PREMIO ALMERIGO GRILZ. VINCONO VERITA’, CORAGGIO E MEMORIA
Milano, 21 mag – Nonostante le polemiche, ripristinata definitivamente la memoria del giornalista Almerigo Grilz. Ieri, lunedì 20 maggio, a Milano, si è conclusa la prima edizione del Premio Giornalistico “Almerigo Grilz”. La giornata conclusiva si è articolata in tre momenti: prima la conferenza stampa (ore 12:00) e l’inaugurazione della mostra Gli Occhi della Guerra (ore 13:00), a Palazzo Lombardia, poi, in serata, dalle 19:00, la premiazione dei vincitori al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano.
Il Premio:
Così gli organizzatori, l’Associazione Amici di Almerigo, raccontano l’iniziativa sul sito del Premio: «Almerigo Grilz ci ha insegnato che coraggio, voglia di conoscenza e determinazione rappresentano il viatico indispensabile per chi voglia misurarsi nel campo del giornalismo di guerra. Questo Premio, destinato ai migliori reportage realizzati da giornalisti italiani che non abbiano compiuto i 40 anni d’età, vuole onorare la sua memoria, […] promuovendo un giornalismo libero, coraggioso, immerso nell’azione e lontano dai condizionamenti politici e commerciali». Una descrizione precisa i cui temi fondamentali sono emersi in maniera inequivocabile durante la premiazione.
I lavori dei circa 30 candidati sono stati presentati tra il 6, il 9 e il 10 maggio a Trieste, la città natale di Almerigo Grilz, il cui Palazzo della Stampa (come non perde occasione di sottolineare Toni Capuozzo) lo ricorda, con una targa commemorativa, solo dal 2008, grazie al coraggio e all’insistenza dei suoi Amici.
I giornalisti in gara sono stati valutati da una giuria di professionisti del mestiere che, provenienti da realtà, giornali e orientamenti politici differenti, si sono messi in gioco – le polemiche che hanno investito l’istituzione del Premio non hanno risparmiato neanche loro – per celebrare la storia di un collega che la «polizia morale», sono parole di Peter Gomez, aveva coscientemente relegato all’oblio. La giuria si è composta dei citati Toni Capuozzo (Presidente del Premio) e Peter Gomez, di Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, che insieme ad Almerigo nel 1983 fondarono Albatros Press Agency, e di Francesco Semprini, Gabriele Micalizzi, Mauro Mazza, Alessandro Sallusti, Gabriella Simoni, Maurizio Belpietro, Giovanna Botteri e Gian Marco Chiocci.
La premiazione:
A vincere il Premio, tutti a parimerito, sono stati Alfredo Bosco e Luca Steinmann, Elia Milani, Karolina Chernoivan, e Salvatore Garzillo; un premio alla carriera che, tristemente, si è tramutato in premio alla memoria, è stato consegnato alla famiglia di Franco Di Mare giornalista e reporter Rai, attivo, come Almerigo, in zone di guerra, scomparso recentemente a causa di complicazioni dovute all’amianto respirato in servizio e, nonostante ciò, completamente abbandonato dall’azienda pubblica.
Tratto distintivo del Premio, ciò che rende davvero onore alla memoria di Almerigo, sono state le ragioni dei premi e il coraggio – perché in un tempo come il nostro di coraggio si deve parlare – dei professionisti della giuria, dei reporter vincitori e di tutti coloro che sono intervenuti sul palco.
Il tenore del momento è stato introdotto dal Professore Stefano Zecchi, ordinario di estetica all’Università degli Studi di Milano, che, invitato sul palco, ha chiarito ogni dubbio: un premio per giovani? Certamente. Ma un premio per giovani che vogliano dire la verità, che si mettano in cammino (Almerigo ha iniziato a viaggiare per l’Europa all’età di 14 anni, vendendo collanine per finanziarsi), per giovani che vogliano consumare le suole delle scarpe, lontano dalla scrivania e dal computer, ha rincarato Gomez.
Un premio per freelancer e factotum, il Direttore de Il Fatto Quotidiano ha ricordato, per esempio, di come il suo percorso giornalistico (iniziato e proseguito tra la cronaca cittadina e la scrivania) non sia paragonabile alle imprese di Grilz, e quindi dei premiati (Salvatore Garzillo e i suoi reportage per disegno sono l’esempio più lampante), costretti, necessità che diventa virtù, a scrivere, filmare, fotografare e montare nella completa autonomia. Un premio per gente onesta, come lo era Almerigo e come non lo sono i suoi detrattori, gente, certo, con delle idee, ma gente pronta ad andare ovunque per raccontare i fatti.
Così si è ricordato che buoni e cattivi esistono, ma anche che nelle guerre il confine è labile (ad Almerigo una certa stampa contesta di aver coperto una guerra dal fronte sbagliato), così si è ricordato del giornalismo ideologico che si è consumato nel quadro del conflitto russo-ucraino, mentre i premiati Alfredo Bosco e Luca Steinmann coprivano la guerra dai due fronti (smascherando ipocrisia e corruzione); così, nell’applauso generale della sala, durante la premiazione di Elia Milani (che ha raccontato con distacco professionale il 7 ottobre israelo-palestinese), si è ricordato che Israele consente l’ingresso a Gaza dei giornalisti solo se accompagnati dal proprio esercito.
Così si è resa giustizia alla memoria e alla carriera di Almerigo Grilz.
M.R.

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