Omofobia, omolatria & omofollia

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A sentire telegiornali, giornali, ministri e politici vari, sembra che le città italiane siano in preda al panico, con gente che scappa di qua e di là, urlando e piangendo spaventata alla vista di un omosessuale. E’ un emergenza per cui serve una legge ad hoc, hic et nunc. Qualcosa tipo legge marziale, sull’orlo di una guerra civile. Se una volta ci si scannava tra fascisti e antifascisti, ora a darsela di santa ragione sarebbero froci e antifroci. Le mamme non fanno più uscir di casa i loro figli, timorose di sampietrini, bombe e sparatorie. O aggressioni a colpi di borsette. Le famiglie iniziano a traslocare in seminterrati, a costruire bunker, ad emigrare verso terre più civili e tolleranti. Progressiste. Serve una legge ad hoc, hic et nunc. Eh già. Con buona pace di quegli inetti che invocano moratorie sui temi etici, onde evitare divisioni della popolazione in un momento così delicato. Qui ci sono omosessuali ed eterosessuali che si ammazzano ogni giorno alla luce del sole. Altro che Brasile, Turchia, Egitto… qui il Paese è in rivolta.

Tutto ad un tratto, nel bel mezzo di instabilità governativa, crisi economica, scandali diplomatici e rivolte arabe, spunta l’allarme omofobia. Invenzione frutto del momento omolatria. Gay, ora più che mai, è un brand. Una moda, un marchio e un jolly da giocare per uscire dall’impasse… di governo soprattutto. La sinistra, poco tempo fa, ci aveva già provato con la questione ius soli e razzismo. Giocarsi l’asso per distrarre i polli. Per questi colpi di teatro, Letta ha addirittura istituito ministeri appositi, senza denari e strumenti alcuni che non la mediaticità, e ministri appositi, senza peculiarità alcune se non la mediaticità.

Il problema è che, a denunciar lo spettro omofobia per fomentare la moda omolatria, si rischia l’omofollia. Ossia, una legge assurda, liberticida, dispotica. L’omofollia spinge il detendore della fiaccola democratica a prendere in mano l’ascia della tirannia, carcerando la libertà di opinione e decapitando l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Senza entrar nel merito del (finto) tema omofobia, qual persona savia – ci si domanda – sarebbe in grado di ignorare l’illegittimità di una legge siffatta?

Quale moda, tendenza o brand è così forte ed autorevole da permettere ad una categoria di elevarsi a privilegiata di fronte alla legge? Quale particolare condizione giustificherebbe una maggior tutela di fronte all’insulto, rispetto ad una persona qualsiasi? Non ho forse io, persona senza nessuna caratteristica degna di risalto, eguale diritto di essere protetto di fronte ad un insulto rispetto a chi risalta per colore, gusto sessuale o abbigliamento eclettico? Quale giudice è in grado di certificare le mie tendenze sessuali al fine di stabilire il grado di tutela di gui devo godere? O forse mi toccherà sculettare da femminiello davanti ad una toga, per farla pagare come si deve a chi mi ha dato dello stronzo?

Ai tempi della terronefobia, non vi erano leggi specifiche adottate al Nord per tutelare i calabresi-siciliani-pugliesi-napoletani che abitavano le città settentrionali. E nonostante ciò, sono sopravvissuti, anche in buono stato di salute. In fondo, nonostante venissero dal sud, si trattava di gente normale… che forma di disabilità possieda un nero o un omosessuale, invece, ammetto di ignorarlo. Ma è scontato che debbano averne qualcuna, se vanno trattati con modalità specifiche e differenti da quelle ordinarie.

Occhio solo che, dopo i falsi invalidi, il governo non si ritrovi il fenomeno dei falsi froci. Ma ce ne accorgeremo quando, al sud, tutti inizieranno a girare per strada con la Hermès.

Vincenzo Sofo

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