L’Europa fa così schifo che dobbiamo prendere lezioni dagli Inglesi

L'UKIP di Nigel Farage commina lezioni di politica alla marmaglia europeista

“Vogliamo indietro la nostra nazione!” è lo slogan dell’Ukip per le prossime elezioni europee, nelle quali, grazie alla solita bassa affluenza che caratterizza quella che gli inglesi considerano l’elezione di un parlamento barzelletta in un paese barzelletta, il Belgio, lo United Kingdom Independence Party potrebbe essere il primo partito, con la maggioranza dei seggi.

Questo partito trova il favore degli elettori perché ricerca l’“indipendenza” da regole arbitrarie stabilite in un continente lontano; nel quale gli europarlamentari sono solo numeri che non riescono a tenere a bada le spese di una Commissione non eletta, o a iniziare, dibattere e votare leggi che coinvolgono poi milioni di persone. In modo simile, le colonie inglesi in America avevano cercato indipendenza dalla lontana oligarchia di Londra, le cui regole arbitrarie e la cui tassazione non erano poi mediate dai bilanci e dagli stipendi degli amministratori che i coloni stessi eleggevano: “Noi, popolo” è il significativo incipit della Costituzione degli Stati Uniti.

L’assenza di responsabilità parlamentare e di bilanci sottoposti a valutazione unisce gli inglesi di tutto lo spettro politico, così come ha fatto per più di 500 anni. I Padri fondatori americani pretendevano semplicemente i diritti stabiliti dai Tudor nel XVI secolo, e combatterono poi le guerre civili del XVII secolo, dal 1642 al 1648, con la Gloriosa rivoluzione del 1688-’89 grazie alla quale venne stabilita la supremazia del Parlamento e un contratto a termine (nel Bill of Rights scritto dal primo ministro John Locke), per il capo di stato. La Costituzione americana è fondata sulla sola Costituzione scritta che la Gran Bretagna abbia mai avuto: la Humble Petition and Advice, ai sensi della quale Cromwell governò come Lord protettore fra il 1653 e il 1658, anno della sua morte.

Non è questione di immigrazione in quanto tale; l’Inghilterra – così come gli Stati Uniti – è sempre stata una nazione di immigrati; è questione di negare il buonsenso. Australia, Canada e Stati Uniti sono in grado di esercitare liberamente il controllo dei propri confini, cosa che noi in Gran Bretagna non possiamo fare – non è questione di diversità o di razza ma di mancanza di indipendenza.

Il 30 per cento degli abitanti di Londra è nato fuori dal Regno Unito. Attualmente Londra, come mi ha detto questo mese il suo sindaco multietnico Boris Johnson, è la sesta città al mondo per numero di madrelingua italiani e la settima per numero di madrelingua francesi. Eppure, in questa fiorente città dedita alla libertà di impresa, con salari che sconfiggono l’inflazione e una crescita superiore al 3 per cento, i sondaggi danno ancora l’Ukip (che ha spinto i liberali a un misero 10 per cento) in posizione molto forte con il 24 per cento, a  un solo punto dal relegare i conservatori in terza posizione (hanno il 25 per cento).

Londra è una città storicamente Labour, tranne la sua passione per Boris, ma il Labour si ferma al 38 per cento nei sondaggi di queste elezioni, non abbastanza per assicurarsi la vittoria in un’economia in crescita per le elezioni generali del 2015. Se l’Ukip ha preso il 4 per cento dei voti conservatori del 2010, ha anche preso il 3 per cento di quelli che quattro anni fa hanno votato Labour o LibDem.
Il vice primo ministro Nick Clegg, un ex euroburocrate ed europarlamentare, ha così tanta paura che il suo partito, i LibDem, venga cancellato alle urne, che ha sfidato il leader Ukip Nigel Farage a ben tre dibattiti televisivi incentrati sull’appartenenza all’Unione europea. Clegg è stato annientato, con la stampa e il pubblico che hanno dichiarato Farage vincitore con margini del 69 e del 29 per cento rispettivamente.

Questo ha un significato, rappresenta forse un’ondata di sangue ancestrale, di nazionalismo atavico? In realtà, al pubblico non interessa granché che Cameron sia scozzese, che il suo predecessore Micheal Howard sia rumeno, che Osborne, il cancelliere dello Scacchiere, sia irlandese-ungherese, che il suo oppositore Ed Miliband sia polacco-ceco o che lo stesso Clegg sia metà olandese e per un quarto russo. Farage strombazza con orgoglio il nome dei rifugiati ugonotti (i protestanti francesi), che Luigi XIV ripudiò confessionalmente, nel nome di un’omogeneizzazione positivamente simile a quella dell’Unione europea, e la moglie del leader Ukip, Kirsten Mehr, è tedesca.

