La minaccia della UE alla Polonia è un ricatto

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Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesimo scontro politico ed istituzionale in atto tra la Polonia e l’Unione Europea, uno scontro che questa volta appare più grave rispetto alle occasioni precedenti. Fino ad ora le crisi si erano presto risolte con accordi ed annunci rasserenanti da ambo le parti, senza sfociare in sanzioni economiche e politiche degne di nota. Questa volta l’Ue è arrivata a minacciare l’esclusione di Varsavia dalla ripartizione dei fondi del Recovery Fund e la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha condannato la Polonia a pagare alla Commissione Europea una sanzione di un milione di euro al giorno per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni nazionali relative in particolare alle competenze della Camera disciplinare della Corte Suprema.
Oggetto della discussione attuale è, come noto, la nuova riforma della giustizia polacca che stabilirebbe una maggior “dipendenza” del potere giudiziario al governo. Situazione che sta destando notevole scalpore ma che assomiglia agli assetti di nazioni come Francia e Germania. L’accusa unilaterale di Bruxelles pecca della consueta mancanza di credibilità. Questa mancanza non è passata inosservata al premier polacco che ha denunciato l’Europa dei “doppi standard”, ricordando che le decisioni prese dalla Corte costituzionale in Polonia sono le stesse di molti tribunali supremi di Francia, Germania, Italia. Ma Bruxelles e Strasburgo hanno tuttavia confermato i loro pregiudizi: la von der Leyen ha dichiarato che la «Commissione agirà contro la Polonia».
Come sostiene il primo ministro polacco, “dovremmo essere preoccupati per la graduale trasformazione dell’Unione in un’entità che cesserebbe di essere un’alleanza di Stati liberi, uguali e sovrani, per diventare invece un unico organismo gestito centralmente, gestito da istituzioni private del controllo democratico da parte dei cittadini dei Paesi europei. Se non fermiamo questo fenomeno, tutti ne sentiranno gli effetti negativi. Oggi può riguardare solo un Paese, domani, con un altro pretesto, un altro. Per questo, vi chiedo di ascoltare gli argomenti polacchi, di fare riferimento ad essi e di essere aperti al dialogo. Le regole del gioco devono essere uguali per tutti. Non è ammissibile che si parli di sanzioni», per “affamare” gli Stati non subordinati. La Polonia non intende rinunciare alle proprie competenze nazionali.”

Questa minaccia della UE alla Polonia è un ricatto, la Polonia non si piega e ribadisce la sua sovranità nei confini del paese. Il ricatto non può essere un modo di fare politica verso alcuni Stati membri. Non è così che dovrebbero agire le democrazie.
Questa strategia della UE può solo indebolire l’Unione.

Se è corretto affermare che chi vuole stare nell’Unione Europea debba condividere i valori fondamentali del progetto europeo non è altrettanto corretto presumere che ogni Stato abbia la stessa cultura e gli stessi valori.
L’UE deve comprendere che ogni nazione ha la propria cultura e i propri valori così come il diritto di promulgare le proprie leggi all’interno del suo territorio.
Per questo motivo, se vogliamo un’Europa unita, è assolutamente necessario trovare una sintesi.

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