UNO SGUARDO SUL VENEZUELA

Doppia intervista a Francesco Giubilei e Luca Lezzi

Al centro del dibattito politico internazionale vi è ormai la crisi istituzionale che sta attraversando il Venezuela. Mentre il mondo Occidentale ha, seguendo l’America di Trump, accolto l’appello del Presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela Guaidò, il governo Lega-M5S ha mantenuto una posizione di neutralità, non riuscendo ad uscire dalla paralisi dei veti di una parte del Movimento 5 Stelle che non intende schierarsi a favore di Guaidò, come invece auspica la Lega di Matteo Salvini. A fronte di un dibattito talvolta aspro sui media e nella politica abbiamo ritenuto dunque di realizzare quest’intervista domandando chiarimenti sullo scenario venezuelano a due persone con visioni molto diverse sull’argomento: Luca Lezzi de “Oltre la linea” e Francesco Giubilei di “Nazione Futura” con la quale ha dato vita al “Comitato per Guaidò Presidente”.

LUCA LEZZI

Perché sei contrario a nuove libere elezioni?

Definire nuove e libere eventuali elezioni implicherebbe che non ce ne siano state in precedenza nel normale rispetto delle scadenze elettorali o che queste si siano svolte con modalità ambigue. Questo è assolutamente falso. Nei venti anni dalla prima vittoria elettorale di Hugo Chavez ad oggi in Venezuela si sono svolte venticinque votazioni comprese quelle per l’Assemblea Costituente, quella per il referendum revocatorio della carica presidenziale (caso unico al mondo e consentito proprio dalla Costituzione fatta approvare dalla maggioranza bolivariana) oltre alle normali elezioni regionali, presidenziali, legislative e amministrative. Il voto del maggio 2018 che ha consentito a Nicolas Maduro di essere rieletto ha visto partecipare anche candidati dell’opposizione ed è stato riconosciuto da 112 Paesi nel mondo.

I sostenitori di Guaidò accusano Maduro di aver portato il Paese alla bancarotta. Perché rifiutare gli aiuti internazionali?

Nicolas Maduro e l’intero governo bolivariano hanno indubbiamente delle colpe per l’attuale situazione economica vissuta dalla nazione sudamericana ma non sono gli unici responsabili. La colpa principale è quella di non essere riusciti a differenziare la produzione, la cui vera unica fonte è data dalla produzione di petrolio (superiore al 95% del totale). Come spesso avviene in ogni ambito non si può, però, certo pensare che le cose siano tutte bianche o tutte nere ma hanno le loro sfumature. L’attacco a cui è sottoposto il Venezuela da diversi anni a questa parte (già con l’amministrazione Obama) da parte di Washington ha probabilmente un unico precedente nel continente latinoamericano ed è quello della Cuba castrista. Piuttosto che di aiuti internazionali il Venezuela avrebbe bisogno di respiro sui mercati internazionali da quel cappio che proprio chi oggi sostiene di volerlo aiutare gli ha stretto intorno al collo. In questo senso vanno lette le scelte di Donald Trump nell’affidare la poltrona della segreteria di Stato a falchi che avevano già dei pregressi verso lo Stato sudamericano come l’ex amministratore delegato della multinazionale ExxonMobil Rex Tillerson e Mike Pompeo.

Il Paese è isolato sul piano internazionale. Come si può uscire dall’angolo?

Questo non corrisponde al vero. Come detto in precedenza la maggior parte degli Stati al mondo riconoscono Nicolas Maduro come legittimo presidente del Venezuela e le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 come regolari. Sostenitori in ambito internazionale del Venezuela sono anche Paesi con un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU come la Russia di Vladimir Putin e la Cina di Xi Jinping. Storici alleati nel continente latinoamericano sono gli alleati dell’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe) a cui si è aggiunto il nuovo governo messicano guidato dal populista di sinistra Andrés Manuel López Obrador e il governo progressista dell’Uruguay. Il ciclo elettorale previsto nel 2019 in Sudamerica potrebbe permettere anche un cambio di posizione dell’Argentina qualora Cristina Kirchner o un esponente del peronismo riuscissero a battere il presidente uscente Mauricio Macri, esponente neoliberista e tra i principali oppositori del socialismo venezuelano insieme al neopresidente brasiliano Jair Bolsonaro.

