La società degli indifferenti

indifferenza

Prendiamo la famiglia Ardengo: Michele, Carla, la madre Mariagrazia, il signorotto Leo, l’amica e amante Lisa. La signora Mariagrazia è l’ex amante di Leo Merumeci di cui è innamorata,il quale desidera e si intrattiene con Carla,la figlia della donna, la quale sogna di scappare dal quel circolo vizioso e viziato della famiglia Ardengo, guardando Leo, verso il quale non crede di provare amore, come l’unica via di fuga. Lisa, amica di Mariagrazia, ex-amante di Leo, ama Michele, fratello di Carla, il quale è in perenne conflitto con l’uomo venerato dalla madre, Leo, con il quale la famiglia, indebitata e sull’orlo della miseria, deve assolutamente mantenere un ottimo rapporto per non lasciare che la bella casa familiare venga venduta. Sesso. Denaro. Motore e azione!

E’ Alberto Moravia che mosse i fili degli Ardengo, nel primo romanzo giovanile” Gli Indifferenti”, dove racconta la vicenda di una famiglia borghese durante gli anni fascisti. Prendiamo ora i romanzi, le pièces teatrali, i film, i racconti che hanno per oggetto un nucleo di persone appartenenti al ceto della borghesia: nella maggior parte dei casi sarà sempre un adulterio a dar vita all’azione, e il denaro giocherà un ruolo fondamentale per l’intreccio della storia. Il sesso e il denaro sono diventati i (non)valori di una classe conformista e annoiata che, nel circolo dell’ostentazione e dell’apparenza, non ha altra scelta che modellare il proprio io sulle logiche della libidine e della vanità che altro poi non sono che le logiche del consumismo.

Ma perché l’indifferenza? Perché è assente una volontà, che è alla base della scelta. Non si sceglie più perché si accetta in silenzio al fine di salvaguardare la catena della macchina borghese e il buon funzionamento della società , in modo indolore, che è la via dell’apatia. Prendiamo ancora le immagini strazianti che ogni giorno subiamo accendendo la televisione: massacri, perversioni, pornografia,complotti, furti, ipocrisie. L’indifferenza riduce l’immagine ad un numero, annichilisce l’etica, ci allontana dal reale, ci rende partecipi di una grande fiction. E grazie a questa indifferenza passano inosservate azioni atroci, “democratiche” (perché l’indifferenza è anche di linguaggio) : la morte violenta di Gheddafi, l’impiccagione senza processo di Saddam Hussein, gli stermini siriani. Al limite, si cambia canale.

E’ una condizione radicata ormai nella nostra società, che distrugge l’identità stessa di un uomo quanto di una nazione, in quanto è una categoria applicabile e applicata ad ogni aspetto della vita: dal tradimento accettato per dovere economico e di apparenza all’indifferenza per la politica e verso la politica (tutti sanno chi ruba e quanto ruba, ma basta che ci si può comprare l’iphone). L’indifferenza è vigliaccheria, è silenzio verso un richiamo morale che nasce nella coscienza di ognuno; è paura. L’unico modo per reagire all’apatia del vivere, alla noia del quotidiano è abbandonarsi agli istinti e alle pulsioni: sessualità e proprietà, sesso clandestino e consumo, essere una cosa e avere una cosa. Borghesia vuota, inetta, egoista: è rifiuto del senso civico, del passato e del futuro, godimento e buone maniere. Il pensiero è mediocre, l’uomo è medio: ogni decisione è accettata con parassitismo, con anti-eroismo.

Gli uomini, come i personaggi di Moravia, sono alienati ,nel microcosmo, da sé stessi e dai valori umani come la famiglia e il dovere, nel macrocosmo, dai valori etici e morali, dal senso civico e dalle responsabilità. Specchio dell’uomo indifferente sono le caratteristiche delle sovrastrutture della società in cui vive: liberalismo economico sfrenato, astensionismo politico e inciuci, accordi internazionali a discapito della Nazione e della Storia, che corrispondono alla competizione e all’individualismo, al benpensare e alla moda dell’espatrio dell’uomo moderno.

(di Andrea Chinappi, tratto da http://www.lintellettualedissidente.it)

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