Onora tuo genitore 1 e tuo genitore 2. Parola di Kyenge

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Onora il tuo genitore 1 e il tuo genitore 2. E’ uno dei comandamenti stilati da Cécile Kyenge, il nuovo profeta che si aggira per l’italia onde convertirne l’obsoleto e bigotto popolo, traghettandolo dall’epoca buia verso l’età dei lumi e dell’oro. Ave a te, Kyenge, nostra signora, fonte di distruzione permanente, terrore dei popoli e delle famiglie in particolare.

La ministra ha un’arduo compito: tramutare un ministero-specchio per le allodole dalla palese inutilità (se non mediatica) in uno strumento almeno apparentemente produttivo, per giustificarne i costi. E a produrre, la Kyenge è maestra, o meglio allieva di scuola fordista. Provocazioni su provocazioni, demenzialità su demenzialità, pericolosismi su pericolosismi, la nuova profeta del Duemila (anzi, la profeta da Novella 2000), ha conquistato tutti i rotocalchi e i red carpet possibili ed immaginabili. Ma, al di là del divertentismo prodotto da questa grottesca figura istituzionale, la visibilità mediatica donatale sposta l’attenzione su aspetti ben più seri ed allarmanti. I media creano (indirizzano) opinione pubblica.

La proposta, stavolta, arriva a onor del vero da un altro fenomeno del circo. Camilla Seibezzi, cui il lungimirante Comune di venezia ha insignito della diabolica delega ai diritti civili e alle politiche contro la discriminazione. Che la saggia Camilla ha prontamente sfruttato per proporre la cancellazione dei termini ‘madre’ e ‘padre’ dai documenti ufficiali, in favore dei più politically correct ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’. Palla subito presa al balzo, chi l’avrebbe mai detto, dalla Kyenge: infaticabile segugio di stupidaggini. Trattasi, ci dicono, di una sacrosanta battaglia agli stereotipi di genere (famigerati), all’omofobia (evidente in questo caso) e alla discriminazione (che schifo, osare distinguere un maschio da una femmina). Insomma, trattasi di diritti civili. Del diritto naturale ed inalienabile della madre di poter giocare al padre, e del padre di poter giocare alla madre. E del padre e della madre, di poter giocare al Dottore… vorremo mica discriminare il dottore…

Al di là dei commenti – fin troppo banali – del caso e delle bocciature giunte trasversalmente all’infelice sortita, resta una questione di fondo: il futuro della dialettica etico-politica si sta orientando sempre più sui temi della famiglia e delle istituti fondamentali della vita dell’uomo. Non si tratta più di destra o sinistra, ma di difesa o contrasto alla visione naturale e tradizionale dell’essere umano, nonchè – per estensione – della comunità di persone. L’attuale governo – volendo un ministero ad hoc per dar voce alle campagne rappresentate e divulgate dalla Kyenge – ha fatto una scelta di campo definita e difficilmente revocabile. Abbatterlo, è l’unica opzione nelle mani di quelle persone e forze politiche che si professano detentori dei valori tradizionali.

Vincenzo Sofo

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