DIFENDERE LA TRADIZIONE: IL CASO FRANCESE

Anche per chi ha una conoscenza superficiale del tema, la storia della Francia si presenta contrassegnata da una serie di snodi piuttosto rilevanti per la storia europea e per lo sviluppo del pensiero politico occidentale: Rivoluzione Francese, Comune di Parigi e maggio del ’68 sono tappe di una storia che ha fatto sì che il paese d’oltralpe fosse considerato un punto di riferimento per il pensiero politico progressista, che da Parigi si è sviluppato fino a coinvolgere l’intero Occidente.

Repubblica, Libertà e Laicità sono i valori chiave di questo processo. Qui ci interessa soprattutto focalizzarci su quest’ultima.

Storicamente potenza Cristiana, la rottura si ha con la rivoluzione del 1789, da cui comincia a nascere una sorta di spiritualità laica che preso scade nell’ateismo e, dal punto di vista politico, nel Laicismo attivo, ovvero in quella concezione per cui lo Stato è essenzialmente areligioso e le sue istituzioni devono perseguire una laicità che si sovrapponga e neghi simboli e tradizioni religiose.

Dal punto di vista progressista questo è un percorso unico e monodirezionale, in cui la Francia Cattolica è sempre più privata delle sue caratteristiche per arrivare, presto o tardi, ad esserne completamente priva. Per cui o atea o, più probabilmente, con un cattolicesimo completamente secolarizzato e privato dei suoi aspetti che potevano entrare in collisione con la visione imposta dalla Repubblica.

È evidente che qui stiamo semplificando fenomeni storici lunghi e complessi, però diciamo che dal punto di vista liberal-progressista la Francia è un caso da manuale di come uno stato profondamente cristiano possa essere efficacemente privato delle sue connotazioni religiose.

Tuttavia, c’è un dato da tenere ben presente, che mette in crisi la narrazione che vede del Cattolicesimo un fenomeno destinato a sparire o a secolarizzarsi: è senz’altro vero che negli ultimi 50 anni ci sia stato un crollo delle vocazioni, ma questo crollo non ha coinvolto i gruppi più legati alla sensibilità tradizionale e al Messale Tridentino, che sono anzi andati aumentando.  

Già nel 2013 Padre Claude Barthe, cappellano del pellegrinaggio Summorum Pontificum, osservava che in Francia su 710 seminaristi 140 provenivano da seminari legati alla Messa Tradizionale, di cui 50 appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (i cosiddetti “lefevriani”). Ma anche tra i sacerdoti diocesani una buona parte aveva sviluppato una sensibilità tridentina, celebrando in entrambe le forme, concludendo così che in Francia in quel momento circa un seminarista su tre era vicino al mondo cattolico tradizionale.

Prendendo qualche dato più recente, possiamo vedere come nel 2018, stando ai dati della Conferenza Episcopale, in Francia siano stati ordinati 114 sacerdoti, un numero bassissimo, ma di questi circa il 20% provengono da Istituti celebranti in Latino. Notiamo poi che in questo numero non sono comprese le ordinazioni “lefevriane” né sono segnalati gli ordinati con il Nuovo Rito ma che celebrano in entrambi, con la conseguenza che il numero effettivo di sacerdoti legati alla tradizione è significativamente più alto. 

Passando ora a una considerazione più propriamente “politica”, per quanto i cattolici ad oggi non rappresentino più una massa elettorale compatta e disciplinata come poteva esserlo in tempi passati, dall’analisi del voto IFOP si rileva come siano l’unico gruppo religioso dove al primo turno non abbia prevalso il voto a Macron, anzi circa il 50% si è orientato sui candidati dichiaratamente di destra (in controtendenza con il dato generale che ha visto le destre fermarsi al 37%). In particolare, circa il 10% dei cattolici ha scelto Zemmour e il 30% Le Pen (il restante 10% si è orientato su Repubblicani e candidati conservatori minori), evidenziando come anni di progressismo politico e teologico non hanno scalfito una nutrita componente della comunità cattolica francese.

In sintesi, per quanto questo fenomeno possa essere silenziato da parte della narrativa mainstream, che vedrebbe così crollare il suo castello di carte in base a cui la realtà tradizionale è destinato a sparire in un’irrefrenabile evoluzione verso un mondo sempre meno cristiano, è evidente che nella laica Francia una porzione sempre maggiore della popolazione continui a vedere nel Cattolicesimo un elemento identitario e da preservare, in particolare nella sua accezione più tradizionale.

Questo perché la Tradizione è giovane, ha un futuro e non è destinata a morire, come invece sembra debba accadere per chi, in nome dell’aggiornamento e dell’adattarsi ai tempi, si è aperto a modernismo e secolarismo.

Andrea Campiglio

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