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NEOPATRIOTISMO E COMUNITARISMO

 

Il volume “Patria: di padre in figlio per il comunitarismo”, firmato da Fabrizio Fratus e Stefania Bonfiglio e pubblicato nel 2024 dalle edizioni Passaggio al Bosco, si erge come una delle espressioni più raffinate e audaci dell’identitarismo italiano contemporaneo.

Parafrasando Samuel Huntington, che intravide nel post-1989 l’ascesa dell’identità come fulcro dello scontro politico globale, possiamo affermare che tale intuizione ha trovato piena conferma nei rivolgimenti della storia recente. In questa luce, uno dei pregi più luminosi dell’opera risiede nella sua capacità di riscoprire il significato profondo di “Patria”, distinguendolo con eleganza dalle deformazioni imposte dalla modernità statuale. Come il testo sottolinea con forza, la nazione, così come la concepiamo, è figlia del tempo moderno, un’eco che risuona nelle analisi di numerosi teorici del nazionalismo.

Con uno stile che intreccia rigore e visione, gli autori rivisitano in chiave originale il neofederalismo di Gianfranco Miglio, cui Stefania Bonfiglio ha dedicato una pregevole dissertazione accademica. Tale riflessione si è arricchita nel corso di una recente puntata di Cultura e Arte su Radio Libertà, condotta da Andrea Rognoni, dove il concetto di Patria è stato accostato con finezza al termine “Matria”, coniato da Sergio Salvi alla fine degli anni Settanta. Chi scrive ha esplorato questa suggestione nel saggio “Come difendere la nostra identità”, un’opera che si pone in dialogo fecondo con il lavoro di Fratus e Bonfiglio. Entrambi i testi si intrecciano idealmente con le riflessioni del collettivo “Il Talebano”, che ampliano l’orizzonte verso una meditazione sul destino delle civiltà. In tale contesto riemerge con potenza il paradigma del “federalismo imperiale”, un’espressione cara a Giovanni Perez e nutrita dal pensiero di Julius Evola, dagli ambienti della Konservative Revolution e, in tempi più recenti, da figure come Alain de Benoist – nume tutelare della Nuova Destra –, Alexander Dugin, Francesco Di Marino, Claudio Bonvecchio e Adolfo Morganti. Non si può tacere il contributo della rivista Idee per un’Europa dei popoli (2007-2019), diretta con passione da Andrea Rognoni, che ha rappresentato un laboratorio di pensiero per queste istanze.

Questo fermento intellettuale si radica in una rilettura del concetto di comunità, evocato già da Aristotele e ripreso da Ferdinand Tönnies, in opposizione alla fluidità disgregante della postmodernità. Lungi dall’essere un rifiuto ottuso del globalismo, tale visione si confronta con le sfide del presente, misurandosi con esse in modo consapevole. A corroborare questa prospettiva giunge il recente Tecnodestra di Vincenzo Sofo, un’opera che invita alla lettura e nella quale l’ex europarlamentare si immerge nel dibattito sulla “tech-right”, affrontando le questioni cruciali che le destre identitarie europee sono chiam D ate a fronteggiare. L’asse Trump-Musk, con il suo peso crescente, tenta di imporre nell’agenda politica del Vecchio Continente la questione tecnopolitica. Come può la destra europea, forte della propria identità, rispondere a tale sfida? È un interrogativo complesso, che tuttavia non può prescindere da una triade concettuale fondamentale: l’Homo Religiosus, la Patria e la Matria. In questo intreccio si gioca una partita decisiva, che richiama il neopatriottismo di Paolo Guidone e il comunitarismo sofisticato della Nuova Destra di Alain de Benoist, uniti in un dialogo che guarda al futuro senza smarrire le radici.

Paolo Guidone

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