Che dü marò

Diversi (ma neanche troppi) anni or sono, non sapendo come meglio perdere un’ora di lezione, il mio compagno di banco aveva chiesto alla professoressa (DC, ala dura) se avesse letto Il codice Da Vinci e cosa ne pensasse. Lei, vecchia volpe, intuite le nostre viziose intenzioni ci aveva liquidato in due frasi: “Io, i libri che fanno clamore, li compro dopo dieci anni: ho fatto così con Il nome della rosa e mi è piaciuto, farò così con Il codice Da Vinci. Sempre che tra dieci anni non sia fuori catalogo.”

Dieci anni non sono ancora passati, ma, a parte un articolo di Massimo Fini, che – purtroppo – non è farina del nostro sacco, anche noi del Talebano ci siamo astenuti dal pronunciarci sulla questione marò.
Fino ad oggi.
Anzi, fino a tra dieci minuti: già che abbiamo aspettato tanto, possiamo concederci qualche minuto a parlare di tutt’altro.

Tipo la Crisi di Corfù.
Accadde dopo che i greci il 27 agosto del ’23 sterminarono la delegazione guidata dal generale Enrico Tellini. L’Italia era stata indicata nel 1921 dalla Conferenza degli Ambasciatori (organismo del Consiglio Supremo Alleato) a far parte della commissione per la delimitazione dei confini albanesi, all’epoca oggetto di contenzioso – qui fatto copia e incolla da Wikipedia NdR -. E indovinate cosa fanno i Greci? Si fanno venire le fregole e ammazzano tutti (ma proprio tutti, guide, interpreti e collaboratori locali compresi), per poi provare, goffamente, a intorbidare il tutto dando la colpa a dei briganti locali di ritorno da una serata no. Beh, succede che a quei tempi l’Italia è ancora una democrazia, ma al governo c’è già Mussolini, il quale, prima cerca di giocarsela diplomaticamente (onori alla bandiera italiana, risarcimento alle vedove, responsabili impiccati, scuse formali, ecc.). Ma i Greci lo spernacchiano, un po’ come i rachitici che fanno brutto quando hanno alle spalle un ciccione da duecento chili (aka la perfida Albione), così Mussolini manda quattro corazzate nello Ionio e fa cannoneggiare Corfù. Tempo dieci minuti e arrivano risarcimenti, esecuzioni sommarie, scuse ufficiali e onori alla bandiera al Falero [dal libro di storia]

A questo punto, ci sembra quasi pleonastico dire la nostra sui marò, ma due colpi van dati.
Non esiste che te ne vai in giro per l’azzurro mar a fare il tiro ai pescatori, poi stampa e mezzo parlamento ti dipingono come martire della Libertà.
Se le cose le vuoi fare, o vai fino in fondo, o te ne freghi e nemmeno le cominci. Queste continue figure immonde non fanno altro che metterci in ridicolo(una su tutte, Natale 2012: I marò non tornano in India, E invece tornano e li processiamo, Ah ok scusate il disturbo).
Quindi, Emma, sappiamo che sei arrivata e ti sei trovata una bella gatta da pelare, ma facci sto favore: riporta quei due cogliò marò in Italia. Li fuciliamo noi.

Walter Quadrini

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