Cometh  the hour; cometh the man
(L’occasione fa l’uomo ladro)

Nigel Farage è un altro finto pagliaccio, come Boris Johnson. Nasconde uno stile brillante in campagna elettorale e una mente politicamente acuta, e non appare mai come un politico “normale”. Ogni gaffe, ogni ragazza, ogni pinta, ogni debolezza umana lo porta – così come accade a Boris – più vicino a quell’ideale che ogni superuomo politico ha: apparire come l’uomo comune, e dare l’impressione di non appartenere al mondo della politica. Farage ignora i focus group e si concentra sulla persona che ha di fronte. Gli piace la gente, gli piace discutere e gli piace farsi una birra, in realtà diverse pinte di birra!
Nigel Farage è cresciuto e ha ricevuto la sua istruzione nella stessa parte del mondo nella quale sono cresciuto io: North Down of Kent, verdeggiante, prospera, ai confini sud-est di Londra: la Stockbroker Belt. Il suo giardino confinava con Down House, la casa di Charles Darwin, e come il suo vicino egli era un collezionista di fauna selvatica e un ardente appassionato di pesca. Nello stesso villaggio c’era il prestigioso West Kent Golf Club, dove Farage è diventato un golfista di tutto rispetto.

Il suo eroe era il padre, membro famoso dello Stock Exchange pre-Big Bang. L’alcolismo tuttavia lo portò prima a essere sospeso dal lavoro e poi a un divorzio profondamente scioccante. Vinse la sua dipendenza e fu riammesso allo Stock Exchange. Nigel, che lo idolatrava, ha seguito un percorso simile, anche se meno drammatico. Alla giovane età di 10 anni vinse un posto al Dulwich College, parte dell’élite accademica. Prese poi la maturità con un anno di anticipo. Sua madre voleva che andasse a Oxbridge e usasse le sue doti oratorie per diventare avvocato o per entrare in politica. Entrò nel Partito conservatore a 14 anni, dopo aver ascoltato una lezione di Keith Joseph e Enoch Powell, insegnanti della Thatcher, a scuola. Eppure Farage sentiva l’attrazione per la City a cui apparteneva il padre, e intraprese un lavoro ad alto rischio, e alto guadagno (20.000 sterline all’anno, nel 1980) come trader al London International Metal Exchange.

Lavorava tantissimo e giocava e beveva tantissimo, dormendo tre ore a notte. A 21 anni, appena ricevuta una promozione, stava uscendo dalla stazione ubriaco, a notte tarda, quando fu investito da una macchina. Fu sul punto di perdere una gamba e un occhio, e dovette rimanere in ospedale per un anno. Sposò in primo matrimonio la sua infermiera, Claire Hayes. Non appena fu in grado di tornare a lavoro, sviluppò un cancro ai testicoli – eppure riuscì in breve tempo a guarire miracolosamente. A suon di alcol e tabacco a profusione, e discussioni politiche al pub.

Dopodiché, accaddero tre cose in questa città gioiosamente piratesca. Al Dulwich College, il suo insegnante di storia gli aveva detto che gli inglesi si dividono tutti fra i due archetipi del XVII secolo: i Cavalieri, i dissoluti monarchici, e i Roundhead, gli arcigni soldati puritani di Cromwell. I trader, che urlano le quote nello spazio ristretto della Borsa, o al telefono con Santiago a un orecchio e con Stoccolma nell’altro, erano sicuramente Cavalieri, mentre le banche dai silenziosi schermi di computer che la deregulation aveva introdotto erano sicuramente Roundhead, e portavano a regolamenti esterni impersonali e compliance controllata. Il pub e le lunghe pause pranzo non erano più nel cuore della City. A Farage mancavano le discussioni. […]

“Il momento di svolta per me”, dice Farage, “arrivò nell’ottobre 1990. Una sera stavamo bevendo qualcosa al Corney and Barrow’s sulla Old Broad Street, quando arrivò la notizia che ci eravamo uniti all’European Exchange Rate Mechanism. Tutti i miei colleghi erano increduli. Io ero… incandescente. Mi dicono che ho passato il resto della serata fumando rabbiosamente, fumando proprio come un focolare di legno verde. ‘Ma che razza di asino imbecille è questo Major? Non può funzionare! Non funzionerà! Sarà un disastro! Sì, grazie, un’altra pinta… Questo Major è da ricovero… stupido, stupido, stupido’”.

“Divenni il nemico dell’Erm (il Meccanismo di cambio europeo), un vaticinatore e profeta di sventura. Per me era ovvio che il tutto non potesse che finire in un disastro, quindi come era possibile che non semplicemente i Tory, ma il Labour, i LibDem, il Cbi e gran parte dei sindacati fossero semplicemente in favore di quello che Norman Tebbit (un fedelissimo della Thatcher) aveva chiamato il ‘Meccanismo di eterna recessione’?”.

Farage iniziò a studiare l’Unione europea e il fatto che “la sottomissione dei britannici a una regola antidemocratica non è stata mai decisa democraticamente”, e si unì a un minuscolo partito a base popolare che sarebbe poi diventato l’Ukip. Le poche vacanze di Farage erano a base di pesca sportiva in Africa, di tour a seguito del cricket e di Farage’s Foragers, tour storici e gastronomici intorno alla Prima guerra mondiale. Da allora in poi, ha dedicato ogni secondo libero all’organizzazione del movimento e a una campagna porta a porta o nelle sale comunali. Progressivamente tutto questo lo ha portato a uscire dalla City Metal Trading e a chiudere la sua Farage Futures.

