“GEOPANDEMIA”: LA NOSTRA RECENSIONE

Il volume è uscito a novembre, tratta un’ampia riflessione in merito alle implicazioni geopolitiche e geostrategiche che la pandemia ha scatenato.

Il primo riferimento importante che l’autore menziona riguarda quanto descritto nelle opere di Ernst Nolte e rielabora alcuni suoi concetti. A differenza di quanto avvenuto nel corso della storia, la seconda guerra mondiale non è prettamente uno scontro tra stati, ma tra ideologie.

I confini politici, e più in generale il concetto di stato nazionale, non sono più categorie utili a comprendere le dinamiche del mondo che ci circonda: la nuova contrapposizione che si è creata si riferisce agli schieramenti ideologici globalisti ed anti-globalisti.

Si ricorda come la Russia sia spesso considerata come se fosse ancora esistente l’Unione Sovietica e questo conduce ad importanti errori di valutazione. La Germania, nonostante le due sconfitte nel 900, è stata capace di rialzarsi e, ad oggi, è il paese con il surplus commerciale maggiore.

Nel quadro globale è importante ricordare il rapporto di interdipendenza esistente tra Stati Uniti e Cina: i primi hanno creato parte della loro ricchezza grazie alla manodopera orientale; i secondi, seppure posseggano ingenti capitali sotto forma di titoli di stato americani, sanno di poter vincere una guerra di resistenza e puntano ed essere universalmente riconosciuti come reale potenza economica. Gli Stati Uniti contano sull’aiuto della Corea del Sud e del Giappone per contenere questa espansione, ma non sembra un piano così efficace per il raggiungimento dell’obiettivo.

Per quanto concerne la politica migratoria, la Germania ha saputo essere lungimirante: aprendo la rotta balcanica, lo stato si è “accaparrato” quella parte di richiedenti asilo proveniente dalla Siria. I siriani hanno sempre avuto un tasso di scolarizzazione alto e ciò ha fatto sì che lo stato tedesco riuscisse ad accogliere persone altamente specializzate come medici ed ingegneri.

Giungendo all’attualità, l’autore auspica un cambio di atteggiamento generalizzato della popolazione italiana ed un ritorno ad un reale senso di appartenenza. L’appartenenza è strutturata a centri concentrici e i concetti di identità ed etnia sono aspetti che la globalizzazione e il covid stanno facendo riemergere prepotentemente. L’Europa rischia di essere un vaso di coccio all’interno di un mondo che si sta sempre più definendo all’interno di concezioni identitarie.

Il testo ha saputo esprimere i dubbi e le criticità che abbiamo vissuto in maniera intelligente ed argomentata. L’autore si impegna fortemente nel ricordare che unicamente un forte senso di responsabilità e senso del dovere possono incoraggiare una reale crescita del nostro stato; lo studio, la meritocrazia e la valorizzazione di coloro che possono realmente contribuire a questo nuovo equilibrio sono il primo passo. Il libro è ricco di spunti storici, capace di sviluppare le capacità critiche di qualsiasi lettore.

Tra maggio e giugno uscirà il nuovo libro di Salvatore Santangelo: “Contro la resilienza”. Il titolo richiama volutamente una parola stucchevole e spesso abusata. Il termine proviene dalla scienza dei materiali e si riferisce alla resistenza di un corpo fisico sottoposto a pressione da una determinata forza. La resilienza sviluppa atteggiamenti passivi e, con il suo nuovo testo, l’autore mira ad incentivare un nuovo ruolo sociale che susciti un miglioramento successivo alla crisi, evitando il più possibile spinte immobilistiche.

Per l’ approfondimento vi invitiamo a rivedere l’ intervista all’ autore

Arianne Ghersi

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