LA VERA GIUSTIZIA E’ UN’ ALTRA COSA

Abbiamo sempre combattuto certe posizioni “forcaiole” e vendicative. La nostra coerenza ci porta a sostenere questo messaggio.

La Francia ha arrestato 7 persone, altre 3 sono ricercate. Sono uomini e donne condannati per reati legati all’eversione armata degli anni ’70-’80. Alcuni erano brigatisti, altri appartenevano a diverse formazioni comuniste combattenti, uno di loro invece, nonostante i titoli dei giornali, nemmeno era un terrorista: Giorgio Pietrostefani, tra i leader di Lotta Continua, condannato – a mio avviso innocente, o comunque in assenza di prove certe, ma non è questo il punto adesso – a 22 anni di carcere alla fine di un lungo e controverso iter processuale per l’omicidio Calabresi assieme ad Adriano Sofri, che anni fa ha finito di scontare la sua pena per intero, e a Ovidio Bompressi, che fu graziato per motivi di salute dopo alcuni anni di detenzione. Questi arresti, finalizzati ad un’estradizione in Italia per scontare le pene loro inflitte, sono, nonostante quello che possa pensare qualcuno, una sconfitta e non una vittoria. Perché queste persone hanno commesso i loro reati 40 se non 50 anni fa. E nel frattempo non ne hanno commessi altri. Perché ormai sono anziane (in particolare Pietrostefani che ha 77 anni ed è pure gravemente malato). Perché sono oggi innocue. La pena, soprattutto quella detentiva, non deve essere vendetta. Come insegna la Costituzione, deve essere riabilitazione. E queste persone da moltissimi anni sono riabilitate, cambiate, come gli ultimi almeno 30 anni della loro vita dimostrano.

Quindi a quel livello non ha senso una carcerazione. Il carcere serve poi per difendere la società da persone pericolose. E queste persone non lo sono più per assolutamente nessuno da decenni. Quindi, se non serve alla società né protezione da loro né ulteriore riabilitazione, a che pro arrestare degli anziani, rubandoli alle loro famiglie e vite, e buttandoli in carcere durante una pandemia che dovrebbe spingere invece a svuotarle il più possibile le carceri, almeno di tutti quegli individui che non rappresentano un pericolo per gli altri? Il motivo è solo uno: la vendetta. Una vendetta incredibilmente tardiva che non riporta in vita i morti, che non salva nessuno, non ripara nulla, che anzi crea solo ulteriore dolore a tante persone innocenti (perché ognuno degli arrestati ha figli e nipoti che non hanno fatto nulla di male e sono condannati al patimento di vedersi strappato chi amano e al temere per lui), e che soddisfa solo quelle persone piene di odio e di rabbia – purtroppo tante, lo so – che godono ogni volta che sentono il tintinnio delle manette, soprattutto quando si parla di persone con idee politiche lontane dalle proprie, o colpevoli per loro di aver potuto fare una vita con successi e soddisfazioni nonostante il male che hanno fatto, il che è una cosa che non turba minimamente chi sta bene con sé stesso e la propria esistenza, storia e quotidianità, ma fa infuriare chi non lo sta. Perché chi vive una vita triste e misera non avendo mai violato leggi non riesce spesso a tollerare che chi lo abbia fatto, addirittura magari uccidendo, ne viva una migliore della sua. Anche se magari prima ha fatto 25 anni dentro. Ma se non ha pagato nulla apriti cielo. È umano, comprensibile. Ma la Giustizia non può basarsi su questi rancori, come non si può basare sulla umanissima, comprensibilissima rabbia e sete di vendetta dei parenti delle vittime. 


E chi è lucido deve pensare che è molto meglio per la società quando una persona che ha ucciso o commesso crimini, anche se non ha pagato o ha pagato pochissimo, diventa un cittadino normale che,  se non commette reati, lavora, ha famiglia, anche se non fa cose eclatanti è comunque utile e positivo per tutta la collettività, piuttosto che quando questa persona viene tenuta a marcire in carcere con conseguente sua inutilità sociale e costo economico. Avrebbe dovuto pagare i suoi reati e non lo ha fatto? Pazienza, non ci interessa la vendetta!, se è diventato un membro normale della società visto che il carcere serve proprio al reinserimento. Era una guerra dove lo stato meschino ha utilizzato i giovani mettendoli contro, usandoli, pensa alla sofferenza di quanti giovani da una e dall’altra parte tutti hanno visto cadere.

Non vendicativi.

Non reazionari.

Non piccoli borghesi.

Ma superiori alle meschinità umane.

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