Chiavi inglesi per la democrazia: la storia di Sergio Ramelli

Il Talebano non è amante delle ricorrenze. Ma questa, è una storia a parte. E’ una storia che, dopo quasi 40 anni, ancora ci fa venire i brividi. Perchè riguarda un ragazzino come tanti, anzi come pochi, che dedicava la sua giovinezza alla lotta per un ideale. E che per questo è stato scannato, vilmente, a colpi di chiave inglese in testa. Ancor più perchè, questo e altri due assassini sotto citati, cadono pochi giorni dopo il 25 Aprile, celebrato in pompa magna come momento di liberazione, unità, pacificazione, democraticizzazione. Ma la storia, si sa, è tutt’altra.

Quel ragazzino poteva essere chiunque di noi, che dedica il suo tempo alla politica con la P maiuscola. Quel ragazzino è giusto che sia sempre ricordato, che rappresenti un simbolo. Che faccia ricordare a tutti che cosa vuol dire battersi per dei valori, degli ideali, con i sacrifici che questo comporta.

Sergio Ramelli era un giovane studente milanese simpatizzante del Fronte della Gioventù. All’inizio degli anni ’70 frequentava l’Istituto Molinari, caratterizzato da una forte presenza della sinistra extraparlamentare. Il primo episodio avviene in seguito ad un suo tema sulle Brigate Rosse: i capi di Avanguardia Operaia bloccano lo studente incaricato di consegnare i compiti al professore, si fanno consegnare con la forza il tema di Ramelli e lo affiggono alla bacheca della scuola. Ramelli viene “condannato” a lasciare l’Istituto: da questo momento si scatena la persecuzione. Minacce e aggressioni che una volta subisce anche il fratello, aggredito da due giovani armati di chiavi inglesi che probabilmente lo avevano scambiato per Sergio. Così i genitori decidono di trasferirlo in un istituto privato: quando Sergio e il padre si recano nella presidenza del Molinari per richiedere il nulla osta al trasferimento, gli studenti di Avanguardia Operaria li assalgono con calci a pugni.

Verso la fine del febbraio 1975, un ex studente del Molinari e membro del “Servizio d’Ordine” di Avanguardia Operaia, propone un’azione punitiva ai danni di Ramelli alla squadra del Servizio d’Ordine presso la Facoltà di Medicina. Viene consegnata una foto “segnaletica” di Sergio e iniziano gli appostamenti.

Il 13 Marzo il commando si riunisce in via Celoria per prepararsi alla spedizione, con chiavi inglesi e sbarre di ferro. Verso le 13, come era solito fare, Sergio rientra a casa. La squadra si lancia verso Ramelli ed inizia a sprangarlo alla testa. Dopodichè il gruppo scappa e si dirige verso le aule occupate dell’Università ove ripulire le chiavi inglesi e i vestiti dal sangue di Ramelli. Sergio, esanime in una pozza di sangue con materia grigia fuoriuscente dal cranio, è soccorso dalla portinaia del suo stabile e trasportato in ambulanza al Policlinico di Milano. Giunto all’ospedale in condizioni critiche, viene sottoposto ad un intervento chirurgico della durata di 5 ore. Per 47 giorni lotta fra la vita e la morte.

Sui quotidiani si sparge la voce, falsa, che Ramelli avesse fatto i nomi dei suoi aggressori: lo stesso giorno un gruppo di studenti di estrema sinistra si apposta sotto casa dei Ramelli e aggredisce il fratello, intimandogli di lasciare entro 48 ore la città “altrimenti farai la fine di tuo fratello!” Il 28 aprile un corteo sempre di studenti di estrema sinistra si avvia verso l’abitazione dei Ramelli e, ivi giunto, copre i muri esterni con scritte e manifesti carichi di insulti e minacce. Il 29 aprile 1975 Sergio Ramelli muore, a 17 anni.

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3 Commenti su Chiavi inglesi per la democrazia: la storia di Sergio Ramelli

  1. 29 Aprile 2013:camerata Sergio Ramelli presente!

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  2. A quell’epoca facevo parte della sinistra rivoluzionaria, ma già allora quell’episodio mi aveva fatto male al cuore. Pensavo che fosse necessario combattere i fascisti, ma non in quel modo.
    Anni dopo ho incontrato i Testimoni di Geova e ho ritrovato la fede. Adesso sono totalmente estranea alla politica, ma penso ancora spesso a questo ragazzo e alla sua famiglia. Spero che abbiano trovato un po’ di pace.

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  3. Solo una piccola precisazione: forse è stato un errore scrivere che è morto a 17 anni? Non ne aveva 19?
    Non che cambi molto, purtroppo 😦

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