Superare l’uomo del dopoguerra (orientamento # 2)

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Prosegue il percorso di orientamenti delineato da Julius Evola e da noi ora riproposto a puntate: oggetto della seconda linea guida del filosofo italiano è l’uomo del dopoguerra.

Come già affermato, vincitori e vinti della Seconda Guerra Mondiale si trovano sullo stesso piano; l’unico risultato del conflitto è stato l’assoggettamento dell’ Europa a potenze extraeuropee, Stati Uniti e Russia in primis. Queste “rovine” su cui pochi uomini si trovano ancora in piedi sono soprattutto di carattere morale: l’uomo del dopoguerra annovera infatti tra i suoi vari difetti il cedimento del carattere, l’anestesia morale, il disorientamento nonostante gli slogan della società dei consumi e della democrazia, il vivere alla giornata, l’assenza di un’ideologia e l’attenzione per gli interessi più miseri. Detto ciò, il primo problema da affrontare è rimodellare noi stessi, risorgendo interiormente. La lotta puramente politica è solo un’ illusione; se un popolo fosse in grado di raggiungere un alto livello di civiltà producendo uomini veri, resisterebbe anche alle peggiori calamità, anche nell’eventualità che si sia dato un sistema politico imperfetto. L’ uomo “nuovo” da ricostruire è da animare mediante un determinato spirito e adeguati valori.

Il secondo orientamento è più che altro focalizzato sul delineamento delle caratteristiche del tipico uomo che vive nel dopoguerra. In generale, siamo abituati a ritenere tale periodo come un’epoca di rinascita e ricostruzione. Evola, invece, propone una visione anticonformista, come accade spesso all’interno dell’opera: il dopoguerra è il primo periodo in cui iniziano ad emergere tutti i difetti degli italiani (e non), la maggior parte dei quali risultano assolutamente attuali: ad oggi, quante persone non provano alcun interesse per la politica, nonostante essa sia la base della società umana? Assenza di ideologia. Quanti non danno alcuna importanza a qualsiasi cosa che vada al di là del denaro e dell’arricchimento, impoverendosi culturalmente e svuotandosi dell’essenza umana? Attenzione per gli interessi più miseri. Quanti giovani subiscono la vita, se la fanno scivolare addosso, passando pomeriggi nell’inopia buttati sopra qualche panchina? Il vivere alla giornata. E così via.

La prima cosa da fare per superare tali schemi è il rimodellare noi stessi – punto che verrà approfondito in seguito dallo stesso autore – , creandoci un ordine interiore che ci permetta di risorgere e di ribellarci. Senza tale decisione, la lotta politica è già fallita. E’ necessario animarsi e riempire il vuoto creato dal mondo moderno con un determinato spirito e adeguati valori.

Luca Carbone

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1 Commento su Superare l’uomo del dopoguerra (orientamento # 2)

  1. Cosi che la Russia non èparte d’europa? Sono il baluardo del cristianesimo vero, vale a dire l’ortodoxo. E hanno i maggiori geni della literatura da dopo la Rivoluzione Francesa. Bravi talabani. Siete ignoranti come i vostri cugini afghani!

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