Nel 1994, Farage fu scelto come candidato per le elezioni parlamentari straordinarie a Eastleigh. Ottenne un centinaio di voti, ma scoprì di avere talento e passione per le campagne elettorali porta a porta. “Semplicemente, amavo la campagna elettorale. Tutte quelle interazioni umane avevano fatto emergere il meglio di me”, così come aveva fatto il trading faccia a faccia prima dell’avvento degli impersonali schermi di computer. I suoi colleghi alla City pensarono che fosse pazzo. Suo fratello ora guadagnava di più in un mese come trader di quanto lui guadagnava in un anno come parlamentare nel 1990.

Ironicamente, furono proprio i burocrati di Bruxelles che imposero il proporzionale nel Regno Unito per le elezioni europee che portarono a tre gli europarlamentari dell’Ukip con il 7 per cento del voto nazionale nel 1999. “Non c’è nulla che possa essere paragonato al momento in cui sono stato eletto nel giugno del 1999. Niente di quello che potremo mai raggiungere con questo partito arriverà mai vicino a quella sensazione. Ce l’avevamo fatta, nonostante tutti ci avessero ignorato”.

Il 25 febbraio 2010, il Parlamento europeo ebbe un assaggio di come può suonare un voto di sfiducia pronunciato da un parlamentare britannico – una pratica nella quale Churchill fu maestro. Come risultato del trattato di Lisbona, Herman Van Rompuy era stato nominato presidente del Consiglio europeo, una nuova posizione; tutti gli euro entusiasti avevano sognato quel momento, in un’attesa parossistica. E in risposta a tutti quei discorsi Farage si alzò e disse:

Ci avevano detto che quando avremmo avuto un presidente, egli sarebbe stato un gigante per statura politica, un uomo che sarebbe stato il leader politico di 500 milioni di persone, che avrebbe rappresentato tutti noi nel mondo, l’uomo il cui lavoro sarebbe stato così importante da giustificare il fatto di essere pagato più del presidente Obama. Ebbene, temo che ci dovremo accontentare di lei… Non voglio essere scortese, davvero, ma lei ha il carisma di uno straccio vecchio e l’aspetto di un impiegato di banca di basso livello, e la domanda che vorrei farle è questa: ‘Ma lei, chi è?’. Io non l’ho mai sentita nominare. Posso parlare a nome della maggioranza dei britannici nel dire che non la conosco, che non la voglio, e che prima se ne andrà in pensione e meglio sarà.

Farage fu convocato nell’ufficio di presidenza del Parlamento europeo, e gli fu detto che doveva scusarsi per il tipo di linguaggio utilizzato. “Ho detto che ha il carisma di uno straccio vecchio, e vi sfido a trovare qualcuno che la pensi in modo diverso. Le sole persone con le quali mi scuserò sono gli impiegati di banca là fuori. Li ho offesi e ne sono davvero dispiaciuto”. Ricevette una multa non eccessiva, di 3.000 euro. Su YouTube, il discorso è stato visto già 2,3 milioni di volte.

I politici e i media hanno tentato tutte le strade per mettere fine alla sua carriera – sesso, alcol o soldi – ma hanno sempre fallito. Quando nel 2004 il Mail on Sunday ha ospitato in doppia pagina “L’esistenza selvaggia a base di alcol di Nigel Farage, il donnaiolo” la sua risposta è stata “Magari fosse vero!”.Una ragazza lettone di 25 anni di nome Liga ha detto al News of the World di essere stata invitata a casa da Farage quando si erano trovati al pub locale, che lui a letto era stato una bestia e che avevano fatto sesso almeno sette volte. “Considerando quanto avevo bevuto la notte in questione, la prima dichiarazione è probabilmente vera – o sarebbe stata vera se me ne fossi andato su un letto. La seconda era… fisicamente impossibile. La cosa mi aveva messo in una situazione pericolosa con Kirsten. Ovviamente non pensava che Casanova Nigel fosse credibile dopo una notte di bevute,  era davvero furiosa perché ero stato così cretino e sconsiderato da svenire a tre miglia da casa”.
Durante la campagna per le elezioni parlamentari del 2010, Farage ha avuto un incidente con un biposto, schiantandosi a 120 miglia all’ora. Si è ferito gravemente, ma è sopravvissuto per ricordare: “Più tardi, una donna dell’East Sussex mi ha detto cercando di farmi la corte che la pubblicità faceva davvero morire. Sono stato in grado di dimostrarle che si sbagliava completamente”.

Un Nigel Farage davvero umano, “non migliore di ciò che potrebbe essere”, ha tutti i peccatucci adatti per essere confessati ottenendo un grande successo in un’edizione del “Grande Fratello”. O nella politica moderna.

Richard Newbury per The Guardian, traduzione di Sarah Marion Tuggey per Il Foglio Quotidiano, 23/4/2014

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