Date un mostro alla folla: vivo o morto, purchè in prima pagina

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Il Talebano, non e’ certamente in linea con il pensiero unico ed e’ per questo che riproduciamo senza ripensamenti una lettera giuntaci via email sul caso del soldato tedesco Priebke. Non si scandalizzino i benpensanti: noi del Talebano siamo liberi e la verità, anche quando scomoda, non ci fa paura.

La folla vuole il mostro in prima pagina: non importa se vivo o morto! Pare tu non abbia diritto nemmeno a una degna sepoltura nel paese che ti ha tenuto prigioniero tanti anni, tenete Priebke! Ora chi ti ha difeso e chi voleva il tuo scalpo si fa le stesse domande: chi celebrerà il funerale? Dove potranno piangerti i tuoi cari e i tuoi ammiratori? Nonostante siano passati all’incirca settant’anni dai fatti delle Fosse Ardeatine, la tensione attorno a te non sembra placarsi e fai discutere e litigare da morto, tanto quanto da vivo. L’Italia che ti ha condannato, l’Argentina nella quale hai vissuto tranquillamente per decenni e la Germania nella quale sei nato, fanno a scaricabarile per non assumersi l’onere di darti un giaciglio in una bara qualche metro sotto terra.

Avevi un solo desiderio prima di morire: rivedere tua moglie. Te lo hanno impedito. Ti hanno accusato di aver eseguito gli ordini, senza però ricordare che obbedire è ciò che viene chiesto a tutti i soldati in ogni angolo del Mondo. Hanno cercato in ogni modo di darti la patente del mostro, del boia, del criminale apatico. Hanno fatto credere alla folla che un giovane tenente in autonomia, potesse decidere della vita e della morte di un così grande numero di persone. Hanno rovinato il tuo centesimo compleanno con un sit-in sotto la tua casa e hanno aggredito tuo nipote che veniva a farti gli auguri. Alcuni uomini sono meno uguali di altri di fronte alla legge, così mentre si infangava la tua immagine e si perseguitava la tua persona come del resto era già accaduto a personaggi ben più noti di te, a partire dagli imputati al Processo di Norimberga, i terroristi di via Rasella rimanevano impuniti. Per loro medaglie per te il disprezzo.

Ci sono i poliziotti ora sotto la tua casa, tenente Priebke! Sono lì anche se tu non ci sei più. Son lì a scoraggiare quei giovani che vorrebbero portare un fiore, scandire slogan o imbrattare i muri con scritte a te inneggianti. Vi sono lobby assai potenti che non vogliono rassegnarsi all’idea della tua morte tenente Priebke . Per loro tu eri l’incarnazione del maligno, della disumanità. Quanto dovranno faticare ora per trovare altri uomini-simbolo a cui farla pagare. Gli anni passano e di nazisti da sbattere in prima pagina non ce ne sono ormai più. Il come e il dove si svolgerà il tuo funerale saranno loro a deciderlo. A loro non è andato giù di vederti sempre così composto. Non accettano che i vinti stiano con la schiena ben dritta senza invocare pietà. Non possono tollerare di non averti sentito chiedere perdono, di non averti visto sopraffatto dalla paura e dal rimorso per le tue azioni. Ma le pene che hai patito nella tua vecchiaia in verità trascendono le tue azioni. Non per quelle infatti ti hanno condannato. Ti hanno condannato sulla base del condiviso disprezzo per le idee che avevi quand’eri un giovane ufficiale e che non hai rinnegato nelle tua vecchiaia. Non è più il tempo della fedeltà agli ideali tenente Priebke.

E’ il tempo della menzogna questo! Se così non fosse gli storici denuncerebbero il fatto che la decimazione di civili per rappresaglia, in seguito all’uccisione di militari occupanti era cosa piuttosto diffusa fra molti eserciti e per giunta non considerata vietata dal diritto internazionale. Per te nessuna pietà cristianamente o umanamente intesa, tenente Priebke. Questa è la punizione che merita chi non rinnega il il suo passato. Perdona chi non comprende il tuo senso dell’onore, il tuo patire dignitoso, la tua fedeltà. Ora sei libero di non dovere dare più giustificazioni a chicchessia, mentre l’Italia, quella tutta d’un pezzo che ti ha comminato pesanti condanne giudiziarie e mediatiche, si prepara a far uscire di galera ogni sorta di malfattore.

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