LO SCIRE’ FA PARTE DELLA NOSTRA STORIA. IL CONVEGNO A MILANO
Con il termine conservatore-populista il politologo Marco Tarchi definiva il saggio “il mondo al contrario” dell’ ex Generale Roberto Vannacci oggi vicesegretario della Lega per Salvini Premier. Infatti come è risaputo intorno a questo noto libro si è coagulato un movimento culturale e poi politico che ha dato voce a molti italiani sempre piu insofferenti al postdemocratico politicamente corretto e al suo retroterra progressista, considerato uno snaturamento del modo di vedere la vita normale di anche qualche decennio fa. La schietta e coraggiosa voce di Roberto Vannacci e il suo crescente protagonismo ha aggregato e strutturato un movimento, che ha fatto parlare molto di sé spesso a sproposito. Infatti, in merito ad alcune considerazioni di Vannacci sul fascismo si è parlata di “pericolosa riscrittura della storia”. La questione però non sta affatto cosi. Recentemente, esattamente venerdi 21 Novembre, il Team Vannacci milanese in sinergia con il Talebano ha organizzato una bellissima serata sullo Scirè sommergibile della Regia Marina Italiana utilizzato dalla Decima Flottiglia Mas come unità di supporto per le operazioni con i mezzi d’ assalto come i Siluri a Lenta Corsa.
Si è distinto nella serata l’ottima relazione il nostro Marco Mantovani, organizzatore dell’ evento.
Come dicevamo queste iniziative sono trasgressive per i codici del politicamente corretto e per un ingenuo pacifismo, che come diceva Costanzo Preve “ama la pappa del cuore”. Tutto ciò alimenta non poche polemiche. Dal punto di vista di chi scrive si può dire che per prima cosa il revisionismo storico è fisiologico in discipline che si occupano di scienze politiche dal momento che si tratta di uno sguardo avalutativo che si attiene alla conoscenza del nostro passato indipendentemente dalle proprie considerazioni ideali e morali. In secondo luogo ci sarebbe da interrogarsi sulla ormai datata riflessione di Ernesto Galli della Loggia (intellettuale non certo simpatizzante della destra radicale) sul nesso tra caduta del fascismo e morte della patria. Potremo a lungo discutere su certe pagine del novecento su cosa siano state le rivoluzioni nazionali e sul dibattito tra studiosi e a questo riguardo rimando al bellissimo testo di Marco Tarchi “fascismo,teorie,interpretazioni e modelli”(2003), ma di sicuro, non è difficile vedere come la storia sia riscritta dal mainstream progressista, che dietro un ossessivo antifascismo, portano avanti una visione del mondo, cosmopolita, svirilizzata e degenerata e questo spiega la grande affluenza di pubblico dell’incontro sullo Scirè. Un pubblico che non vuole o non pensa ad un “ritorno del fascismo” ma è uno spontaneo senso di appartenenza nazionalpopolare che interessato alla ricerca storica e alla conservazione dei valori patriottici.Forse non mancano toni nostalgici, presenti per la verità in tutta la storia repubblicana che ne mettono in evidenza i lati problematici dell’antifascismo. Ci sarebbe quindi da interrogarsi sulla nostra nostra storia italiana invece che continuare un estenuante esorcismo su alcune pagine della nostra nazione. In questo sito ci siamo occupati molto del filone neopatriottico aperto agli sviluppi del regionalismo, distinguendolo da paradigmi giacobini problematici. Tutto ciò però non ci deve portare ad ignorare le manifestazioni patriottiche che ci sono stati nelle pur drammatiche vicende belliche del novecento. Anzi potremo certamente dire che una sana storia militare e patriottica è necessaria per sapere chi siamo e dove vogliamo andare e va assolutamente promossa. Non ci interessano i dogmi antifascisti e pacifisti, ma vedere nella storia come si sono manifestati valori patriottici e virili, senza nostalgie e con un sano senso revisionista conservatore sempre più sentito. Meritorio è stato l’intervento di Marco Mantovani che collega il Team Vannacci e “Il Talebano”.
Paolo Guidone

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