Maduro ha chiesto la mediazione del Papa ma il Pontefice ha risposto a Maduro lasciando intravedere che tutti gli impegni già presi in passato sono sempre stati disattesi…

L’apertura di Maduro al Papa è quella di un Capo di Stato consapevole del ruolo che la Chiesa cattolica svolge nella vita quotidiana del continente con il più alto tasso di fedeli al mondo. Non bisogna sottovalutare anche la nazionalità argentina del Pontefice. Sugli impegni assunti bisognerebbe entrare nello specifico e allora chiedersi perché le opposizioni che chiedevano le elezioni per una nuova Assemblea Costituente le hanno poi boicottate, perché dopo aver chiesto di anticipare le elezioni presidenziali non vi hanno preso parte in massa. Quanto a quelli che spesso vengono definiti “prigionieri politici” andrebbe sottolineato che spesso si tratta di terroristi e non andrebbe dimenticato che il Venezuela subì un colpo di Stato nel non lontano 2002 che vide la presa del potere da parte delle opposizioni per alcuni giorni e solamente l’intervento popolare di massa consentì a Hugo Chavez di riprendere la carica presidenziale dopo tre giorni di gravi disordini e sovvertimento dell’ordine democratico.

3 500 000 di profughi, povertà dilagante. È il fallimento della dottrina Chavez-Maduro?

Questo è quello che vorrebbero farci credere gli amici neoliberisti de Il Foglio. L’intento è quello di equiparare l’attuale situazione venezuelana con quella precedente alla morte di Chavez nel marzo 2013. Il Venezuela non era uno Stato fallito nemmeno dopo il primo anno di presidenza di Maduro quando un’organizzazione internazionale e indipendente come la Fao premiava l’ex delfino chavista per i risultati ottenuti nella lotta alla fame nel Paese. C’è da chiedersi allora quali siano stati gli errori del primo mandato di Maduro e quali le cause esterne che hanno ridotto una nazione intera nell’attuale situazione. Chavez, con le sue politiche, ha rappresentato un successo dal punto di vista economico, di redistribuzione della ricchezza, di progresso per i diritti sociali senza eguali. Di pari passo gli va imputata una politica di potenza regionale che sul lungo periodo una nazione come il Venezuela (nettamente più piccola e meno popolata di colossi come il Messico e il Brasile) non poteva sostenere. La creazione di alleanze strategiche come l’Alba e Petrocaribe, il ruolo svolto al fianco di altri Stati del Sud del mondo è stato possibile grazie ad una fase in cui i proventi dell’estrazione petrolifera sono stati molto alti. Questo non ha permesso di mettere fieno in cascina per i tempi di magra né di dare il giusto peso alla diversificazione produttiva che discepoli come la Bolivia di Evo Morales e l’Ecuador di Rafael Correa sono stati in grado di fare con successo. Il ruolo statunitense ha seguito la precisa volontà di ripristinare la dottrina Monroe sul proprio cortile di casa facendo il resto tramite sanzioni economiche del tutto immotivate (come dimenticare l’ultimo atto dell’amministrazione Obama che definiva il Venezuela una minaccia per la sicurezza nazionale degli Usa).

FRANCESCO GIUBILEI

Il Governo ha accusato Guaidò di essersi autolegittimato a dispetto delle recenti elezioni. Perchè ritieni non sia così?

Guaidó ricopre il ruolo di presidente dell’Assemblea nazionale e, secondo l’articolo 232 della Costituzione venezuelana, il Presidente della Repubblica (Maduro) “è obbligato ad operare per la garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini venezuelani” cosa che non ha fatto negli ultimi anni contravvenendo al proprio ruolo. Per questo motivo, come recita l’articolo 233: “quando si realizza una causa di impedimento permanente del Presidente eletto prima che questi abbia preso possesso dell’incarico, si procede ad una nuova elezione a suffragio universale, diretto e segreto entro i trenta giorni consecutivi seguenti. Mentre si procede all’elezione ed in attesa della presa di possesso dell’incarico del nuovo Presidente, il Presidente dell’Assemblea Nazionale svolge funzioni di Presidente della Repubblica”. Perciò anche giuridicamente Guaidó potrebbe aspirare al ruolo di Presidente della Repubblica in attesa di nuove elezioni.

Come rispondi a chi accusa Guaidò di essere manovrato dall’esterno e da Trump? 

Da quando Maduro è al potere, oltre a mancare le piccole cose che noi europei diamo per scontate, i venezuelani sono stati privati del dono più grande di ogni persona: la libertà. In parallelo alla crescita della povertà e della corruzione, nel paese sono diminuiti i diritti, le elezioni sono state caratterizzate da brogli e intimidazioni, sono stati torturati migliaia di cittadini contrari al presidente che ha progressivamente trasformato il Venezuela in un regime.

In questo quadro devastante una categoria di venezuelani ha migliorato in modo esponenziale la propria condizione: i militari. Maduro si è assicurato la fedeltà delle forze armate grazie a laute concessioni che gli hanno permesso di esercitare il potere in modo tutt’altro che democratico, ed è proprio il suo controllo delle forze armate che rende pressoché impossibile un cambiamento interno di governo in Venezuela constatata l’irregolarità delle elezioni.

