Il profilattico no, non lo avevo considerato
La questione sul problema dell’AIDS e l’uso dei profilattici per combattere la malattia è solitamente basata tra chi sostiene che il condom sia il migliore metodo (mondo omosessuale) e chi crede che il modo migliore sia la prevenzione (la Chiesa cattolica). Da questa premessa ne nasce un problema che si sviluppa sui reciproci pregiudizi senza entrare nel vivo della questione: il profilattico è realmente lo strumento migliore per combattere la diffusione della malattia?
La Chiesa cattolica spiega che l’unico modo per debellare la malattia è l’astinenza, è evidente che con l’astinenza si arriverebbe con molta facilità a limitare prima e ad abbattere poi la diffusione della malattia ma credo sia anche evidente che nella società in cui viviamo questa opzione non è presa seriamente in considerazione e, per diversi motivi, si scelgono altri percorsi. Cerchiamo di capire quanto è efficace il profilattico.
La Chiesa Cattolica ha iniziato una campagna di informazione relativa alla non efficacia del condom spiegando che il virus con cui si propagherebbe l’HIV è 450 volte più piccolo dello spermatozzo… L’organizzazione mondiale della sanità ha molto criticato questa dichiarazione (non si comprende però cosa critichi in realtà, se il fatto che il virus sia più piccolo dello Spermatozzo di 450 volte o se il condom funzioni in modo corretto, la questione è molto rilevante). Come sappiamo, però, ci sono molti interessi economici e quindi spesso si chiude un occhio; per fare un esempio ricordiamo come l’OMS non intervenne nel bloccare la paura di epidemia data dall’influenza da pollo che portò i diversi stati ad acquistare molteplici scorte vaccini senza che vi fosse un reale problema. Cosa c’entra la misura?
L’accusa è che l’Hiv si trasmette anche con il preservativo usato correttamente ma nessuno lo dice. Il professor Joannes .P.M. Lelkens, anestesiologia all’Università di Maastricht e docente di fisiologia all’Istituto “MEDO” di Kerkrade (paesi Bassi) per la famiglia e l’educazione sostiene che la probabilità di rimanere incinta utilizzando costantemente, in ogni rapporto sessuale, il preservativo varia il 9% e il 14%. Questo significa che se 100 coppie usassero per un anno intero esclusivamente il preservativo come anticoncezionale circa il 12% di donne rimarrebbero incinte. Il dato è confermato dall’Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi).
Quindi? Questo studio prova che gli spermatozzoi possono passare attraverso il preservativo e quindi Lelkens fa notare che il virus dell’AIDS e` piu` piccolo degli spermatozoi (0,1 micron) e perciò passa con più facilità attraverso i fori del profilattico. Ma vi sono altri che confermano la tesi del prof. Lelkens? Si, vi sono molteplici studi tra cui quello compiuto da C.M. Roland, capo della sezione “Proprietà dei polimeri” del Naval Research Laboratory di Washington, apparso in un articolo della rivista specializzata Rubber World del giugno del 1993.
“Sulla superficie del preservativo – scrive Roland – la struttura originale appare al microscopio come un insieme di crateri e di pori. Più importante per la trasmissione dei virus è la scoperta di canali del diametro medio di 5 micron, che trapassano la parete da parte a parte. Ciò significa un collegamento diretto tra l’interno e l’esterno del preservativo attraverso un condotto grande 50 volte il virus”.
La notizia lascia sgomenti e va presa, ovviamente, con riserva, come la dichiarazione che il preservativo presenta fori 50 volte più grandi del virus dell’AIDS e quindi questo virus può benissimo attraversare la parete di gomma del profilattico (ecco spiegata la questione della misura). La dottoressa Susan C. Weller, che ha studiato la frequenza della trasmissione del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due partners è sieropositivo ha dimostrato che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell’arco di un anno; ciò a dimostrare che questi soggetti, nonostante l’uso continuato del preservativo, sono stati contagiati dal loro coniuge. Una percentuale molto alta che confermerebbe lo studio sull’efficacia del profilattico.
Il problema è sempre lo stesso, di chi ci si può fidare? La scienza? L’organizzazione mondiale della sanita’? La chiesa?
Credo che la strada da seguire sia sempre la stessa: il buon senso.
Fabrizio Fratus


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