LE PECORE E IL “BUON PASTORE”

Quando si sgonfierà la bolla da Covid-19 potremo confrontarci con i numeri (una scienza esatta, a differenza della medicina) e faremo i conti, se ci verrà permesso, dei costi umani ed economici  dell’emergenza. Saranno allora evidenti tutti gli aspetti psicosomatici, le ricadute sul sociale (nel cambiamento degli stili di vita) e il ruolo dirompente che hanno ormai RI-assunto i riflessi condizionati generati dalle paure irrazionali nell’era della comunicazione globale. Al pari (se non peggio) degli abitanti delle caverne che, terrorizzati da ogni evento naturale, cercavano nel sacro e negli Déi ogni spiegazione di ciò che non capivano, noi ci rifugiamo nella ‘scienza’ e nei suoi sacerdoti.

La liturgia la dettano i media (proni soprattutto alle esigenze dei propri sponsor più che al rispetto della verità) e una massa amorfa di ‘credenti’ si adegua a praticarla come unica via salvifica di fronte all’incedere del maligno. Che ci si trovi alle prese con un’influenza stagionale o con l’imposizione su larga scala di pratiche vaccinali, tutti si debbono (giocoforza) adeguare. Anche le furiose diatribe che – fisiologicamente – ne nascono paiono più simili all’inevitabile cicaleccio delle comari durante la messa, intente a sparlare su come si veste la vicina, più che alla nascita di un serio dibattito, prodromico a una vigile consapevolezza della realtà.

Paradossalmente, uno dei limiti nel reperire un’informazione corretta sta nella grande quantità delle fonti a cui attingere. Internet, che rappresenta lo strumento per antonomasia con cui sottrarsi a qualsiasi narrazione massificante, è stato ormai quasi disinnescato da un’asfissiante grancassa mediatica cui è impossibile sottrarsi, in grado di sommergere e tacitare qualsiasi voce difforme. Anche la nuovissima ‘damnatio moralis’ che bolla di ‘fake news’ qualsiasi informazione non conforme (strategia accortamente sostenuta da reali ‘fake’ prodotti solo per screditare chi fa informazione alternativa) contribuisce a sostenere l’effetto gregge, che non è – come sostengono i fautori del vaccinismo – l’immunità alle infezioni ottenibile solo grazie alle vaccinazioni di massa, ma un ben più pericoloso assopimento delle coscienze. Grazie al quale persone, anche intelligenti, mettono da parte il proprio senso critico lasciandosi condizionare e trasportare dagli umori (e dalle paure) della massa – da un’emergenza all’altra – verso un destino che appare purtroppo già scritto.

Come desidera il ‘Buon Pastore’ dell’era digitale.

Gianluca Castro

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