SAVIANO, SUL PROIBIZIONISMO INFORMATI MEGLIO

Parola di Paolo Borsellino

Uno degli argomenti utilizzati dal versante antiproibizionista è che proibire la Cannabis non porti a ridurne l’utilizzo ma serva solamente ad arricchire la criminalità, il riferimento è al proibizionismo negli USA degli anni ’20.

Ma storicamente le cose non stanno così.

Lo Stato ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini, l’articolo 32 della Costituzione recita:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività…”

In alcuni casi la tutela passa attraverso delle prescrizioni, ad esempio l’uso del casco in moto, o dei divieti come appunto nel caso di sostanze particolarmente nocive come gli stupefacenti. A volte si arriva alla limitazione e dissuasione come nel caso degli superalcolici e il tabacco che hanno una forte tassazione.

Il dovere dello Stato di regolamentare o vietare sostanze nocive è dunque fuori discussione.

Chiarito questo punto la contestazione del fatto che tali divieti possano essere infruttuosi non viene in genere accompagnata da alcun dato a supporto, e poiché la “lezione” di Saviano faceva riferimento al proibizionismo negli USA al tempo di Al Capone, dal 1919 al 1933, andiamo a vedere come andarono le cose in quell’occasione.

Da un grafico riportato sul  National Boureau of Ecnomic Research nel 1991 è possibile vedere come in corrispondenza delle leggi proibizioniste il consumo di alcol ebbe una drastica riduzione, la linea blu si riferisce al 1918 quando vennero attuate leggi proibizioniste di guerra decise nel 1917, le due linee rosse rappresentano l’inizio e la fine del proibizionismo propriamente detto. Appare con grande evidenza che il provvedimento ebbe la sua efficacia, la linea già tendente ad una stabilizzazione e leggera riduzione dal 1905 può essere letta come la conseguenza della costituzione di movimenti e campagne contro l’uso di alcool nati anche a causa delle continue violenze contro le donne.

Interessante notare che anche dopo la fine del proibizionismo l’uso non tornò immediatamente ai livelli precedenti evidenziando il fatto che l’esistenza stessa di una proibizione ha un effetto sulle abitudini della popolazione. L’unico dato fortemente negativo durante il proibizionismo furono le morti per alcolismo che  rimasero un numero molto alto e che dovrebbero essere attribuite alla circolazione di alcol non sufficientemente lavorato e contenente del metanolo.

Quello che si è contestato al proibizionismo è il fatto di consegnare il traffico delle sostanze proibite in mano alla criminalità, cosa che nel caso dell’alcol significò anche un aumento dei prezzi. Questo aspetto però non è confrontabile nel caso della Cannabis in quanto una sua legalizzazione dovrebbe escludere comunque prodotti con alta concentrazione di THC e quindi tale mercato, probabilmente il più richiesto, resterebbe, così come quello per i minori. Questi e altri motivi per cui la legalizzazione della Cannabis non servirebbe a contrastare la criminalità organizzata furono esposti con grande chiarezza da Paolo Borsellino che definì “dilettanti di criminologia” coloro che pensano in questi termini:

Proibire dunque funziona, e legalizzare non colpisce la criminalità organizzata. Saviano questo agli studenti non l’ha detto.

Enzo Pennetta

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