UN’ EUROPA. 1000 PATRIE

E’ sempre più diffusa la convinzione che il futuro dell’ identità dei popoli non possa prescindere da quelli che Carl Schmitt chiamava “grandi spazi”. Con questo termine intendiamo entità geopolitiche che pur variegate dal punto di vista etnico,religioso e linguistico, riescono ad equilibrare istanze identitarie e comunitarie in una dimensione di grandi spazi regionali o addirittura globali. Cina,Russia, Stati Uniti ma anche Turchia e India offrono parecchi spunti in questa direzione. Per non parlare di un recente articolo pubblicato da Gideon Rachman sul Financial Times e che ha rilanciato il dibattito sulla cosiddette Civiltà-Stato. Registriamo quindi un fermento culturale che sta mettendo in discussione certi dogmi globalisti, un fermento che è anche una legittimazione delle elaborazioni più sofisticate portate avanti dal Talebano, supporto meta politico del nuovo corso leghista. Come si può leggere in “Sovranismo: un’occasione per l’ Europa” di Fabrizio Fratus, Vincenzo Sofo e Lorenzo De Bernardi, il sovranismo leghista non fa affatto riferimento al nazionalismo otto-novecentesco. Guarda piuttosto all’ Europa dei Popoli e coniuga il miglior pensiero federalista, in particolare quello integrale e identitario, attento al personalismo dalla comunità, alla vita dei corpi intermedi, al regionalismo, con l’orizzonte di un europeismo patriottico della destra. A questo riguardo potremo citare vari riferimenti federalisti di Carlo Cattaneo,Gianfranco Miglio, Denis de Rougement, Guy Heraud da una parte, e gli scritti di Julius Evola, Adriano Romualdi,Jean Thiriart sull’ “Europa-Nazione”, dall’altra. Storicamente i nostri punti di riferimento trascendono le esperienze nazionaliste , partono dall’ imperium Romano e quello Romano-Germanico per arrivare all’esperienza multi-etnica ma tradizionale dell’impero Asburgico. In tempi recenti una sintesi di tutto ciò si ritrova nelle opere di Alain De Benoist. Spesso considerata una visione utopistica, è stata recentemente ripresa dal filosofo Paolo Becchi e soprattutto dal Talebano, che attraverso libro di Sofo e Fratus ha meglio sviluppato gli aspetti politicamente attuali di questi temi. Se certamente una rifondazione europea s’impone, è imprescindibile il confronto con le altre realtà non europee, nei confronti del quale i sovranisti auspicano un’ autonomia e un correlato peso politico. Posto quindi che l’attuale Unione Europea è completamente da ricostruire, l’alternativa non può essere il piccolo e vecchio nazionalismo, troppo grande per costruire una comunità coesa, ma troppo piccolo di fronte alle sfide di questo secolo. Le grandi potenze citate si stanno già organizzando su questo modello di grandi spazi. Questa constatazione oggettiva crediamo debba essere uno stimolo e un dovere di realismo per tutto l’ambiente sovranista, per abbandonare le mere posizioni nostalgico-nazionaliste. Proprio guardando al nostro passato non mancano spunti, sia pure variegati e contestualizzabili. Lo stesso fenomeno leghista delle origini fu ben più di un mero autonomismo. A parte la capacità di Umberto Bossi di coniugare regionalismo e populismo di cui oggi si parla molto, la rivoluzione federalista aveva come sfondo un’ Europa dei popoli con illustri riferimenti. Esiste quindi un ricco patrimonio, su cui poter lavorare. Il confronto con le nascenti realtà geopolitiche deve essere un monito e insieme uno stimolo a smetterla con un nazionalismo autol esionista , rafforzando l’ impegno comunitario nell’orizzonte di un Europa-Patria custode delle mille bandiere dei suoi popoli.

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