C’ERAVAMO TANTO AMATI: TALEBANI E PAKISTAN SEMPRE PIU’ DIVISI?

Sembra ormai lontana la data del 15 agosto 2021, giorno in cui i Talebani hanno ripreso il potere formale in Afghanistan. Il paese che attualmente gode e subisce principalmente le conseguenze è il Pakistan.

Uno dei principali motivi di tensione tra Pakistan e Afghanistan riguarda la creazione di una recinzione ad opera del primo stato che vorrebbe contrassegnare il confine lungo la Linea Durand. Tale divisione risale al periodo britannico e non viene riconosciuta dal potere di Kabul. I lavori per l’effettiva creazione del muro sono iniziati nel 2017 e viene giudicata dall’Afghanistan come un’interruzione illogica, in quanto in quella che viene definita la “cintura tribale pashtun” verrebbe creata una linea di demarcazione che dividerebbe anche nuclei familiari. L’intento del Pakistan è quello di rendere meno “fluido” il passaggio per i terroristi.

Da inizio anno ad oggi il Pakistan è diventato nuovo terreno di scontro tra cellule terroristiche di varie denominazioni e l’esercito regolare è impegnato ad arginare i frequenti attacchi. A complicare lo scenario si staglia la causa del Balochistan: area secessionista popolata dall’etnia baloch che, attraverso numerosi attentati, sollecita la richiesta di indipendenza. Questa regione è situata al confine con l’Afghanistan e l’Iran, è scarsamente popolata e si può osservare come sia una delle zone meno sviluppate. Il territorio è ricco di materie prime e gli abitanti rivendicano l’iniqua spartizione dei profitti ricavati dal commercio di gas e minerali preziosi. Il Fronte di Liberazione Baloch (BLF) e l’Esercito di Liberazione Baloch (BLA) sono gruppi secessionisti che perorano con la lotta armata quanto appena descritto.

Nel Balochistan sono attivi altri gruppi reazionari affiliati all’Isis (Stato Islamico nella provincia di Khorasan, Is-K:militanti ex talebani, composto da tante micro-cellule) e ai talebani pakistani, il più noto tra essi è Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP). Questi ultimi sono una sottocellula, in passato scissionista, del gruppo afghano, appoggiano ideologicamente Al Qaeda (sono alleati nei territori di confine). Il capo TTP è Noor Wali Mehsude; il suo vice è Faqir Muhammad (liberato dalle carceri nel momento della presa di potere dei talebani afghani). Si stima che circa 2300 grandi esponenti del TTP siano stati scarcerati nell’agosto 2021 e ciò ha fatto si che il gruppo pakistano giurasse fedeltà  a Hibatullah Akhundzada, leader dei talebani afghani.

  • 02/02: due presidi di sicurezza nella provincia del Balochistan vengono attaccati. Perdono la vita sette soldati, da sommare ad altri dieci che sarebbero deceduti nel corso di altre rappresaglie nei giorni precedenti. Rivendicazione: BLF. Il governo centrale pakistano accusa l’India di sostenere gli insorti (accusa prontamente smentita).
  • 06/02: i militari pakistani riescono a ristabilire l’ordine dopo giorni di combattimenti intensi. La violenza è scaturita mentre il primo ministro pakistano Imran Khan si trovava in Cina per una visita ufficiale.
  • 06/02: nel distretto di Kurram (provincia di Khyber Pakhtunkhwa) si verifica un attacco ad opera di TTP, i guerriglieri sarebbero giunti appositamente dall’Afghanistan. Solo a seguito di ciò viene fatta una dichiarazione dal governo centrale pakistano che condanna lo sfruttamento del territorio afghano da parte di terroristi.
  • 02/03: a Quetta (capoluogo del Balochistan) un ordigno è esploso in prossimità di un furgone della polizia.
  • 04/03: una bomba esplode all’interno di una moschea sciita nella città di Peshawar. Attentato rivendicato dall’Is-K
  • 09/03: Is-K compie un nuovo attacco nel distretto di Sibi, situato nella zona meridionale del Balochistan.
  • 21/03: nel distretto di Bajaur (nord ovest del Pakistan) dei miliziani riconducibili a TTP hanno attaccato forze di sicurezza governative.

Alla luce di due mesi contrassegnati da violenze perpetrate da diverse “autorità terroristiche”, la crisi pakistana si tramuta in un disastro politico. Il 3 aprile, su richiesta del premier Imran Khan (a seguito di una mozione di sfiducia mossa dall’opposizione), il presidente del Pakistan, Arif Alvi, ha sciolto l’Assemblea Nazionale. Tale iniziativa è stata valutata come incostituzionale da parte del Parlamento (giudizio impugnato dall’opposizione, che si è quindi appellata alla Corte Suprema), ma tale scioglimento comunque prevede l’organizzazione di nuove elezioni entro 90 giorni.

L’iniziativa di Imran Khan è da ascrivere ad un estremo tentativo di mantenere il potere, servendosi di elezioni anticipate che si sarebbero dovute tenere il 3 aprile. La celerità degli eventi gli avrebbe garantito l’impossibilità di una pari competizione politica degli sfidanti. Il primo ministro ha tentato inoltre di accusare gli oppositori di collusione con gli Stati Uniti che, a suo dire, avrebbero interesse a spodestarlo. L’8 aprile Khan, a seguito dell’avviso della creazione di una sessione parlamentare per votare un nuovo premier, ha esplicitamente manifestato i suoi sospetti, dichiarando pubblicamente di sospettare che quanto avvenuto sia in realtà una cospirazione voluta da stati esteri. Il Dipartimento di Stato americano ha prontamente smentito le accuse mosse.

Imran Khan è stato posto sotto l’attenzione globale anche per quanto riguarda il memorandum d’intesa concordato il 5 febbraio con il suo omologo cinese Li Keqiang per la creazione del Corridoio economico Cina – Pakistan (CPEC), progetto che rientra nell’ambizioso progetto (infrastrutture e finanziamenti) legato alla Nuova Via della Seta.

Un dato storico particolare che dovremmo ricordare è che dall’indipendenza dalla Gran Bretagna, avvenuta nel 1947, nessun premier pakistano ha mai portato a termine il proprio mandato di durata quinquennale. Il maggior numero di golpe sono stati ad opera di militari.

Arianne Ghersi

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