Liberi, belli, ribelli

Quando la dottrina dell'Individuo impesta la Metafisica

E’ esistito un tempo, in cui il diritto di separare con chiarezza il bene dal male, la normalità dall’abominio, il morale dall’immorale, erano prerogative di competenza esclusiva di entità sovrapersonali e superiori, come lo Stato, la Chiesa e Dio stesso. Quel tempo è sfumato da un pezzo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti quei ribelli che ancora non hanno infilato la testa sotto la sabbia.

L’agenda politica delle diverse nazioni – in particolare di quei paesi che orgogliosamente si dichiarano democratici e liberi – mostra che c’è grande timore nel porre dei divieti e nel prendere posizione sulle questioni che hanno a che vedere con gli aspetti esistenziali ed etici della vita. Lo Stato, apparentemente, non contribuisce più a creare l’etica collettiva attraverso il diritto o l’azione culturale, perché i burocrati di potere, si sono piegati alla convinzione che non esiste alcuna legge oggettivamente naturale e superiore. Le rare volte che l’attività legislativa tocca aspetti etici, lo scopo di fondo sembra essere sempre e solo quello di contribuire a sancire la supremazia del diritto e della libertà dell’Uomo-Individuo sulla Tradizione e sul benessere collettivo.

Il finto dibattito tra i finti rappresentanti della cosa pubblica, si concentra, subdolamente, perlopiù su questioni di secondo piano, talvolta persino effimere, quali il mercato, le tasse, la legge elettorale, lo spread, le quote rosa, ecc. Le rare volte che questi sciacalli, fingono di interessarsi alle questioni etiche, lo fanno solo ed esclusivamente allo scopo di deregolamentare, di relativizzare e di normalizzare anche l’assurdo. Ai politici che sottostanno a lobby finanziarie basta che i cittadini paghino le tasse, che ci siano tensioni controllabili e di facciata e che sia garantita la civile convivenza per continuare a godere di privilegi immeritati, per vivere nella ricchezza, per far sesso quanto più spesso possibile e per avere tempo libero. Essi parlano di democrazia e di uguaglianza e non perdono occasione per farci riflettere sulla fortuna che ci è concessa per il fatto di poterci esprimere liberamente, di poterci riunire in assemblea, di poter manifestare, e decidere del nostro destino. Si tratta di slogan della peggior specie, che servono a rendere accettabile la schiavitù in cui l’umanità versa.

La via della reale regolamentazione etica e quella dell’educazione ai valori spirituali non pare dunque più prerogativa dello Stato, perché il potere non vuole un dialogo e un confronto che possa generare il risveglio delle coscienze dormienti o peggio, l’innestarsi di tensioni in seno alla società. Il cittadino, degradato al ruolo di suddito, non è che un animale da mungere, da spremere e controllare, attraverso un indottrinamento costante ai falsi miti del liberalismo. Gli intellettuali della TV sanno bene come reagire quando qualche “sciagurato” esce dal seminato e osa tirare in ballo la Chiesa o il soprannaturale, per sostenere la necessità di agire con impegno al fine di rigenerare l’umanità tramite una vera rivoluzione nella vita e nei valori.

Ingiustamente il sacro e il soprannaturale sono oggi costantemente e sistematicamente ridicolizzati dalla dilagante fede cieca nel materialismo, che è una visione dogmatica tutt’altro che razionale. La religione del materialismo passa attraverso la ridicolazzazione del sacro, che viene caricaturizzato e spacciato come il rifugio di ignoranti e sognatori. Per quanto sia assurdo, un simile approccio – che è tutto fuorchè il tentativo di valorizzare ciò che di buono c’è nell’uomo – genera ancor’oggi negli individui, una sensazione immotivata di libertà, una sensazione capace di trasformare la prigionia di ciascuno in una condizione tutto sommato accettabile e sopportabile. Il razionalismo relativista di questi tempi, si basa all’apparenza sul concetto che non vi sia nulla di certo, nulla di giusto a priori, nulla di significativo di per sé. Tutto diventa opinabile e oggetto di dibattito e al dibattito possono partecipare tutti, senza selezione all’ingresso. Si tratta di un’uguaglianza di facciata che fa sì che possa parlare il ricco come il povero, il laureato e l’analfabeta ma nella realtà l’importante è che le parti in causa non si discostino mai da quanto proposto dalla cultura di massa, ossia dalla dittatura al pensiero unico. A quel punto l’uguaglianza non ha più valore. Quindi chi non si omologa, magari mosso dal desiderio di ristabilire un ordine sociale che si fondi su valori tradizionali, è tacciato sistematicamente di razzismo, omofobia, sessismo, passatismo, dispotismo, ecc.

Non si vuole in questo modo sostenere che un popolo con idee sane, possa diventar tale solo grazie alla repressione, al contrario siamo convinti che la partita fra il nostro modello e quello dei nostri naturali nemici, debba essere giocata sul piano culturale, sul piano della prevenzione e sul piano dell’attivismo rivoluzionario. Non ci si può e non ci si deve arrendere a tutto ciò. Occorre un impegno costante, finalizzato all’educazione delle nuove generazioni. Occorre aprir loro gli occhi mostrando apertamente i danni causati dal dilagante economicismo, dal libertinaggio sessuale, dalla schiavitù tecnologica, dalla pornografia, dall’uso di droghe, dalla fede cieca nella pseudo-scienza, ecc. Occorre riportare l’etica al centro del dibattito politico. Occorre continuare a battersi anche a costo di esporsi al pubblico ludibrio, ritrovandoci nelle piazze o negli scantinati, evitando invece lo stadio, la discoteca, la relazione epistolare via web, con la consapevolezza che essere tradizionalisti non vuol dire essere bigotti, ma vuol dire opporsi al declino spirituale, vuol dire opporsi al materialismo e al relativismo.

Vuol dire, insomma, avere consapevolezza di possedere quel sale in zucca, che consente a ciascun essere umano non vittima di ipnosi di distinguere il Bene dal Male.

Dario Leotti

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1 Commento su Liberi, belli, ribelli

  1. bell’articolo, mi é piaciuto.

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