L’ ABORTO E IL TRAMONTO DELLA CIVILTA’

Gli scienziati ci assicurano che la regione dell’universo visibile è una sfera con un diametro di 47 miliardi di anni luce. Una dimensione nemmeno immaginabile dalla nostra mente, uno spazio immenso che per la nostra mente e le nostre grandezze è facilmente confondibile con l’infinito.

In questo abisso di spazio fatto di polveri e vuoti, di forze e di torsioni, un bel giorno compare un essere pensante, compare la coscienza, compare il miracolo della Vita. La vita che ha creato Mozart, Botticelli, Omero e tutti noi. Che cosa sia la coscienza, il pensiero, è oggetto di indagine da oltre tremila anni da parte dell’uomo. Possiamo però dire che ancora non si è spiegato come mai nel bel mezzo di un nulla cosmico d’un tratto compare la coscienza. Già questo di per sé è un Miracolo. Il fatto che io esista, che scriva e che parli, che respiri, è il più alto mistero. E questo mistero, questo Dono, spesso lo prendiamo come un dato di fatto senza interrogarci sul suo valore.

A tre settimane dal concepimento, come è noto, un feto già possiede un cuore che pulsa e un sistema nervoso che gli permette di provare sensazioni, emozioni, sofferenza, e di elaborare informazioni.

Ora ci si chiede, qualsiasi ne siano le ragioni, come si fa a uccidere un feto? Come si fa a schiacciare, a estirpare, a sopprime il più alto Mistero, il più grande Dono che l’esistenza ci ha offerto?

Nel duemila avanti Cristo i Saggi Ariani si sono interrogati sulla stessa questione e nei secoli hanno trascritto nei Veda le loro riflessioni. C’è un passo dei RgVeda, (X,72) una delle più alte testimonianze della saggezza umana di cui disponiamo, in cui si narra che la Dea Aditi, la Dea della Libertà, la Madre originaria, partorisce otto figli. Sette nacquero bene e divennero Dei ma l’ottavo, Martanda, fu abortito. Aditi però non poteva accettare la fine di un suo figlio e così lo riprese dentro di sé affinché rinascesse e venisse alla vita. E così fu. L’ottavo che nacque fu il primo uomo sulla terra.

Il Mito è eloquente. Se la Dea avesse accettato l’aborto non vi sarebbe nemmeno un uomo sulla terra.

Tutte le madri e tutti i padri si interroghino. Quando un feto viene abortito, quel feto potrebbe essere Albert Einstein, Ludwig Van Beethoven, Leonardo Da Vinci, o, più semplicemente, il nostro migliore amico, la persona alla quale vogliamo più bene, o, in altre parole, noi stessi.

Tratto dal libro:

“L’inganno della Libertà. Discorso sovra la natura dell’arbitrio e della sua unicità.”, di Emanuele Franz. Audax Editrice 2019. Prefazione di Aleksandr Gel’evič Dugin. Postfazione di: Giulietto Chiesa

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