IL SUICIDIO DELL’ EUROPA. ULTIMO ATTO

La guerra è fautrice di orrori, da sempre, soprattutto la guerra moderna, portata avanti senza alcuna nobiltà né estetica, dove si uccide a distanza, si mistifica e si alimenta odio. Chi invade e bombarda è generalmente in torto, ma ribadirlo è pleonastico, quando di mezzo ci sono vittime innocenti. Non dobbiamo però cadere nell’errore di confondere il lato tragico ed emotivo con quello storico e politico. Se infatti un bombardamento è di per sé una tragedia, è fondamentale il senso della misura nell’analizzare le motivazioni che possono aver portato ad un’escalation.

Tra coloro che si sono interessati alla questione Russia-Ucraina, pochi si sarebbero aspettati un’effettiva aggressione da parte della Russia. Non dovrebbe essere mestiere di un comune cittadino spiegare urbi et orbi i perché e i per come, né parlare della pulizia etnica in atto da anni nel Donbass da parte dei guerriglieri nazionalisti ucraini, il progressivo accerchiamento della NATO nei confronti della Russia, gli accordi di Minsk e le violazioni del cessate il fuoco o il mirino americano sul gasdotto North Stream 2.Eppure è dal mondo dell’informazione mainstream che sta emergendo sempre di più una deleteria decadenza di analisi e di linguaggio, che sta definitivamente sentenziando la morte dell’Occidente. Narrare i fatti come se tutto fosse iniziato con il bombardamento dell’Ucraina da parte di un folle, presuppone infatti la legittimità delle sanzioni alla Russia, e quindi degli effetti devastanti che esse avranno verso l’Europa ed il nostro paese in particolare. Davvero il mondo del giornalismo e della politica si è dimenticato che dipendiamo per il 50% dal Paese di Putin per le forniture di gas, che le banche italiane sono le più esposte al mondo verso la Russia e che buona parte del tessuto industriale italiano dipende anche dalle esportazioni in Russia? Oltre al danno economico emerge però anche la bruttezza culturale del nostro vecchio (in)continente, che, inabile allo scontro, allo sport e alla valorizzazione dell’arte, abbatte la propria furia sull’ovviamente putiniano Dostoevskij, sui direttori della scala, sugli sportivi, stuprando la tradizione dello sport come mezzo di unità nei momenti tragici, e in generale su tutti coloro che non rinnegano le ragioni del proprio Paese.

Insomma, agli orrori della guerra, il mondo liberale contrappone il proprio nichilismo, cercando di cancellare quanto di buono è rimasto in questo mondo. E tutto ciò non è un caso: la Russia si presenta come baluardo della tradizione cristiana, greca e imperiale. L’Occidente (quello a trazione atlantista, perché l’Europa è altro), invece pone la libertà e la democrazia come proprie ragioni d’essere. E pazienza se entrambe le rappresentazioni sono in realtà utilizzate come specchietti per le allodole dalle classi dirigenti dei due popoli. Quel che conta è il comune sentire, è la fede di un popolo verso questi valori o presunti tali. Sin dalla sua comparsa sulla Terra, l’uomo ha infatti sempre avuto bisogno di credere in qualcosa di più importante della sua stessa vita terrena. I valori di libertà e democrazia liberale vanno però controcorrente rispetto a questa Weltanschauung, e probabilmente la reale contrapposizione tra Russia e Occidente è dovuta a questo, e non ad una effettiva incompatibilità tra libertà e tradizione. Ma tant’è: le due contrapposte visioni muovono il mondo, se non altro perché in grado di smuovere l’opinione pubblica e quindi il sentimento comune dei popoli.

Chiariti questi elementi, cui prodest? Gli schieramenti ideologici lasciano il tempo che trovano e non portano a nulla, occorre piuttosto aprire gli occhi e rendersi conto del pericolo che incombe per l’Europa. Perché proprio l’Europa sarà la vera sconfitta di questo conflitto. Non possiamo sapere con esattezza quali saranno le prossime mosse di Putin, ma le ripercussioni economiche che subiremo sono abbastanza prevedibili. Il vero dramma è che nessuno si chiede il perché di tutto questo. Una cosa che sapevamo, infatti, e sappiamo con esattezza, è che la Russia ha più volte espresso la sua predilezione verso l’Europa come partner privilegiato. Ma sembra che per forza di cose i rapporti tra le due realtà si debbano raffreddare nettamente, come se qualcuno avesse avuto interesse a provocare la Russia per separarla da un’Europa incapace di affermare la propria posizione nello scacchiere delle potenze internazionali. Inutile ribadire che quel qualcuno sta a Washington e a Londra, dove vige l’interesse di mantenere il controllo sul vecchio continente. Non a caso, le tensioni si sono acuite parallelamente all’avanzamento del progetto del gasdotto North Stream 2, che avrebbe rafforzato l’asse Berlino-Mosca colpendo le forniture di gas statunitensi. Queste tensioni spingeranno inevitabilmente la Russia tra le braccia della Cina, lasciandoci di fatto sempre di più sotto l’influenza dell’alleato liberatore. Detto del problema economico, di quello culturale e dell’autolesionismo europeo, l’altro elemento che preoccupa, oltre all’incoerenza di un pacifismo che in realtà sta alimentando la guerra fornendo armi all’Ucraina, è l’accecamento ideologico che ci rende talmente ipocriti da dividere le vittime tra morti di serie a e morti di serie b. Inorridiamo giustamente dinanzi alle vittime dell’Ucraina, richiamando nostalgicamente i tempi di pace. Ma quali erano i tempi di pace? Quelli in cui i russi (e non russofili, come alcuni li definiscono) del Donbass venivano barbaramente uccisi dalle milizie nazionaliste? O quelli in cui le città afghane, libiche e irachene venivano rase al suolo dalla NATO? O quelli in cui sempre la NATO bombardava Belgrado nella pacifica Europa, con la complicità del pacifista Mattarella?

Manca purtroppo una certa lucidità di pensiero. L’Europa, per prendere strategicamente una posizione, è ormai incapace di utilizzare parametri diversi rispetto alla vicinanza al mondo LGBT e di intraprendere una linea di pensiero indipendente dai diktat USA. Il vero dramma sta quindi nel nostro spirito suicida. Non basterà purtroppo la pace a salvarci.
Lorenzo De Bernardi 

1 Commento su IL SUICIDIO DELL’ EUROPA. ULTIMO ATTO

  1. Credo sia di gran lunga la miglior sintesi “a prova di idiota” fra le migliaia che ho letto sull’argomento. Complimenti davvero.

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