UN POPOLO. UNA LOTTA

Ripartire dai territori e dalla sua gente per rilanciare un vero progetto politico

Nei giorni in cui abbiamo assistito alla massima disinvoltura politica, al trasformismo codificato nei nuovi partiti personali, ha ancora senso parlare di identità politica?
La discussione sul possibile ritorno ad un sistema elettorale proporzionale scatena, è ormai chiaro,appetiti individuali dove leader e gruppuscoli trovano nuovo terreno per avventure nelle urne.
Eppure proprio questi momenti, guardati con disincanto se non disgusto dall’elettorato più maturo,rilanciano la necessità di una forte identità culturale e ideale prima ancora che politica.
La negazione – sottolineata da alcuni – di una differenza destra/sinistra ( individuata come schema del passato e celebrata da osservatori precipitosi nell’analisi della società italiana ) nasconde, in realtà, la debolezza del nostro mondo politico nel riconoscere profonde differenze sociali e ideali.
Si avverte nel Paese una diffusa sensazione di precarietà: nella vita quotidiana delle persone (precarietà di obiettivi), nel lavoro (precarietà di opportunità e realizzazione individuale) , nella politica (precarietà dei soggetti politici e insufficienza a risolvere i problemi ). Alcuni contenitori politici finito a ieri sugli scudi delle analisi giornalistiche per novità e freschezza, appaiono già logori e le leadership emerse solo da pochi mesi oggi sono già logore e messe in discussione .
Questa crisi si innesta su un terreno di insoddisfazione generale delle persone che coinvolge la rappresentanza politica e il risentimento per un futuro che appare a tutti peggiore.
In questo quadro molti non “hanno casa”. La mobilità elettorale è ampia , l’elettore si sposta più facilmente rispetto al passato da un partito all’altro alla ricerca di riferimenti e di un’offerta politica.
L’astensionismo ha raggiunto il 43,7 % superando il massimo storico del 2014 ( 41,3 % ): sono 21,5 milioni gli italiani che non hanno votato. Una cifra enorme se confrontata con 51 milioni di elettori italiani.
Che cosa cercano questi elettori ? Uno spazio politico nuovo ? Un’identità politica ?
Individuare le perduranti diseguaglianze, i problemi della distribuzione della ricchezza, la tutela delle fasce deboli e via di seguito: guardare al quadro disarticolato della società non ci porta forse a riconoscere che occupandoci dei problemi veri la politica ritrova la sua vera identità, la sua legittimità nel rappresentare fasce dimenticate di italiani? Da lì, dalle diseguaglianze , deve ripartire un’azione del centro-destra capace di uscire dai personalismi, dai tecnicismi della politica per recuperare un progetto di comunità togliendo le pietre d’inciampo sulla strada di un Paese che ha nelle buche di Roma la più efficace metafora delle sue inefficienze. Le persone giudicano infatti la politica misera e i suoi rappresentanti spesso inconcludenti sulla base del degrado in cui il cittadino si trova immerso quotidianamente. Il degrado dell’immondizia della sua capitale, l’attesa infinita di un permesso per aprire un’attività commerciale, per ristrutturare la propria casa o per avere un rimborso fiscale. Lo slalom tra buche e deviazioni stradali dettati dall’insufficienza del nostro sistema amministrativo, dalla macchina burocratica sclerotizzata ed inceppata instilla nelle persone un senso di inadeguatezza del mondo politico che è recepito immediatamente dalla gente.
Per non parlare di ministri e parlamentari garruli e logorroici quando hanno il vento in poppa che diventano silenziosi o scompaiono appena gira il vento e sono costretti ad uscire dallo schema di propaganda per affrontare la cruda realtà dei problemi.
E sarà il caso, a questo riguardo, di tornare a parlare di competenze , di formazione, di preparazione culturale, abbandonando la stucchevole stagione del “questo lo dice lei “ e dell’ ”uno vale uno “ che equivale al riconoscimento della categoria dell’incapace camuffato da paladino onesto. Certo, un politico deve essere onesto ma questa categoria precede l’impegno che deve essere arricchito dalla gavetta, dalle competenze, dalla capacità spesso maturata in anni di militanza.
Suscitare uno spirito di partecipazione è poi strettamente collegato alla capacità di ascoltare e dare risposte . Molti sono stati respinti dalla politica ( anche nel centro-destra) , una politica chiusa in piccoli gruppi occupati a difendere poltrone diventate sempre più esigue, senza aprirsi a nuovi innesti perché timorosi del nuovo arrivato , impegnati a difendere il proprio recinto. Una politica egocentrica e auto-referenziale si immiserisce e, poco a poco, diventa sterile e incapace di cogliere quanto matura nella società negandosi nuovi innesti. Considerando invece che alcune forme di civismo sui territori sono pronte per un impegno più largo, attendono un contenitore politico capace di dare uno sbocco alle loro istanze di bene comune e sono disponibili a offrire persone all’impegno. A questo risveglio di partecipazione devono affiancarsi leadership credibili non create dal momento ma frutto di una formazione individuale , istituzionale e partitica che rende i rappresentanti politici naturali riferimento sul territorio . E curare i territori , le istanze locali , non sono vagheggiamenti del passato ma ancoraggi con persone e storie vere, riferimenti concreti che danno consapevolezza che la politica è risposta sul terreno ai bisogni della gente.
Riconoscere questo percorso favorirà un recupero dell’alleanza di centro-destra capace di superare il momento elettorale e di trasformarsi in un rinnovato progetto organico, così da presentarsi in Europa come progetto strategico e culturalmente attrezzato.
Una strada che non lascia spazi a tatticismi ma recupera nel fronte identitario la linfa più viva del suo stare insieme. Il Centro-destra sarà capace di rompere i personalismi, recuperare le vere ragioni della politica che vede nei ribaltoni il cancro della democrazia parlamentare e nella preparazione culturale, nella militanza di base le condizioni necessarie per una politica ancorata ai bisogni della gente?
Se è vero che la legislatura ha diversi mesi davanti a sé il tempo non dovrà essere sprecato.

Carlo Novero

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