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La Lega in Lombardia: la strada (e l’uomo) da seguire…

E’ praticamente giunto il congresso della Lega Lombarda, che – insieme al Veneto – costruirà le premesse per il congresso  federale che stabilirà come e con chi il movimento ripartirà.

La Lega arriva a questi appuntamenti frastornata dalle recenti vicende giudiziarie e dai conseguenti esiti elettorali, che la  mettono di fronte ad una scelta di rinnovamento che potrebbe determinare il rilancio così come la morte del movimento, a seconda di come viene interpretato. Maroni ha avuto il merito di evitare che la Lega si accasciasse al suolo contestualmente alla crisi del leader storico: ha reso il movimento indipendente dalla figura di Bossi, lo ha ripulito dal marciume e ora lo sta rilanciando per adeguarlo alle nuove sfide della società. Questo fa di lui il punto di riferimento naturale per gli anni a venire.

In Lombardia deve accadere lo stesso: serve qualcuno che sia in grado di far compiere al movimento un salto in avanti in termini di proposta politica e comunicazione delle idee, e al contempo un passo all’indietro in termini di ritorno allo spirito genuino anti-sistema delle origini. Insomma, nè beceri con le corna in testa nè faccendieri in doppio petto. Non limitarsi allo slogan e non ridursi all’amministrazione del potere.

Questa sintesi è ben espressa nella figura di Matteo Salvini: indiscutibilmente uomo del popolo e della base militante, non certo uno che si è limitato ad avanzare nascondendosi sotto le spalle larghe del potente di turno. Salvini la gavetta se l’è fatta eccome, il che è garanzia di contatto tra la dirigenza e la base; è un profondo conoscitore del territorio, grazie al perenne girovagare per strade e sezioni; ha dimostrato di avere una marcia in più rispetto agli altri in termini di capacità mediatica e comunicativa, riuscendo ad oltrepassare le quattro mura leghiste per avvicinare anche chi della Lega non è… acquisendo una certa trasversalità. Proprio come l’altro punto di riferimento necessario e naturale: Flavio Tosi.

Se dunque il rilancio del movimento in Lombardia non può che passare da Salvini, per quanto riguarda le modalità bisognerà innanzitutto restituire alla cultura e allo studio un ruolo predominante: bisogna evitare di restare intrappolati nello slogan provocatorio, dall’effetto immediato ma troppo facilmente etichettabile ed emarginabile, per puntare sui contenuti. La proposta politica va aggiornata e resa sempre attuale rispetto ai tempi, avendo il coraggio e l’intelligenza di  modificare anche i toni e i linguaggi di comunicazione per far sì che venga presa in considerazione ed accettata negli ambienti esterni (e anche ostili). Bisogna avere la capacità di andare oltre gli schemi pre-costituiti.

Per fare tutto questo, non vediamo in questo momento conducente più affidabile di Salvini, con la speranza concreta che questo possa incentivare tutti gli altri dirigenti e militanti a seguirne l’esempio di vitalità e intelligenza politica.

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