DELIRI DI ONNIPOTENZA

“OMS, che pasticcio!”. Questo il primo pensiero che balena nella mente di molti di noi a seguito delle ultime note dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Pare, infatti, che i temutissimi asintomatici non siano così tanto un pericolo come era stato prospettato e che il contagio da parte degli stessi sia molto raro.  In più, dopo mesi in cui si raccomandava l’uso dei guanti nei luoghi pubblici, ora l’OMS sconsiglia l’uso degli stessi, inutili se non addirittura un pericolo per il rischio di infezioni. E ancora mascherine chirurgiche inutili, poi necessarie, infine insufficienti a proteggerci dal virus. In questo scenario si aggiungono medici, virologi e infettivologi che affermano tutto e il contrario di tutto. Nell’incertezza più totale e di fronte a informazioni contrastanti e divergenti dall’inizio dell’epidemia ad oggi è normale che fra i profani possano emergere pensieri e movimenti complottisti.

Come uscire da questa situazione? Siamo ora nell’era della medicina evidence based, basata cioè sull’evidenza delle validazioni scientifiche. Eppure, uscendo dagli ambienti prettamente accademici, pare che la c.d. medicina emicence based, basata sull’ipse dixit dello scienziato, non sia ancora stata superata. Il medico, figura quasi privilegiata fra le diverse professioni sanitarie e non, è visto ancora dai più come un’istituzione onnipotente dalla quale si attendono risposte certe. A volte, in questo delirio di onnipotenza, cade anche lo scienziato. Lo abbiamo visto più volte in tv, quando i famosi virologi affermavano con certezza che il virus era solo una semplice influenza, che il virus era mutato, che il virus era clinicamente morto, ecc. Tutto e il contrario di tutto, insomma (ma con certezza e senza alcun dubbio). Così, dall’onnipotenza della medicina, abbiamo assistito al passaggio ad una visione di una scienza delirante e schizofrenica. Ad oggi, tuttavia, siamo di fronte a un fenomeno ancora nuovo. Per poter fare affermazioni che abbiano una certa valenza scientifica bisogna analizzare un fenomeno, scomporlo nelle sue parti, metterlo in relazione a variabili, fare esperimenti, validarli e falsificarli popperianamente. Un processo di formulazione e riformulazione che richiede studio e tempo ed è anche per questo che fra gli esperti ci sia ancora così tanta incertezza.

Per difendersi dalle accuse, pertanto, la scienza medica dovrebbe ammettere in primis a se stessa di non essere una scienza esatta e avere l’umiltà di riconoscere, anche pubblicamente, di non avere risposte certe, che comunque saranno mai definitive grazie ai continui sviluppi nell’ambito della ricerca e della clinica.   

Samantha Baldo                            

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