Pellerossa, Tex Willer ti ha fregato

Un altro esempio di civiltà distrutta dalla standardizzazione dei modelli di vita

Secondo una pubblicazione dell’OxfordPress erano 100 milioni prima dell’arrivo dei coloni. Oggi secondo stime governative i nativi americani si sono ridotti a neanche due milioni e mezzo. Una delle culture più affascinanti del mondo va scomparendo.

Gli fu offerto il progresso, gliene è stato data solo una parte. Le scuole e ospedali son sempre stati costruiti fuori dalle riserve, e continuano oggi ad essere luoghi molto meno frequentati dai nativi rispetto agli altri cittadini. Alcol, abusi sessuali, gioco d’azzardo sono tutti prodotti d’importazione prima praticamente sconosciuti ai pellerossa. I tassi di suicidio sono fino al dieci per cento maggiori di quelli medi degli Stati Uniti. Chi riesce ancora a campare (il 25% dei bambini vive in stato di miseria) lo fa fondamentalmente grazie a provvedimenti governativi che permettono ai nativi di non pagare le accise sul tabacco e di poter gestire case da gioco. Ad alcuni tra i più grandi guerrieri, cacciatori e viaggiatori della storia cos’è rimasto? Sigarette e casinò.

Pensavamo di essere Tex Willer, e invece siamo Mefisto.

Come in tanti altri casi la verità è una: un solo modello di vita non va bene per tutti. Ogni popolo ha una propria cultura: cambiargliela vuol dire sottrarlo a equilibri centenari. La pretesa dei “visi pallidi” di evangelizzare il mondo coi propri valori assoluti ha sempre questi effetti (qualcuno ha visto Once were warriors?). Un solo pianeta, tanti popoli, tante tradizioni, tante comunità, tante patrie. Perché essere tutti uguali non solo è irrealizzabile, ma è pure una pessima idea.

Andrea Carbone

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1 Commento su Pellerossa, Tex Willer ti ha fregato

  1. Non è rimasto solo quello, ma tra gli attuali Nativi di ogni parte del mondo, e quindi anche tra i Nativi in Italia, è presente quella generazione di saggi che, non sono i vecchi saggi della politica ne, i nuovi saggi post crollo del comunismo, ma quei saggi che hanno toccato con mani e cuore la relazione uomo, popolo e terra.
    Quest’articolo è di buoni propositi, il modello dominante imposto e, ad una attenta lettura della storia, mostra nei confronti dei Nativi Nord Americani, tutta la sua virulenza e violenza, proprio perchè questi popoli Nativi non si sono mai assoggettati, ma hanno continuato a subire angherie e soprusi che iniziarono con la rinchiusione nelle riserve e poi, continuarono con il mancato rispetto dei trattati e oggi continuano con la pressione psicologica quando i loro figli vengono strappati alle famiglie per essere mandati in istituti e termina con la restrizione nella povertà e nell’indigenza.
    La nostra saggezza non ha ancora capito quali veramente siano i motivi e le ragioni per cui questo popolo, che ha un nome, Popolo degli Uomini, non si sia mai voluto assoggettare. Capire questi motivi aumenterebbe enormemente la nostra saggezza.
    Detto questo una critica, non chiamateli più pellerossa.
    Il termine pellerossa (redskin) prende forma quando venivano date ricompense per gli scalpi dei Nativi, quando cacciatori tornavano portavano pelli di orso, pelli di bisonti e altre pellami, incluse le pelli rosse che, altro non erano che gli scalpi di Nativi.
    Oggi per un Nativo il termine pellerossa (redskin) è un termine che gli riporta alla mente tutte quelle persone del suo popolo che sono state trucidate, le loro urla, il loro sangue, le loro sofferenze, le loro umiliazioni.
    Il fatto poi che esista un squadra di football di Washington che si faccia chiamare redskin è una vero oltraggio ed una grande offesa al popolo dei Nativi, qualche Nativo li ha anche maledetti.
    A tutti gli Italiani che leggono queste parole chiedo di riporre i termini redskin e, tradotto, pellerossa, nel cassetto delle parole molto offensive e irrispettose.
    Che il Grande Spirito vi benedica!

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