L’ORIGINE DELLA CRISI: LO STATO MODERNO

È appena terminato, come già descritto da molti, l’anno Zero di una nuova Era. Il primo Ventennio di questo secolo si apre con i clamori di un ospite poco gradito: Coronavirus o CoVid-19. Il 2020, in Cina, è annoverato come l’anno del Topo: ironia della sorte potrebbe essere l’anno del Topo con le Ali. Esperienza insegna che le Grandi Crisi sono anche veicoli di opportunità ma anche di nuovi assetti: grande reset, nuova normalità, stati digitali; tutti argomenti affrontati ampiamente. Di fronte a questi eventi, ancora in evoluzione, è importante fare delle riflessione approfondite. Il sovranismo è un movimento che vuole mettere al centro gli stati nazionali da tempo in declino, questa è storia assodata. Strettamente collegato al sovranismo vi è l’identitarismo che ha avuto due aspetti opposti ma segretamente complementari: la riscoperta delle Piccole Patrie con una vigorosa messa in discussione del nation bulding, e il neonazionalismo che sembra procedere in senso opposto.  

La tematica sovranista, con i suoi contenuti, i suoi slanci, è molto dibattuta e discussa. Molto spesso si dimentica però di analizzare tale fenomeno partendo da una condizione necessaria: lo Stato Moderno. Gli Stati moderni nascono dal superamento della società Tradizionale basata sugli Imperi, mettendo in moto due processi: da un lato il secolarismo, dall’altro l’omologazione e la distruzione, conseguente, dei corpi intermedi.

Con i secoli lo Stato moderno, ha inglobato principi egualitaristi e individualisti tipici delle liberal-democrazie, percorrendo uno sviluppo complesso e variegato. L’intento, infatti, non è certamente quello di semplificare un quadro  storico di secoli. Se però ci poniamo col “senno del poi” ecco emergere alcune considerazioni che appaiono tassative. Nella difesa della sovranità in un contesto sempre più problematico, bisogna procedere ad un serio esame sulla natura dello Stato moderno.

Nello scenario italico possiamo elencare una serie di spunti .

Il processo che ha portato la nascita dello stato italiano è stato un insieme di correnti complesse. Il risultato ha generato una rottura violenta con la realtà imperiale e Tradizionale caratterizzata dagli Stati Preunitari con la conseguente introduzione di un modello giacobino. Le baionette napoleoniche stimolarono lo scatenarsi del fenomeno delle insorgenze: era questo un fenomeno alieno agli Stati Preunitari. Emersero, dunque, non pochi problemi: uno di questi è stato quel fenomeno passato alla storia (quella dei “vincitori”) come Brigantaggio. Questi Briganti era dei reietti oppure dei partigiani che lottavano per la restaurazione dello status quo precedente e condiviso dai più? Molto interessanti furono le corrente federaliste che purtroppo non riuscirono ad incidere, non emergendo come modello di riferimento.

I principi dell ‘89 arrivati con l’età napoleonica,  “libertà, uguaglianza e fraternità” che semanticamente furono seducenti, col senno di poi, hanno generato delle vere mostruosità. La libertà è diventata atomismo contro natura; l’uguaglianza un livellamento verso il basso; la fraternità un falso umanitarismo.

L’opposto di un sano senso di comunità. Queste malattie, veri e propri morbi, sono presenti nello stato moderno e sarebbe importante studiarle e porre rimedi. L’atomismo, il livellamento alla mediocrità e il falso umanitarismo rappresentano infatti il preludio alla caduta senza possibilità di rinascita. Quale la cura opportuna? Non sempre il populismo è un rimedio! La facile metafora allusiva al fenomeno penta-stellato, appare essere a portata di mano. Tale fenomeno, con il suo vigoroso trasformismo senza precedenti in una realtà non certo priva di questa prassi, ha spesso esaltato gli aspetti deteriori dello Stato nazionale: l’assistenzialismo, un vacuo “uno vale uno” , scomposte critiche alla casta (a cui si sono allineati), tutti elementi che mettono in luce come l’uguaglianza del voto può generare problemi. Senza voler dare anima e vigore a facile faziosità, da osservatori, riteniamo che un sovranismo sano debba  declinarsi secondo una metrica federalista, comunitarista e meritocratica facendo rigorosamente i conti col suo passato Tradizionale e Conservatore.

Sotto questo aspetto ci viene in aiuto la migliore analisi sociologica: “comunità e società” di Tonnies, la critica della burocratizzazione e secolarizzazione di Max Weber, le opere di Bryan Wilson. Non da meno, ricordiamo il pensiero di Robert Nisbet acuto studioso di questi fenomeni ed importante pensatore politico conservatore. Non a caso questo autore è poco conosciuto.

Ignoranza o malafede?

Paolo Guidone

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