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Rauti, tra il “camerata” Fini e i “beceri” neofascisti

Se è chiaro a tutti gli uomini liberi dai dogmi, che vent’anni di fascismo qualche eredità positiva l’hanno pur lasciata, alquanto più dura è cimentarsi nel ricercare di dare evidenza di un qualche lascito onorevole pervenutoci da quella melma che fu, e a quanto pare continua ad essere, il neofascismo fatto solamente di drappi neri, manciate di saluti romani e boia chi molla.

Esso rappresenta quanto di più anacronistico, folkloristico e grottesco, vi sia nel panorama politico italiano. Per capire di cosa parliamo proviamo a metterci nei panni del Sig. Nessuno, del borghese cioè che vive da suddito, interessato alla tutela del proprio orticello e a nulla più e immaginiamo il suo punto di vista su quanto di recente appreso, dai telegiornali e dai tg on-line per quanto concerne il mondo della cosiddetta “destra radicale”. In questi giorni infatti, per ben due volte, i neofascisti son stati chiamati in causa dai media. Dapprima lo scorso 28 ottobre, in occasione del 90° anniversario della Marcia su Roma e in seguito in occasione dei funerali di Pino Rauti. Relativamente alle celebrazioni per il 28 ottobre, il nostro Sig. Nessuno avrà pensato: “ma perché ci sono questi nostalgici invasati, che dopo quasi 70 anni dalla fine del Ventennio, ancora si recano a Predappio col fez, la camicia nera, le spillette acquistate su e-bay, per sfilare al seguito di labari di legioni che non esistono all’infuori della loro psiche?”

Son passati pochi giorni e il Sig. Nessuno ha visto altri (nella sua testa in realtà son gli stessi), inveire contro Gianfranco Fini in chiesa ai funerali di Pino Rauti. Ha letto di sputi, di grida, di cori, di insulti in Chiesa, ecc. Ha letto che solo l’intervento della figlia Isabella, ha consentito di porre termine allo scempio. Il Sig. Nessuno ovviamente, non potrà che rabbrividire.

Se svestiamo i panni del Sig. Nessuno, e vestiamo quelli di chi, senza scadere nel trash, senza cioè bisogno di tramutare gli ideali in meri slogan incorniciati da ridicolo folklore, ha militato nelle fila della cosiddetta “destra radicale”, il discorso non cambia di molto. Rimangono il disgusto e la facile ironia. In più c’è la percezione chiara che il fascismo come inteso da uomini della caratura di Pino Rauti, di Gentile o di Evola è (per quanto goliardico e irriverente possa esser stato) rispettoso del Sacro. Sacro delle chiese che non possono esser ridotte a luoghi in cui far valere antichi e futili rancori. Sacro del cimitero ove è sepolto Benito Mussolini, che certo non è luogo in cui far pagliacciate grottesche fra prediche di padre Tam e minorati mentali. Sacro di un funerale e sacro del rispetto per il dolore dei familiari della persona che termina la sua vita mortale.

Pino Rauti non meritava un simile spettacolo. Non amava certe oscenità. Cercava anzi parole nuove, nuove battaglie, allo scopo di svecchiare un’area politica che viveva di sterile nostalgismo, mediaticamente vittima di sé stessa. Rompeva gli schemi e per questo molti giovani riposero fiducia in lui seguendolo in quel laboratorio di idee che fu il Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Guardava lontano e avanti Pino Rauti, senza rinnegare le sue radici e soprattutto senza ridicolizzarle.

Ricordando un idealista come Pino Rauti vogliamo omaggiare un “simbolo” culturale e politico che ha fatto sognare migliaia di ragazzi che in lui hanno creduto e lottato spendendo i propri anni tra attivismo, manifesti, idee e tanta colla…
Oltre la Destra, Ciao Pino.

Dario Leotti

2 Comments on Rauti, tra il “camerata” Fini e i “beceri” neofascisti

  1. Alessandro Cavallini // 6 Novembre 2012 a 12:23 // Rispondi

    Purtroppo per un certo ambiente i riti funebri sono diventati un luogo dove dare libero sfogo alle proprie frustrazioni per l’incapacità di incidere politicamente nella realtà.

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