Ecco perchè il referendum Veneto va sostenuto ed imitato

Appoggiare le richieste d'indipendenza per abbattere questo Sistema. E crearne uno nuovo

“Il paese di un uomo non è una certa porzione di terra, di montagne, di fiumi, e di boschi, ma è un principio; e il patriottismo è la lealtà a quel principio.”
(George William Curtis)

Non c’è solo la Crimea, ad agitare i sonni degli oligarchi della democrazia. Se il plebiscito filo-russo ha già costretto Obama, Unione Europea e renzi a rimangiarsi in fretta e furia tutti i discorsi strappalacrime sulla democrazia e la libertà, un’altra iniziativa popolare sta facendo in questi giorni scalpore in tutto il mondo: il referendum virtuale in Veneto. Un’iniziativa partita dal basso che ha fatto uscire un chiaro ed inequivocabile sentimento da parte della popolazione: il desiderio di indipendenza. Un desiderio certificato da 2 milioni e mezzo di votanti, ossia il 73% degli aventi diritto (si noti, percentuali di partecipazione ben più alte di quelle delle elezioni “tradizionali”), l’89% dei quali hanno detto: SI, vogliamo essere indipendenti dallo Stato centrale.

I media nostrani, ovviamente, hanno cercato in tutti i modi di censurare la notizia (su quelli esteri, invece è finita in prima pagina). Qualcuno ha pure cercato di screditare le modalità con le quali si è tenuto. Ma il messaggio politico lascia poco spazio a mistificazioni. E va accettato, innanzitutto per onorare il sacrosanto principio del diritto dei popoli all’autodeterminazione, con buona pace degli imperialisti del nuovo millennio per cui la democrazia è un prodotto industriale da esportazione… un po’ come la Coca Cola.

Ma oltre che accettato, va sostenuto. Da tutti coloro che si oppongono al sistema attuale, anche da coloro che amano definirsi nazionalisti. Abbiamo già più volte spiegato la superficialità del nazionalismo e la necessità di sostituirlo con un più sensato patriottismo (per approfondimento, leggi La Nazione: il passato che non muore). E al di là di sottolinieare come da difendere non sia un confine amministrativo ma una tradizione e una cultura, vi è un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione: non è la Nazione a fare lo Stato, come vorrebbero le tesi naturalistiche ottocentesche dalle quali ebbero vita gli stati nazionali. Al contrario, è la Nazione ad esser generata dallo Stato, dando quest’ultimo al popolo un unicum organico di morale, volontà ed esistenza sulla base della storia, della cultura e della tradizione di cui sopra. Il diritto all’indipendenza nasce da una coscienza attiva e politica in atto che vuole affermare il proprio diritto.

Attualmente lo Stato non sta svolgendo o sta svolgendo in modo pessimo tale compito. Lo Stato, inteso come istituzione che governa e organizza i nostri popoli, è dunque l’ostacolo per il risorgimento delle nostre comunità. Roma, Bruxelles, Strasburgo e tutte le strutture che ci soffocano di vincoli e legiferazioni assassine, sono il nemico da abbattere. I referendum atti ad ottenere l’indipendenza da questi cappi – siano essi in Veneto, in Catalogna, in Scozia o in Crimea – vanno dunque sostenuti con forza e replicati ove possibile. Staccare pezzi a questo sistema è un modo per indebolirlo ed abbatterlo. Staccarsi da chi ostacola la sovranità è il presupposto per riconquistarla e rifondare una comunità organica di patrie che abbiano finalmente una struttura in grado di garantirne la tutela e la prosperità. Spirituale e materiale.

Per far questo, occorre abbandonare altresì egoismi, campanilismi e rivalità da “secessionisti da tastiera” che non sono altro che becero nazionalismo sopra accennato, solo in scala più piccola. E comprendere che solo un’alleanza tra popoli può risultare vincente in questa battaglia. Altrimenti, si farà il classico gioco del sistema, quello del divide et impera. Sposando quanto dice Hermann Hesse:

“Nonostante il tenero amore che nutro per il mio Paese, non ho mai saputo essere un grande patriota né un nazionalista… E ben presto è nata in me una diffidenza verso i confini e un amore profondo, spesso appassionato, per quei beni umani che per loro natura stanno al di là dei confini… Col passare degli anni mi sono sentito ineluttabilmente spinto ad apprezzare maggiormente ciò che unisce uomini e nazioni piuttosto che ciò che li divide.”

Vincenzo Sofo

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