella buona, che ammazza i civili cattivi). Come faccia un paese come l’Italia che non può aiutare i suoi cittadini, che non è ancora riuscito dopo 5 anni a ricostruire l’Aquila distrutta dal terremoto del 2009, a elargire sostegni economici a chicchessia resta un mistero.

Forse sono troppo cattivo, per comprendere questa misteriosa bontà?

Gianluca Castro

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