TERRA VS MARE NEL PENSIERO DI CARL SCHMITT. INTERVISTA A MARTINO MORA
Negli anni Novanta, il politologo Samuel Huntington pubblicava Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, un’opera in cui analizzava le dinamiche delle relazioni internazionali dopo il 1989, evidenziando il ruolo cruciale dell’identità culturale. In quel periodo si sviluppò un autentico filone di studi dedicato al nazionalismo. Etnie, religioni, nazioni e civiltà, che molti consideravano (o auspicavano) come vestigia storiche superate, destinate a dissolversi nel progresso tra il XX e il XXI secolo, si rivelano invece sorprendentemente vitali, nonostante l’affermarsi di un pensiero globalmente uniformante. Sebbene possa sembrare ardito ridurre i conflitti contemporanei a una dicotomia tra mondialismo e identità dei popoli, è innegabile che questa prospettiva offra una lente preziosa per interpretare le tensioni attuali. Chi scrive si schiera con convinzione a favore dell’identità dei popoli. Tuttavia, è fondamentale che la promozione del concetto di Comunità, portata avanti dal nostro laboratorio metapolitico, si fondi su un’analisi rigorosa e su riferimenti intellettuali solidi. Tra questi spicca Carl Schmitt, in particolare con la sua opera fondamentale Terra e Mare. Per approfondire questo tema, ne discutiamo con il professor Martino Mora.
Martino, come collochi Carl Schimitt all’interno della Rivoluzione Conservatrice?
Carl Schmitt (1888-1985), può essere avvicinato alla Rivoluzione conservatrice, ma secondo me ha delle peculiarità che lo distinguono almeno in parte da essa.
Innanzitutto la sua appartenenza alla cultura accademica come professore di diritto costituzionale; poi la fede cattolica, rivendicata sin da “Cattolicesimo romano e forma politica”(1923); infine il suo essere estraneo al cameratismo nazionalista dei reduci della Grande guerra, che accomunava molti esponenti della Rivoluzione conservatrice, anche se non tutti..
In comune con gli esponenti della Rivoluzione conservatrice in senso stretto (Oswald Spengler, Arthur Moeller van den Bruck, Ernst Junger) Schmitt esprime il rifiuto tanto del marxismo. quanto del liberalismo. In particolare Schmitt ebbe rapporti di dialogo costante, pluridecennale, con Ernst Junger.(1895-1998), l’amico di una vita .
Come un altro grande tedesco, Martin Heidegger (1889-1976), subì l’abbaglio (forse dovuto anche un po’ di opportunismo) di appoggiare il nazionalsocialismo al potere. Come Heidegger sostenne inizialmente il regione hitleriano, per poi rimanerne deluso, proprio come lo stesso Heidegger, già prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Ne dovette subire le amare conseguenze: l’ostracismo di vincitori e anche la prigionia, dopo la sconfitta della Germania.
Parlaci di “Terra e Mare”
“Terra e mare, Una considerazione sulla storia del mondo” è una sorta di divertimento intellettuale che Schmitt scrive per la figlia Amina nel 1943. E’ quindi un’opera apparentemente minore, rispetto ad altri capolavori schmittiani, In realtà è un testo fondamentale nella storia della geopolitica, come del resto un altro breve saggio schmittiano : “La struttura storica della contrapposizione planetaria tra Oriente e Occidente”(1955), scritto in riposta a “Il nodo di Gordio” del grande amico Enst Junger.
Tanto in “Terra e mare” quanto ne “La struttura storica”, Schmitt riprende il dualismo tra potenze di mare e potenze di terra, già sviluppato dal geografo scozzese Halford Mckinder (1861-1947), vero fondatore della geopolitica. Ma mentre il geografo inglese aveva identificato la civiltà avanzata con l’esistenza marittima, per Schmitt è la civiltà marittima, simboleggiata dalla nave, a costituire un ‘anomalia nella storia umana. La la civiltà terrestre, simboleggiata dalla casa (e qui Schmitt si ispira a un passo della “Filosofia del diritto” di Hegel), rappresenta l’esistenza autenticamente umana, radicata un una cultura, e in cui l’uomo mantiene un rapporto equilibrato con la tecnica e con l’economia.
E’ stata l’Inghilterra, “l’isola che si fece pesce”, a scegliere a partire dal XVI secolo, dopo l’abiura del cattolicesimo voluta da Enrico VIII, l’esistenza marittima, diventando la più grande potenza marittima e mercantile .della storia. Le talassocrazie del mondo antico (Atene, la Fenicia, Cartagine) e medioevale (Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, la Lega anseatica) infatti preludono solo in maniera imperfetta all’esistenza marittima inglese, che è transoceanica e quindi scatenata. La scelta dell’isola che si fece pesce, affidandosi al commercio e alla tecnica, è per Schmitt all’origine della successiva Rivoluzione industriale, che già Hegel aveva associato alla nave. Nel Novecento gli Usa strappano all’Inghilterra il ruolo guida tra le potenze marittime anglosassoni, ma la sostanza non cambia.
E’ anche evidente, su Schmitt, l’influenza della Rivoluzione Conservatrice (Oswald Spengler, il primo Thomas Mann): Ia civiltà del mare è la zivilisation, materialista, individualista e meccanica, che dopo la fase del protestantesimo non crede più in Dio, ma nel progresso. Illimitato. La terra è la kultur, la civiltà tradizionale, religiosa, comunitaria ed organica.
Scrive Schmitt: “ la civiltà è senz’altro determinata in senso maggiormente terraneo e la civilizzazione in senso maggiormente marittimo.”. C’è anche un’affinità col famoso pamphlet di guerra di Werner Sombart, “Mercanti ed eroi” (1915), nel quale il grande sociologo tedesco aveva contrapposto lo spirito mercantile britannico allo spirito eroico germanico..
Come collochi l’attualità di questo interessante classico?
E’ estremamente attuale, visto che ormai nell’ epoca della globalizzazione il mare sembra avere quasi sommerso la terra.E’ la “civilizzazione universale” anglosassone, come la definiva pure Heidegger, che anche a causa della caduta del comunismo sovietico (1989-91) ha dilagato ormai quasi ovunque. Una mostruosa civilizzazione tecnico-economica, in cui la politica è completamente sottomessa al potere del denaro, in cui la liberaldemocrazia è ormai una liberal-plutocrazia, in cui Dio muore nel cuore dell’uomo e l’atomismo sociale, il consumismo di massa, il meticciato, il femminismo e l’edonismo più estremo (pensiamo soltanto ai mostruosi Gay Pride) sembrano trionfare ovunque. Mentre l’uomo diventa schiavo persino del suo cellulare.
Dal punto di vista più strettamente geopolitico Usa, Israele e la Ue loro vassalla, non vogliono accettare un mondo multipolare, forse illudendosi di poterlo dominare ancora a lungo. L’imperialismo del dollaro sembra non volere mollare la presa,
Occorre sperare, come lo stesso Schmitt ne il Nomos della terra (1950), nel costituirsi di grandi spazi di civiltà, cioè in un pluriverso politico che soppianti definitivamente l’universo materialista americanocentrico .
Non dimentichiamo che nell’Apocalisse il mare è il simbolo del male, e l’Anticristo è la Bestia marittima.
Paolo Guidone

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