L’unica opportunità per cambiare governo in Venezuela è la nomina di un presidente appoggiato dalla comunità internazionale che traghetti la nazione a vere elezioni in cui il popolo venezuelano possa esprimersi democraticamente. Senza un appoggio della comunità internazionale non sarebbe possibile compiere questo passaggio e gli Stati Uniti rappresentano a livello internazionale ancora oggi, nonostante la crescita della Cina, la principale potenza militare ed economica al mondo. Se l’autodeterminazione dei popoli e la sovranità popolare sono concetti insindacabili e l’intromissione di nazioni straniere nella politica interna di uno Stato in linea di principio andrebbe evitata, questa regola viene meno nel momento in cui un governo affama il proprio popolo, lo priva dei diritti, forza il processo democratico, è artefice di torture e sopprime il dissenso come avvenuto in Venezuela. In questo caso chi governa va contro le esigenze del popolo ed è dovere della comunità internazionale cercare di ristabilire condizioni di vita accettabili per i cittadini.

Guaidò propone un percorso costituzionale per arrivare ad elezioni libere? Come dovrebbe procedere? 

Seguendo i passaggi indicati dalla costituzione venezuelana e dei già citati articoli 232 e 233. Il problema è che nell’attuale situazione dovrebbe essere Maduro (che, lo ribadisco, controlla l’esercito anche grazie a rapporti di parte delle forze armate con i narcotrafficanti) attraverso una strada diplomatica permettere lo svolgimento di nuove elezioni, un’ipotesi che al momento Maduro non vuole percorrere. 

Sei a favore di una mediazione estera? E quale? 

Una mediazione che non sia svolta solo dagli Stati Uniti ma dalla comunità internazionale costituita da un insieme di nazioni che garantiscano la tutela degli interessi del popolo venezuelano e che vigilino sul corretto svolgimento di elezioni libere e democratiche. Questo è il punto centrale sulla crisi venezuelana e la mia posizione sull’argomento espressa attraverso il “Comitato per Guaidó presidente” (www.guaidopresidente.it) che abbiamo costituito con il nostro movimento Nazione Futura. Non imporre dall’esterno un nuovo presidente ma riconoscere Guaidó presidente ad interim per traghettare il paese verso elezioni democratiche e senza brogli in cui siano i venezuelani a scegliere il loro leader.Se l’autodeterminazione dei popoli e la sovranità popolare sono concetti insindacabili e l’intromissione di nazioni straniere nella politica interna di uno Stato in linea di principio andrebbe evitata, questa regola viene meno nel momento in cui un governo affama il proprio popolo, lo priva dei diritti, forza il processo democratico, è artefice di torture e sopprime il dissenso come avvenuto in Venezuela. In questo caso chi governa va contro le esigenze del popolo ed è dovere della comunità internazionale cercare di ristabilire condizioni di vita accettabili per i cittadini. 

Per quanto riguarda un intervento militare, ti porresti a favore o in contrasto? 

Un intervento militare deve essere scongiurato in ogni modo, è necessario risolvere la crisi con una soluzione diplomatica che, lo ribadisco, significa indire nuove elezioni realmente democratiche e con ispettori internazionali che verifichino il corretto svolgimento delle elezioni. Un intervento militare significherebbe una guerra civile e ulteriori sofferenze per il popolo venezuelano che, dopo questi anni di governo di Maduro che lo ha ridotto in povertà, non si merita per nessuna ragione. Basti pensare che negli anni Cinquanta il Venezuela era un paese in forte espansione, grazie alla vendita del petrolio le condizioni di vita del popolo venezuelano miglioravano costantemente e la nazione sudamericana rappresentava una terra ricca di opportunità anche per tanti emigrati italiani come mio nonno.

Negli ultimi vent’anni le condizioni di vita in Venezuela sono progressivamente peggiorate con una recente drammatica accelerazione. In questi mesi le testimonianze dei venezuelani che vivono a Caracas sono state sconcertanti: supermercati vuoti e privi dei beni di prima necessità, mancanza di farmaci, ospedali al collasso, criminalità talmente alta che, uscendo la sera a Caracas anche in quartieri fino a qualche anno fa considerati sicuri, si rischiava di mettere a repentaglio la propria incolumità.

Carlo Novero

1 Commento su UNO SGUARDO SUL VENEZUELA

  1. La brillante ideona di Washington è quella di sempre: rubare tutto. Nel caso, il petrolio. La cosa buffa è che forse tutto quel petrolio nemmeno esiste: le imponenti riserve dichiarate da Caracas – e prese per buone anche all’estero – potrebbero essere per buona parte un bluff. Non ne uscirà niente di buono, per nessuno.

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