JIHADISMO A RITMO DI SAMBA

Al Qaeda, come tutte le altre cellule terroristiche di matrice islamica, coinvolge l’Europa? La risposta è ovviamente affermativa. Gli Usa sono nel mirino del jihad? I fatti, dal famoso 11 settembre in poi, dimostrano i rischi. Sorge invece nuovo alla gran parte del popolo italiano che la galassia di attentatori possa interessarsi al Sud America. Indubbiamente ogni stato, che custodisce analisi antropologiche uniche, ha avuto specificità eversive note al mondo intero (ad esempio Sendero Luminoso in Perù) e tutt’ora sono teatro di combattimenti spietati per la produzione e la gestione del narcotraffico. Importante è tener presente come siano state registrate le tracce di cellule di Hamas e Hezbollah in Colombia: John Kelly (ex segretario della Sicurezza Interna Usa e capo di gabinetto della Casa Bianca) ha sottolineato in più occasioni come  le organizzazioni terroristiche reperiscano fondi dal lucroso mondo della droga attraverso le rotte esistenti in Bolivia, Perù, Africa Occidentale, fino a giungere in Europa.

Il Brasile, anche solo per ragioni linguistiche, ha sempre avuto un percorso differente dagli stati limitrofi, ma forse suona incredibile pensarlo come teatro di cellule legate ad Al Qaeda.

Al-Qaeda si impegna da anni nella decentralizzazione delle proprie attività, perseguendo due principi cardine: il jihad deve essere globale e l’inserimento in attività lecite può essere una forma di finanziamento dell’organizzazione più sicura.

Seguendo queste due modalità, si può arrivare a comprendere come si sia giunti ad accuse verso alcuni personaggi chiave: Haytham Ahmad Shukru Ahmad Al-Maghrabi, siriano, sospettato di aver concluso accordi commerciali fraudolenti a sostegno dell’organizzazione, Mohamed Sherif Mohamed Awadd e Ahmad Al-Khatib, entrambi egiziani, coinvolti in un giro di denaro sospetto per mezzo di bonifici attraverso le loro aziende (tra cui la note Enterprise Comércio de Moveis e Intermediação de Negocios Eireli e anche Home Elegance Comércio de Moveis Eireli con sede a San Paolo). Già nel 2019 il giornale El Pais in lingua portoghese riportava la notizia secondo cui alcuni affiliati fossero ricercati dall’Fbi, tanto da inserirli su Twitter con l’hashtag “@FBIMostWanted” perché collegati alle attività di Mohamed Ahmed Elsayed Ahmed Ibrahim, uno degli uomini maggiormente ricercati dall’agenzia federale statunitense.

L’Ofac (Ufficio di controllo delle attività estere) che fa capo al Dipartimento del Tesoro Usa ha segnalato le attività di un ristrettissimo gruppo di persone che davano sostegno ad Al-Qaeda nello stato brasiliano. Brian Nelson (sottosegretario del Dipartimento del Tesoro) e Antony Blinken (segretario di Stato americano) hanno dichiarato in più occasioni che tali attività criminose saranno perseguite con ogni mezzo possibile, sottolineando come questa “delocalizzazione” in chiave terroristica sia una dimostrazione della pericolosità globale della minaccia jihadista. Andrea Gacki, direttore dell’Ofac, ha rilasciato (il 22 dicembre al Correio Brasiliense – Corriere del Brasile) dichiarazioni secondo cui parte delle rendite delle attività criminose carioche siano state depositate in conti bancari Usa: questa è quindi la “molla” degli sforzi congiunti tra gli stati capeggiati da Bolsonaro e Biden.

Analizzando il tessuto sociale brasiliano con minor superficialità possiamo comprendere come la delocalizzazione terroristica sia avvenuta: il Brasile è base operativa di molte cellule terroristiche perché è diventato un crocevia dell’immigrazione mediorientale. In particolare nella zona di confine con Argentina e Paraguay, in prossimità di San Paolo e Foz de Iguazù, si registra la presenza di circa 1,5 milioni di musulmani, giunti nel paese nel corso dell’ultimo trentennio.

Nella rivista online “Qaddaya Jihadyya” è proprio Al Qaeda a rappresentare con “orgoglio” la capillarità della propria rete di finanziamento.

Quanto descritto potrebbe far illudere che l’Italia sia immune a quanto sta avvenendo ma, recentemente, Al Qaeda sembra sia entrata in affari con una gang nota in tutto il mondo: Mara Salvatrucha, un’organizzazione di bande criminali nata a Los Angeles, con ramificazioni in Nord America e Sud America. Alcune tracce sono riscontrabili anche in Europa (in Spagna) e in particolare in Italia sembra abbiano trovato “sede” a Milano e Genova. Già durante il 2015, nel capoluogo lombardo, il gruppo è entrato nelle vicende di cronaca per l’accusa di omicidio a due affiliati ai danni di due ferrovieri.

Mara Salvatrucha era però già nota in Italia nel 2013, anno in cui furono arrestati venticinque affiliati, compresi due rappresentanti dell’organizzazione: Ogardo Ramirez e Jonathan de la Rosa Paniagua.

Alla luce di quanto descritto è auspicabile pensare che tutto ciò che riguarda altri continenti non sia da bollare come “lontano”: tante piccole vicende dimostrano che la globalizzazione non ha unicamente agevolato la creazione di onesti traffici commerciali, ma ha reso estremamente elastiche le “S.p.A” illecite legate alla droga e al jihad, fino a spingere i loro capi a creare alleanze.

Arianne Ghersi

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