Arte e dietrologia

Di Barbara Leva

Cenacolo vinciano, nuova novità. San Giovanni sarebbe in realtà una donna, Giovannina, ritratta nel quaderno di schizzi del Maestro perché di una bellezza sconvolgente.

Dan Brown, il romanziere Dan, apre un nuovo filone di ricerche all’interno della Storia dell’Arte, trasformandola in Storia della Romanzaggine per plebaglia attratta dall’ignoto. La televisione di Mistero, R.I.S, C.S.I e compagnia bella, ha ascolti in crescita e la letteratura le si adegua. Ecco quindi che l’interessante è dovuto sì al contenuto, laddove per contenuto si intenda l’incomprensibile. Talvolta però l’incomprensibile non è tale per mancanza di approfondimento ma per carenza di contenuto stesso.
Le opere pittoriche di Leonardo, il teorico dalla sintassi cristallina, sono conosciute per il loro essere misteriose, ambigue, esoteriche quasi. Questo lo si mormorava già prima del romanzo dell’americano sopracitato – dopo l’uscita dell’opera, questa caratteristica ha attratto folle di pseudostudiosi e pseudoconoscitori nel dibattito circa il perché e il percome del dettaglio dell’autore in questione. Parentesi: su Veronese e Giorgione, maestri delle composizioni cifrate comprensibili soltanto dalla loro committenza, enigmi visuali già per i loro contemporanei, si trovano cenni di ipotesi in manuali e monografie; si aspetta il prossimo romanzo per aprire la loro interpretazione impossibile al grande pubblico formatosi più sulle tv commerciali che nelle Scuole.

Le opere pittoriche di Leonardo, noi studiosi e conoscitori dell’opera stessa quanto della personalità dell’artista, siamo sicuri che siano misteriose, ambigue, esoteriche quasi? Siamo ancora in grado di far valere le nostre competenze per azzardare un’interpretazione che vada oltre alla morale del commercio, e ammettere che anche fosse stato Leonardo un esoterico, un misterioso, un ambiguo, e accettare che sì la sua pittura ha caratteristiche luministiche personali e fuori schema, la sua composizione eccentrica rispetto allo standard dell’epoca ma Leonardo resta comunque un uomo del suo tempo, che certi schemi personalizzati rientrano nella categoria del tempo, e certi particolari fin troppo particolari non sono  altro  quel  qualcosa che il  romanticismo chiamerà elemento di genialità?

Mi permetto un’ulteriore parentesi. Opere religiose di pieno Rinascimento, siamo certi necessitino un’interpretazione che vada oltre il dato di fatto stilistico?

Ecco dunque, che il dettaglio oggi diviene unico elemento degno di attenzione, che la composizione nel suo significato profondo perde validità in favore di un non detto che non è stato detto perché non esiste.
La mia tesi è questa. Non solo la mia, realmente: ogni manuale specialistico di Storia dell’Arte esordisce indirizzando lo sguardo su ciò che è diffidando del non so che intuibile e immaginabile. Questo infatti non porta ad altro che non romanzi.

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