INTERVISTE TALEBANE: ALEKSANDR DUGIN

Non c’è più vento per noi
Tempo non ci sarà
Per noi che allora cantavamo
Con voci così chiare
Non c’è più tempo per noi
Vento non ci sarà
Per noi che abbiamo navigato quel mare così nero
Ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà

Leggo, mi commuovo. Vivo quanto leggo, ho i brividi e la pelle si accapona. Viviamo nel turbinio degil eventi fondendo cuore e anima a quella regola che insegna a trovare l’Ordine nel Caos, l’Alba dentro l’Imbrunire. Il nostro tempo è stato caratterizzato da due fenomeni opposti ma, segretamente, complementari: la Tecnocrazia e il Populismo.

La prima fenomenologia genera l’omologazione della Politica da parte del sistema Liberale declinata poi in una gestionalità risaputa che privilegia la Tecnica sul Pathos laddove, da un lato, potrebbe anche portare un valore aggiunto se non ci fosse, alla base, la deriva dei Partiti di massa e, dunque, un invadente stile da postdemocrazia a corollario di una crisi, sociale ed economica, molto più ampia.

Nel secondo caso, dall’altro, tale fenomenologia genera una complessa reazione dialettica Populista che mescola un  sentimento intimo e ricerca di una più sana dimensione umana, con  una serie di perversioni sociologiche poco costruttive nella costruzione di una vera Nazione dei Popoli.  Un tema estremamente complesso se non, addirittura, problematico.

Una cura? La ricerca costante e paziente di una più sana dimensione metapolitica da adottare per difendere le istanze dei Popoli. Questo è uno dei pilastri del nostro lavoro, costante, certosino indefesso. In questo scenario emergono, ad un occhio pronto e vigile, pensatori immortali e nuovi movimenti di interessante performanza.

Alla Luce di tutto questo nasce, qui, l’esigenza di confrontarsi con Aleksandr Gel’evič Dugin.

Classe 1962, il filosofo e politologo russo afferma in “Le basi della geopolitica”, edita nel 1997, una tesi interessante: “Per principio, l’Eurasia e la nostra terra, la Russia vera e propria, restano il centro di una nuova rivoluzione antiborghese e antiamericana. […] Il nuovo Impero Euroasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell’atlantismo, strategia di dominio degli USA, e il divieto di permettere ai valori liberali di dominarci. Questo impulso civilizzatore sarà la base di un’unione politica e strategica.” 

Professor Dugin, grazie a nome di tutto il nostro Think Tank per aver accettato l’intervista. La sua “Quarta Teoria Politica” è un alternativa alla prima quella liberale.

Secondo lei alla luce degli eventi degli ultimi due anni come si sta trasformando il liberalismo? In un articolo lei ha parlato di liberalismo 2.0 o forse andremo velocemente verso una nuova fase del postmoderno?

Credo che bisogna comprendere il liberalismo nel suo sviluppo storico che ha avuto fasi diverse, ma vi è stata e vi è tutto ora una  costante che è quella di liberare gli uomini dai vincoli naturali. Le tappe sono state la Riforma Protestante contro cui si  contrappose la Chiesa Cattolica, la creazione degli stati nazionali sganciati dal concetto di Imperium, poi il superamento dello stato nazionale, seguito dalla distruzione dell’identità sessuale. Gli ultimi due anni con la pandemia del Covid 19 stiamo entrando in una fase di liberazione dell’uomo dalla sua natura umana e ciò non può che avvenire con metodi democratici ma con forme dittatoriali e con una crescente tensione tra Occidente liberale e globalista con paesi extraeuropei  come  la Russia. Tutto ciò però è contro natura  e all’orizzonte del Grande Reset si sta contrapponendo un crescente grande risveglio popolare che unisce realtà diverse contro questo progetto disumano del transumanesimo.

In una intervista con Paolo Becchi, Lei ha parlato dell’importanza di ragionare su popolo e populismo cosa ci può dire in relazione alla realtà italiana?

Credo che L’ italia era all’ avanguardia del populismo integrale   con la creazione del governo giallo verde che univa  il populismo di destra della Lega  con il  populismo di sinistra del movimento Cinque Stelle  e questo primo governo espressione del populismo integrale è durato poco e i suoi esponenti hanno tradito tale missione. Tuttavia resta importante l’eredità di questo esperimento di unire culture di destra e sinistra antiliberali contro il governo del liberalismo 2.0  ed è solo questa unione che può fronteggiare certi processi che il sistema tende a dividere. Vanno citati in tal senso realtà come il movimento di Diego Fusaro, “centro di gravità” fondato dal mio amico  Giulietto Chiesa, il canale “Bio Blu” che cercano di opporsi al governo Draghi  liberale finanziario e la correlata dittatura sanitaria che è un totalitarismo terribile. L’ Italia attualmente non ha più il ruolo di avanguardia, ma ha un precedente importante su cui è importante riflettere sui suoi pregi ed errori.

In tempi recenti è stato pubblicato in italiano “etnosociologia” che è imperdibile per chi si occupa di popolo come etnos. Che cosa è l’etnosociologia e perché è importante per gli identitari?

Etnosociologia è un opera per me molto importante che fornisce gli strumenti concettuali per comprendere lo sviluppo delle identità collettive in tutte le sue forme e negli aspetti strutturali,sincronici e diacronici. Analizza anche la gerarchia delle identità collettive partendo dalla forma più pura che è l’etnos presente in realtà arcaiche strutturate in forme egualitarie (come sostengono anche Marx e Engels). Quando tale realtà si incontra con una altra realtà etnica, la società assume forme più strutturate, che via via prendono la forma più gerarchica e allora nasce il popolo. Lo stato nazionale è uno sviluppo di tutto ciò nel solco di un crescente individualismo dove si passa progressivamente alla nazione,società civile alla tendenza postmoderna della post.società.  Tuttavia l’etnos, pur trasformato non muore mai e permane anche nel contesto del liberalismo 2.0 e lo possiamo vedere dalla resistenza nella società civile oggi. Per questo dico che l’identitarismo oggi in Europa è possibile per il permanere di ciò che lega alla nostra umanità.

Paolo Guidone

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  1. Entrevista del grupo Talibane a Alexander Dugin | Rebelión Contra el Mundo Moderno

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