IL FANTASTICO MONDO DELL’ “ESPERTOCRAZIA”

Ricordiamo tutti come si è sviluppata l’epidemia e la gestione politica della stessa in Italia: prima il governo ha minimizzato i rischi, vietato alle singole regioni di prendere provvedimenti a propria tutela, poi una volta diffusasi la minaccia ha sfruttato l’occasione per imporre scorciatoie politiche che sono state usate in minima parte per la gestione della pandemia stessa (che oggi è quasi perfettamente rientrata), ma in larghissima parte con fini politici.

Tra le discutibili scelte del governo abbiamo l’uso di DPCM a sostituzione di leggi (o almeno decreti legge), il congelamento del Parlamento,la paralisi e la smobilitazione – anche con la forza- di ogni forma di politica legittima ma fatta non in sede istituzionale: manifestazioni, sit in ecc ecc sono stati tutti puniti con minacce, multe e trattati sulla stampa -sempre disposta a dar la tirata al governo- come criminali.
Che si trattasse di scelte politiche e non sanitarie lo si vede ovviamente nel diverso trattamento ottenuto dai vari soggetti che in queste settimane hanno scelto di scendere per strada: pertanto gli assembramentiil 25 Aprile, anche se eravamo nel pieno dell’emergenza in termini di gravità, sono stati considerati accettabili e non perseguiti, proteste fatte tenendo distanze e mascherine come quelle fatte dalle mascherine tricolori hanno portato ad identificazioni, minacce e multe.

Qualcuno ha parlato di “espertocrazia” anche per sottolineare la pericolosa scelta del governo di affidare a commissioni composte da fantomatici esperti le decisioni da prendere, bypassando lo stesso governo e Parlamento (pur avendo fini consultivi di fatto si è sempre parlato di “decisioni degli esperti) in una prassi che, al di là della formalità, ignorava completamente il disegno istituzionale del nostro Stato.

Illustri giuristi hanno parlato in merito a singole scelte del governo (come i fantomatici DPCM a limitare la circolazione dei cittadini) definendole sostanzialmente “incostituzionali”, persino giornalisti filo governativi hanno serenamente parlato di “Costituzione sospesa”.
Con queste premesse non stupisce che qualcuno, singoli individui in area sovranista per lo più, abbiano parlato di dittatura, subito però ridicolizzati dalla parte più conciliante dell’opposizione che sostanzialmente invita ad abbassare i toni perchè “non ci sono le squadracce che passano casa per casa” ed il fatto che sia ridicolo paragonare Conte a Mussolini o Di Maio a Farinacci.
Sicuramente vero, ma forse le cose sono da vedere in modo meno categorico e più fattuale per comprendere che il confine tra Democrazia e Dittatura possano anche essere labili in alcuni, importanti, momenti.

Dopotutto dittatura è, citiamo Wikipedia, “una forma autoritaria di governo che, nella sua accezione moderna, accentra il potere in un solo organo, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato”.
Negli ultimi tre mesi sono accaduti alcuni enormi eventi di portata generazionale, il solo governo ha in modo opaco potuto intervenire con un margine ed una autonomia sostanzialmente unica nella storia repubblicana e questo è un fatto.
Ci riferiamo tanto per cominciare agli impegni presi con la UE: gli impegni presi col MES prima e poi con il Recovery Fund (la differenza per altro è di lana caprina di fronte all’impegno di base di accettare un prestito a fronte di limitazioni sulla propria futura sovranità politica che caratterizza entrambi): il più importante trattato della storia repubblicana che mette nero su bianco le più grandi limitazioni in materia di sovranità economica è stato portato avanti in modo totalmente nascosto dalla normale dialettica parlamentare e democratica.
Accordi che prevedono enormi sacrifici per i lavoratori nei prossimi anni, per i nostri figli, compressioni di diritti e tagli allo Stato sociale sono stati sostanzialmente imposti dal governo al paese con un Parlamento che per settimane non ha potuto intervenire o contestare al governo il proprio mandato in sede di discussione europea.
Analogo discorso sul lockdown: il più grande shock economico del paese è avvenuto senza che il Parlamento potesse dire la propria, sorvegliare il governo, indirizzare il governo, far sentire il peso di istanze di alcuni settori o regioni.

Questo lockdown ha avuto e avrà conseguenze gravissime sostanzialmente trasformando il tessuto economico del paese: è evidente infatti che il turismo come lo conosciamo non esiste più e che settori come l’intrattenimento o la ristorazione avranno enormi perdite.
Questo massacro per l’economia italiana, avvenuto a borsa aperta e permettendo l’ingresso di quei capitali stranieri interessati ad acquistare quote di quel che resta di buono del nostro tessuto produttivo, è anche surrentiziamente un modo per spingere il paese, a prescindere dalla volontà dei cittadini, verso l’integrazione: maggiori capitali arrivati dall’estero nei pacchetti azionari, maggiore ricattabilità nei confronti dei prestiti europei.
Tutte le norme su come ristoranti, bar, discoteche, concerti, spiagge possono tornare alla normalità sono delegate a presunti tecnici anche qui sostanzialmente ignorando la possibilità del Parlamento di farsi portavoce degli interessi di un esercito di lavoratori massacrati e inascoltati. L’intera “espertocrazia” è poi una menzogna ed una precisa strategia di governo: si tratta semplicemente di un modo per prendere decisioni politiche sottraendole al controllo parlamentare ed alla dialettica democratica tingendole di necessità “scientifica”. Tuttavia senza entrare nel merito del curriculum o della buona fede di questi esperti, la politica di per sè non può essere scientifica e meno che mai la democrazia che vive ed esiste nella misura in cui le istanze di tutti non dico vengano ascoltate, ma almeno rappresentate.

D’altra parte per ogni esperto che suggerisce di tenere chiuse le aziende è possibile trovarne uno che sostiene sia economicamente meno costoso curare più persone che gestire milioni di disoccupati in più e soprattutto è evidente a tutti che la norma in questi mesi è stata la pluralità di opinioni anche mediche nel mondo scientifico, è falso e tendenzioso pertanto asserire che decisioni che riguardano la vita di tutti possano essere prese in modo neutro da parte di “esperti”.
Per concludere, tornando a chi crede che “non siamo in dittatura mica ci sono le squadracce per strada”, forse semplicemente le squadracce non sono servite: precise decisioni politiche ed economiche sono state prese, precisi interessi nazionali sono stati svenduti, precisi settori del paese sono stati sacrificati tramite la retorica del “siamo in emergenza” e “lo hanno detto gli esperti”; a cosa sarebbero servite le squadracce? Pertanto se alla domanda “Siamo o siamo stati in dittatura nelle ultime settimane?” è difficile rispondere con certezza è però sicuramente vero che possiamo affermare una cosa con certezza: “Quello che abbiamo visto, quello che abbiamo subito, non è Democrazia”.

Guido Stoccafisso

1 Commento su IL FANTASTICO MONDO DELL’ “ESPERTOCRAZIA”

  1. “mica ci sono le squadracce per strada”?? E chi erano quei signori che ti castigavano a suon di 400 euro? Per me, grazie a come mi hanno ridotto i loro capi, 400€ sono più importanti di qualche manganellata o una notte passata al gabinetto

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