LA GUERRA IN UCRAINA E I NUOVI SCENARI DALL’ AFRICA AL MEDIORIENTE

Le settimane appena trascorse hanno visto come protagonista l’Ucraina, corredata di false notizie, complottismi improbabili e sodalizi incredibili. Ovviamente la guerra coinvolge indirettamente, soprattutto sul piano finanziario, il Medio Oriente e numerosi paesi africani.

Per quanto concerne l’Arabia Saudita, il Wall Street Journal menziona trattative in corso segrete con la Cina per stipulare nuovi accordi sulla valuta da usare per gli scambi commerciali; l’ipotesi più accreditata vorrebbe condurre allo stravolgimento del dogma “petroldollaro”, dato che proprio su questo termine gli Usa hanno sempre basato l’idea di un monopolio monetario. Se il petrolio venisse venduto dall’Arabia Saudita (principale esportatore) in Renminbi (moneta cinese) alla Cina (il maggiore importatore), gli Usa rischierebbero di rimanere esclusi da un mercato di prioritario interesse.

Contestualmente si è assistito al voto Onu degli Stati Africani in merito alla guerra in Ucraina e ciò che è emerso è una forte contrapposizione tra filo e anti russi. Sud Africa e Angola, astenendosi, hanno confermato la loro fedeltà al Cremlino, ma ciò che potrebbe suscitare stupore sono le reazioni di Etiopia ed Eritrea: il primo non ha votato, il secondo ha voluto esporsi contro la condanna all’invasione dei russi su territorio ucraino. Il Sudan, attraverso una visita a Mosca del generale Dagalo Hemedti prima dell’invasione, ha voluto rafforzare il sodalizio tra i due paesi. Anche quest’ultima presa di posizione era assolutamente prevedibile dati i massicci investimenti russi a sostegno di Port Sudan e l’innegabile presenza dei mercenari della Wagner nel paese. Ciad, Niger e Mauritania hanno votato contro l’invasione. Il Burkina Faso, che ha recentemente ricevuto importanti appoggi dai mercenari del Cremlino contestualmente al golpe militare, non ha partecipato alle votazioni. Il Mali si è astenuto, ma bisognerà valutare sul lungo periodo la capacità russa di permeazione nel territorio e le mosse francesi che potrebbero cercare di trarre vantaggio dai troppi fronti “aperti” dello sfidante.

L’Algeria torna prepotentemente protagonista perché primario interlocutore per l’esportazione di materie prime. Si può però ipotizzare che stati africani ricchi di risorse non ancora messe a profitto a causa di problemi logistici (Nigeria, Senegal, Mozambico e Costa d’Avorio) possano acquisire sempre maggiore credibilità.

A complicare questo complicato quadro di alleanze, una speciale menzione deve essere dedicata alla Siria. Secondo il Wall Street Journal, Mosca avrebbe reclamato “aiuto” all’alleato storico chiedendo di fornire il supporto di militari altamente specializzati per riuscire a far capitolare Kiev. Questa notizia è stata confermata da DeirEzzor 24 (agenzia stampa siriana) che precisa sia stata offerta dal Cremlino una cifra di circa 300 dollari ad ogni soldato disposto ad unirsi ai contingenti russi per sei mesi. Risorse disponibili a partecipare al conflitto sono state cercate, individuate e già scese in campo nell’orbita cecena.

È indubbio il coinvolgimento dei mercenari della Wagner nella gestione del conflitto siriano e la formazione fornita ai combattenti di Assad potrebbe facilmente essere resa in cambio schierandosi al fianco di Putin in Ucraina. Altre fonti (ovviamente non autorizzate) legate ai detrattori del presidente Bashar, ma fortemente schierate contro il fondamentalismo di Daesh, menzionano una preoccupante realtà. La Russia starebbe arruolando i combattenti dell’Isis: l’attacco al carcere curdo a prevalenza di prigionieri appartenenti allo Stato Islamico verificatosi a gennaio non sarebbe una casualità.

La narrativa di queste fonti descrive il territorio di confine tra Siria e Turchia come un “non luogo” ormai gestito informalmente dalla Turchia. In tale contesto, i curdi (al fine di garantirsi la sopravvivenza con il nemico anatolico) avrebbero accettato di gestire le carceri dedicate quasi esclusivamente agli ex miliziani ma, l’ambiguo comportamento Usa che ha inserito nella lista dei terroristi un’importante sigla rappresentante il popolo curdo, avrebbe portato all’erosione dei rapporti con il paese a stelle e strisce.

Erdoğan, postosi come mediatore nel conflitto Ucraina – Russia, potrebbe in realtà giocare un doppio ruolo strategico. La Turchia, concedendo ai miliziani dell’Isis la scelta tra una morte lenta in carcere o un esilio contestuale al sostegno russo in Ucraina, risolverebbe parecchie questioni spinose:

  • Riuscirebbe a rendere “utili” i guerriglieri Daesh potendo vantare un credito fondamentale su Mosca
  • Guadagnerebbe popolarità tra i siriani che vivono a ridosso del confine potendo garantire maggiore sicurezza
  • Potrebbe zittire con il ricatto il governo siriano che ciclicamente denuncia vendite illegali di barili di petrolio ai principali partners europei (si stimano circa 3 milioni di barili al giorno)
  • La Turchia risulterebbe politicamente “pulita” agli occhi del mondo, avendo appunto giocato un ruolo di mediazione
  • Costringerebbe gli Usa, indirettamente, ad abbandonare quel flebile appoggio fornito ai curdi che si “spendono” nel trattenere tutti quei foreign fighters che nessun paese d’origine vuole accogliere
  • Riuscirebbe, nel silenzio e nell’indifferenza del mondo, ad assoggettare il popolo curdo privo di importanti alleati

Quanto descritto è giustamente da ascrivere alla categoria “illazioni”, è vero. Solo il tempo potrà dirci se quanto riportato potrà corrispondere a realtà. L’unico dato certo, però, è che l’Europa rischia di ritrovarsi alle proprie porte, se non infiltrati tra i profughi ucraini, personaggi fondamentalisti di rara violenza e dover iniziare a combattere un nemico interno senza volto, spesso capace di muoversi nelle maglie della nostra società perché originariamente appartenente ad essa..

Arianne Ghersi

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